Tuesday, 27 January 2026

Giustizia e Pace nel Buddhismo


Giustizia e Pace nel Buddhismo
 
Questa sezione esplorerà il concetto di giustizia e pace da una prospettiva buddhista. È essenziale avviare un dibattito approfondito sul concetto universale di giustizia.
 
Il concetto generale di giustizia può essere definito come il principio etico di equità e imparzialità, con l'obiettivo primario di garantire che ogni individuo abbia ciò che è suo diritto umano fondamentale. Per garantire questi diritti indiscutibili, che sono parte integrante di ogni essere umano, vengono codificati leggi e principi giuridici per assicurare condizioni di equità, pari opportunità e una vita dignitosa e decorosa. Questi principi sono spesso attuati attraverso i sistemi giuridici, ma soprattutto si estendono alla sfera morale e sociale.

Il concetto di giustizia può essere definito come l'applicazione equa dei principi giuridici per ottenere risultati equi, garantendo così che tutti gli individui ricevano i benefici, e allo stesso modo gli oneri, che costituiscono la profonda essenza della loro umanità, indissolubilmente legata all'essenza di tutto ciò che appartiene al mondo terrestre, animale, vegetale e minerale.

La ricerca della giustizia da parte degli esseri umani si basa sulla convinzione che ogni individuo abbia il diritto intrinseco di vivere una vita dignitosa e che gli debba essere data l'opportunità di farlo.

L'equità e l'imparzialità sono aspetti fondamentali della giustizia, che implicano la parità di trattamento nel contesto della legge e nelle strutture sociali necessarie per una convivenza pacifica, ed è ovvio che ciò implichi la totale assenza di pregiudizi.

Un altro aspetto fondamentale è il “dare ciò che è dovuto”, un principio cardine del diritto romano definito come “la volontà costante e perpetua di dare a ciascuno ciò che gli è dovuto”. L'equità riconosce che gli individui abbiano punti di partenza diversi e mira a ottenere risultati equi piuttosto che un trattamento uniforme, garantendo così una vera uguaglianza di opportunità.

È essenziale riconoscere il ruolo centrale che i quadri giuridici e morali svolgono nella ricerca della giustizia. L'essenza filosofica della giustizia può essere definita come un ideale profondo, mentre nella sua manifestazione pratica assume la forma di un complesso sistema di leggi, tribunali e istituzioni. Il sistema è stato meticolosamente progettato per garantire il rispetto dell'equità e la riparazione dei torti.

Il concetto di giustizia sociale si basa sul principio di equità, un principio che deve essere esteso alle strutture fondamentali della società. Questo approccio è concepito per garantire che tutti gli individui abbiano accesso ai diritti e alle opportunità.

Tra le interpretazioni e le teorie più diffuse vi sono la giustizia restrittiva, che si concentra sulla punizione meritata per i crimini commessi, e la giustizia riparativa, che mira a riparare i danni e a reintegrare i trasgressori ricostruendo le relazioni interpersonali. Infine, la giustizia distributiva si occupa dell'equa distribuzione delle risorse e delle opportunità all'interno dell'organizzazione sociale. Tutto ciò è ben codificato a livello teorico, nonostante le numerose difficoltà nell'applicazione pratica.

La Dichiarazione universale dei diritti umani (UDHR) è stata redatta nel 1948 in risposta alla tragedia umana profondamente ingiusta causata dalle due guerre mondiali di quel secolo e con l'obiettivo di stabilire diritti e protezioni fondamentali per tutti, fornendo così una base per la giustizia globale. Il concetto di giustizia è complesso e sfaccettato ed è legato ai concetti di convivenza umana armoniosa, correttezza ed equità nelle condizioni di vita di ogni essere.


Che cos'è la giustizia nel buddhismo?

Secondo la visione buddhista, il concetto di “giustizia” non si basa mai sulla punizione. Al contrario, sottolinea l'importanza dell'azione compassionevole, della guarigione e dei mezzi abili per porre fine alla sofferenza. Il buddhismo sottolinea il concetto della possibilità e della necessità del cambiamento interiore, definito come lo sviluppo di qualità quali la consapevolezza e la saggezza, che sono caratteristiche indispensabili e mezzi estremamente utili per risolvere le
questioni esterne.

Ciò è attribuibile al fatto che la giustizia punitiva ha la capacità di provocare rabbia e perpetuare il danno. Tuttavia, il perseguimento della giustizia sociale e morale, in quanto primario dovere nella tutela dei diritti dei più vulnerabili, viene perseguito attraverso la valorizzazione del merito e della saggezza piuttosto che attraverso la ricerca della vendetta, in sé sempre sterile e carica di negatività.

L'obiettivo finale è il risveglio della vera felicità, che si ottiene comprendendo profondamente la natura del karma e coltivando la virtù, una condizione di autentica trasformazione interiore che non potrebbe mai essere raggiunta attraverso l'imposizione di punizioni esterne.

I concetti fondamentali in discussione includono le nozioni di karma e il principio di causa ed effetto. È evidente che le azioni, siano esse mentali, verbali o fisiche, abbiano inevitabilmente delle conseguenze, ma questo fenomeno non implica necessariamente l'intervento di un giudice cosmico; piuttosto, è la conseguenza logica della legge naturale. Una mente ben allenata è in grado di mitigare i risultati karmici negativi, dimostrando così che tali risultati non sono né immediati, né rigidamente statici.

Il termine “karma” è definito come un sistema naturale di giustizia basato sulla legge di causa ed effetto. È stato osservato che coltivare il karma positivo e accumulare meriti attraverso azioni positive può servire a correggere comportamenti scorretti ed errori. È essenziale riconoscere che il karma non dipende da alcun intervento istituzionale esterno. Si ipotizza che la teoria del karma funzioni all'interno del paradigma del sistema cosmico naturale, che si presume sia guidato dall'energia del vuoto dinamico, considerato intrinseco a ogni singola esistenza.

Il concetto di sistema cosmico è teorizzato come esistente su tre livelli distinti:
Il primo livello si riferisce al concetto di realtà tangibile esterna o materiale ed è definito dal mondo percepito dai sensi.
Il secondo livello riguarda il mondo interiore o mentale ed è costituito da varie forme di pensieri e fattori mentali.
 
Il terzo, il livello spirituale, può essere inteso come la visione più intima delle realtà materiali e immateriali. Si ritiene che questo livello spirituale determini l'autentico sviluppo della persona, la costruzione della vera felicità, o infelicità, nonché la percezione di esperienze piacevoli o spiacevoli, all'interno di qualsiasi forma di esistenza.

Queste esperienze sono state prodotte da ogni movimento, fenomeno naturale o azione di una persona o essere, e si verificano spontaneamente. Pertanto, si può concludere che la giustizia è intrinseca alla natura stessa e può essere considerata quale elemento naturale del ciclo vitale che alla fine ritorna alla sua realtà originaria. I risultati di questo processo dipendono dall'intenzione
o dalla motivazione alla base della causa che li ha prodotti.

L'approccio filosofico del Buddha enfatizzava la supremazia della saggezza sulla giustizia applicata dal sistema giuridico sociale, perché la saggezza non può esistere al di fuori della profonda giustizia del sé. Per questo motivo, egli richiama l'attenzione sulla necessità di utilizzare mezzi abili per alleviare la sofferenza, piuttosto che applicare un sistema giudiziario che, essendo imperfetto e parziale, potrebbe persino causare ulteriore sofferenza o alimentare la rabbia.

Per questo motivo, viene data priorità alla giustizia come frutto della compassione, della guarigione, del perdono e dell'amore universale. Questo approccio implica il riconoscimento della natura di Buddha in tutti gli esseri, compresi coloro che hanno commesso azioni riprovevoli. L'enfasi sulla revisione e sulla redenzione piuttosto che sulla punizione è un principio fondamentale del programma.

Il cambiamento autentico deriva da una trasformazione intrinseca del sé, ovvero dal processo di cambiamento profondo del proprio quadro cognitivo attraverso la riduzione dell'avidità, dell'odio e dell'illusione, per esempio. Si sostiene che le azioni esterne, come la ricerca della giustizia sociale, possano avere un impatto significativo solo se integrate da un'enfasi parallela sull'introspezione e lo sviluppo personale.

Nel contesto delle norme sociali, questo principio indica chiaramente che la ricerca della vendetta non equivale a giustizia. È essenziale riconoscere che la giustizia non dovrebbe mai essere ancorata alla vendetta personale o alla rabbia, poiché ciò è contrario alla giustizia stessa e inevitabilmente genera ulteriore karma negativo.

Il concetto di giustizia sociale si basa sull'idea di volere il bene, che genera merito che diventa un mezzo efficace per raggiungere il benessere collettivo, un concetto che differisce da quello di giustizia punitiva. Nonostante l'assenza di qualsiasi ricerca di vendetta, i buddhisti sostengono azioni che promuovono la protezione delle persone vulnerabili e la prevenzione di danni futuri.


In che modo la giustizia può contribuire alla pace?

Il concetto di giustizia è essenziale per il mantenimento della pace, perché senza giustizia qualsiasi conflitto o diversificazione concettuale potrebbe degenerare in azioni violente momentanee e ripetute, con un radicamento interiore, individuale e collettivo di rancori, intenzioni di vendetta e violenza che alimentano una grande sofferenza interiore e che sono in assoluta antitesi a qualsiasi tipo di pace. Il principio di giustizia promuove il mantenimento di una stabilità armoniosa e una pacificazione a lungo termine.

L'instaurazione di una pace autentica e duratura dipende dall'identificazione e dalla risoluzione delle cause profonde di qualsiasi conflitto attraverso l'attuazione di meccanismi di giustizia, tra cui la verità, la responsabilità, il pentimento sincero e il risarcimento per qualsiasi danno che possa essere stato causato. Per illustrare questo punto, è interessante notare che in circostanze in cui la violenza non è prevalente, l'instaurazione di un sistema giusto diventa più fattibile e la necessità di ricorrere alla forza è notevolmente ridotta.

La vera pace non può essere definita solo come assenza di guerra, ma piuttosto come presenza di giustizia nella gioiosa disponibilità a soddisfare equamente i bisogni umani. Per creare un futuro stabile e armonioso, è essenziale impegnarsi costantemente per costruire sistemi equi, rispettare ogni essere umano accompagnandolo alla comprensione e alla, responsabilizzazione consapevole
di sé che implica naturalmente la riconciliazione personale e sociale.


Geshe Gedun Tharchin
Roma 27. 01. 2026