Thursday, 1 October 2026

ARCHIVIO DI Lama G. Tharchin Geshe Lharampa - LA TRADIZIONE GEDEN DEL BUDDHISMO VAJRAYANA

ARCHIVIO DI

Lama G. Tharchin Geshe Lharampa

LA TRADIZIONE GEDEN DEL BUDDHISMO VAJRAYANA

***

  1. Bodhicitta e Generosità
  2. Verità e Amore
  3. I Principi del Dharma
  4. La Prospettiva Inter-religiosa di Gandhi
  5. Gli Otto versi trasformazione della mente e Cuore
  6. Il Mahamudra
  7. Yoga del Sogno e Morte
  8. Scienza del Buddhisimo
  9. Dove La Mente?
  10. Tavola Rotonda per il Dialogo
  11. Dharma Seplice
  12. Primo Convegno Nazionale - Il Futuro di Gandhi
  13. Uscire dalla Confusione
  14. Pratica dei Sette Rami
  15. Tre Tipi di Buddha
  16. Pratica di Dharma e Vita
  17. La Motivazione e L'Atteggiamento
  18. Compassione, Gentilezza ed Equanimità
  19. Dharma e Umanità
  20. Natura Interdipendente
  21. La Vita nel Buddhisimo
  22. Nota del Kalachakra
  23. Meditazione come Osservazione della Mente
  24. I Tre Aspetti Principale del Sentiero
  25. Preghiera e Meditazione come Aspirazione e Realizzazione
  26. Preghiera del Lam Rim
  27. Lam Rim Dharma
  28. Entrare nel Mahayana
  29. Senso della vita
  30. Tradizione Kadampa
  31. L'importanza del nostro sonno
  32. I Tre Livelli dei Lam Rim
  33. L'saggezza della vita
  34. Pratica di Lam Rim
  35. 400 versi di Aryadeva e I Tre Livelli della Pratica
  36. Pratica di Dharma e decostruzione
  37. Il Sutra del Cuore della Saggezza
  38. Mahamudra Essenziale
  39. La Triplice pratica quotidiana
  40. Versi per generare la Bodhicitta
  41. LA MOTIVAZIONE E L'INTENZIONE
  42. LA ESSENZA DEL LAM RIM
  43. Lam Rim Canto di Esperienze_ Lam-rim bsdus-don (LAMRIM breve) di Lama Tsong Khapa
  44. Il Valore Spirituale nella Vita Quotidiana 1°
  45. Il Valore Spirituale nella Vita Quotidiana 2°
  46. Il Valore Spirituale nella Vita Quotidiana 3°
  47. COME TRASFORMARE LA EMOZIONI
  48. I DODECI ANELLI DELL'ORIGINE INTERDIPENDENTE
  49. LE SEI PARAMITA
  50. Mangala Sutta
  51. LA GRANDE COMPASSIONE - PRATICA DI AVALOKETSVARA
  52. VINCERE LA RABBIA E L'ODIO
  53. LA PRATICA DEL TONG LEN
  54. COMMENTARIO SUL SUTRA DEL ESSENZA DELLA SAGGEZZA
  55. LE QUATTRO NOBILI VERITA'
  56. BEATITUDINE DELLA SOLITUDINE NELLA VACUITA'
  57. COMMENTARIO DI IL CANTO DELLA QUATTRO CONSAPEVOLEZZA DEL 7° DALAI LAMA
  58. Eutanasia e Vita nel Buddismo
  59. COMMENTARIO DI IL SUTRA DEL CUORE DELLA PERFEZIONE DELLA SAGGEZZA
  60. LA GRANDE LIBERAZIONE DELLA MENTE - BARDO THOS-GROL
  61. DHARMA E ADHARMA - Insegnamenti Intensivi al Istituto Lamrim/Fondazione Maitreya Roma ANNO - 2004 
  62. IL SILENZIO E IL SEGRETO DELLA MENTE
  63. RILASSARSI E DIMORARE NELLO STATO ORIGINARIO DELLA MENTE
  64. INTRODUZIONE A LAM RIM E LO JONG
  65. LA VITA DEL BODDHISATTVA
  66. LA NATURA DI SOFFERENZA
  67. IL KARMA E LA VITA
  68. Il senso della vita umana
  69. CONSIGLIO DAL NAGARJUNA - LETTERA AD UN AMICO
  70. Commentario di LAM RIM PRATICHE PRELIMINARI-JOR CHò_2°
  71. Commento di LAMRIM PRATICHE PRELIMINARI_JOR CHò_1°
  72. Il testo delle pratiche preliminari JOR CHÖ 
  73. IL SENSO DELLA MORTE
  74. SENTIERO MANTRA-YANA E LAM RIM
  75. MAHAMUDRA E CONSAPEVOLEZZA
  76. IL DIAMANTE CHE TAGLIA LE ILLUSIONI
  77. ACCUMULAZIONE DI MERITI E SAGGEZZA
  78. Il Karma
  79. TECNICHE DI MEDITAZIONE
  80. LA MENTE NEL MAHAMUDRA
  81. TRASFORMARE LA PROPIA VITA CON RESPIRO
  82. VIVERE IN ARMONIA NEL MONDO QUI E ORA
  83. Mio viaggio Estivo 2014
  84. Lo Sforzo
  85. SVILUPPARE UN CUORE NUOVO
  86. TRANQUILLITÀ' DELLA MENTE E REALIZZAZIONE DEL SE'
  87. Le azioni del Boddhisattva
  88. Nota dell’autore e Indici - LA VIA DEL NIRVANA
  89. Preghiere di Maha-mudra
  90. Giornata di Tzongkhapa
  91. INTRODUZIONE ALLA TESI DI DOTTORATO DI Geshe GEDUN THARCHIN
  92. Dialogo Inter-religioso e un arte delle religioni
  93. I sette punti addestramento mentale
  94. LA PACE INTERIORE IN UN MONDO STRESSANTE
  95. LO YOGA DEL SONNO E DEL SOGNI
  96. LO YOGA TIBETANO DEL SONNO E DEL SOGNO II
  97. LO YOGA TANTRICO
  98. LO YOGA DEL CORPO ILLUSORIO
  99. Preghiera di GGT
  100. LA VIA DELLA BEATITUDINE
  101. LA PURA VISIONE DEL MANTRA-YANA
  102. La lampada per il sentiero dell'illuminazion
  103. Mantra nel Buddhisimo
  104. TU SIE PREGHERA/MEDITAZIONE
  105. LA PRATICA DELLA MEDITAZIONE E DELLA VISUALIZZAZIONE
  106. ISTRUZIONI E PRATICA DELLA VISUALIZZAZIONE TANTRICA
  107. LA MENTE NEL BUDDHISMO TIBETANO
  108. KARMA, MEDITAZIONE E TRASFORMAZIONE INTERIORE
  109. COMPASSIONE NEL BUDDHISMO TIBETANO
  110. AUGURI DI NUOVO ANNO 2019
  111. LE EMOZIONI NEL BUDDHISMO
  112. CONVERSAZIONE SU RAIMON PANIKKAR
  113. AUGURI DI LOSAR CAPODANNO TIBETANO 2146
  114. MMDLXIII Anniversario di Vesak Internazionale
  115. BAKHTI YOGA
  116. LA PRATICA DI CONSAPEVOLEZZA DELLA VISIONE SUPERIORE
  117. LA PRATICA DELLO DZOGCHEN
  118. Mahamudra tradizione orale di Ganden
  119. Anno Je Tsongkhapa - 600ª ricorrenza della sua ascesa al Parinirvāna
  120. MAHAMUDRA TRASMISSIONE ORALE DEL GADEN KAGYU
  121. IL NOBILE OTTUPLICE SENTIERO DEL DHARMA
  122. Felice Nuovo Anno Tibetano Topo-Metallo 2147
  123. LA PRATICA DELLO DZOGCHEN 2°
  124. Pasqua 2020
  125. Vesak Internazionale 2020
  126. Osservazione di Saka Dawa, Vesak Tibetano
  127. Buddha mantra e Avaloketesvara mantra
  128. Saka Dawa la generazione del Bodhicitta
  129. Recitazione di Mantra
  130. Lhabab Dhuchen 2020
  131. Un approccio buddista per affrontare il difficile periodo della pandemia COVID-19.
  132. Commemorare giornata di Tsongkhapa 2020
  133. Conversazione sul Insegnamenti Smart Dharma
  134. KARMA E COVID-19  
  135. 64° Anniversario del 10 marzo 1959
  136. la via per un nuovo dialogo
  137. La generosità
  138. La rinuncia
  139. La pazienza
  140. SVILUPPARE BODHICITTA
  141. La via della liberazione
  142. La concentrazione
  143. La compassione e La saggezza
  144. IL DHARMA, L'insegnamento del Buddha
  145. La saggezza
  146. Le sedici leggi umana pura
  147. La natura di Buddha  
  148. La moralità e Etica 
  149. Amare la natura, vivere in modo naturale
  150. Vesak 2021
  151. FELICE 2022
  152. Capodanno tibetano (Losar) 2022 
  153. Giornata Internazionale del Vesak 2022 
  154. Traduzione Italiano die note di Dharma scritto in Tibetano
  155. ZOOM MEETING DHARMA SUGATA
  156. GGT VISITA NEPAL 2022 
  157. Buon Natale e Felice Anno Nuovo! 2022 - 2023
  158. IL VALORE SPIRITUALE NELLA VITA QUOTIDIANA
  159. 88 Buon compleanno!
  160. MINDFULNESS DELLA VITA QUOTIDIANA
  161. LO – JONG I sette punti della formazione di Bodhicitta
  162. LA VISIONE DELLA VIA DI MEZZO
  163. LE OTTO SESSIONI PRATICA DI LO JONG 
  164. La pratica sette rami di devozione, di accumulazione di meriti e di Purificazione
  165. Sadhana del Buddha Sakya muni
  166. Sadhana del Buddha della Medicina 
  167. Sadhana del Avalokiteshavara
  168. Pratica del Arya Tara 
  169. BUON NATALE e FELICE ANNO 2024
  170. Mahamudra Istruzione di Mahasiddha Tilopa
  171. La realta di connessione 
  172. Losar 2024
  173. VESAK per LA PACE 2024
  174. Il significato del Bodhisattva Avalokiteshvara
  175. La realtà della Impermanenza
  176. Come coltivare la felicità attraverso la meditazione
  177. 6 luglio 2005, discorso per celebrazione di compleanno di Dalai Lama 
  178. La mente silenziosa, la mente illuminata
  179. Il significato dei quattro sigilli di Buddha 
  180. Il ruolo della religione nel trasformare la vita in liberazione 
  181. La Mente Tri-dimensionale, La Mente Intelligente
  182. Buone feste e Auguri 2025
  183. La meditazione del silenzio  
  184. L'essenza del Libro tibetano dei morti  
  185. Come integrare il Dharma nella propria vita
  186. Meditazione su Amitābha e lo yoga del sonno
  187. Le tre-serie di consigli fondamentali
  188. Ventuno Aspetti Supremi del Dharma  
  189. Un canto spirituale sulle otto difficoltà supreme 
  190. Un semplice esercizio di meditazione per iniziare   
  191. Preghiera dell'offerta di luce 
  192. Il gioiello del cuore dei coraggiosi aspiranti alla Liberazione  
  193. La ghirlanda di gioielli dei Bodhisattva
  194. Il VESAK 2025
  195. Il Mese sacro di Saga Dawa 2025 
  196. Maha-satipatthana Sutta - Il grande sermone sui fondamenti della presenza mentale 
  197. Guida semplice alla meditazione Samatha
  198. Il nostro pianeta è in pericolo 
  199. Connessione tra Microcosmo e Macrocosmo
  200. Scienza, Spiritualità e Vita 
  201. Spiritualità, Scienza e Filosofia della Trasformazione della Coscienza 
  202. la pratica della Tara Bianca Cintamani 
  203. Einstein e Nagarjuna nella meditazione 
  204. Giustizia e Pace nel Buddhismo 
  205. Elogio alla gratificazione degli esseri senzienti di Nagarjuna
  206. Chòtrul Dawa e Losar 2026
  207. L'Illusion della Realtà
  208. Festa del Vesak 2026
  209. Saka Dawa Duchen 2026
  210.  l'impermanenza e l'vacuità - Tutto cambia, nulla cambia
  211. il campo quantistico della vacuità 
  212. Neutralità del dolore
  213. Come seguire il Buddha
  214. Socrate è un Buddha?
  215. l'impegno ambientale di Papa Francesco
  216. Socrate e Galileo Galilei - la conoscenza dovesse essere scoperta dall’individuo dall’interno
  217. Tutto ciò che vediamo è una prospettiva, non la verità
  218. L’essenza dello Yoga delle Divinità del Kriya Tantra buddhista tibetano nella tradizione Geden
  219. Un confronto tra la gestione del disagio fisico ed emotivo nello stoicismo, nel Lo Jong e nella spiritualità di San Francesco d’Assisi
  220. Ashtavakra Gita Mahamudra Dzogchen

Che tutti gli esseri, ovunque, siano felici e liberi.
Lokah Samastah Sukhino Bhavantu
May all beings everywhere be happy and free.
འཇིག་རྟེན་ཁམས་ཀུན་ཕན་བདེ་དང་རང་དབང་གིས་ཁྱབ་པར་སྨོན།

Ashtavakra Gita Mahamudra Dzogchen

 

     
ASHTAVAKRA GITA MAHAMUDRA DZOGCHEN

di
Lama G. Tharchin Lharampa Geshe 

***
L'indice dei contenuti
(I)       Premessa
(II)     L’Ashtavakra Gita e la Bhagavad Gita
(III)   L’Ashtavakra Gita, il Mahamudra e lo Dzogchen
(IV)    L’Ashtavakra Gita e il Ganges Mahamudra di Tilopa
(V)     Confronto tra l’Ashtavakra Gita e il Dhammapada
(VI)   Il *Ganga Mahamudra Upadesha* e il Mahamudra della tradizione orale di Ganden
(VII) Conclusione
***




(I) Premessa

Questa breve riflessione esplora le somiglianze e le connessioni tra due importanti tradizioni spirituali che
affondano le loro radici nella filosofia indiana e nel buddhismo tibetano. In particolare, mette a confronto i
concetti e le pratiche esposti nell’Ashtavakra Gita e nella tradizione del Mahamudra. Viene inoltre proposto un confronto tra alcuni versi dell’Ashtavakra Gita e del Dhammapada, un testo buddhista fondamentale. È stato inoltre incluso un confronto tra due importanti testi sul Mahamudra: il *Ganga Mahamudra Upadesha* e il *Mahamudra della tradizione orale di Ganden*.

Tuttavia, tutte queste tradizioni spirituali affondano, in ultima analisi, le loro radici nell’antica filosofia
indiana. Molti concetti importanti presenti in entrambe le tradizioni risultano più facili da comprendere se
considerati insieme, poiché condividono lo stesso linguaggio e lo stesso background culturale. 

Il saggio traccia inoltre parallelismi tra l’Ashtavakra Gita e la Bhagavad Gita, che ritengo siano due facce della stessa medaglia.


(II) L’Ashtavakra Gita e la Bhagavad Gita

L’Ashtavakra Gita (nota anche come Ashtavakra Samhita) è un testo classico dell’Advaita Vedanta radicale (non dualismo) ed è presentata come un dialogo tra il saggio Ashtavakra e il re-filosofo Janaka, essa ignora volutamente rituali, doveri e pratiche spirituali graduali. Al contrario, afferma che tu sei già pura coscienza, libero dai vincoli del corpo e della mente. Sebbene intransigente e destinato a praticanti avanzati, condivide profonde verità ultime con la Bhagavad Gita.

Nonostante i loro stili di insegnamento molto diversi — la Bhagavad Gita è graduale e orientata all’azione, mentre l’Ashtavakra Gita è immediata e inflessibile — e i due testi condividono diversi concetti spirituali fondamentali. Tra questi figurano: 1. il distacco (vairāgya), 2. il vero sé (atman), 3. l’equanimità (samaṭvṭ ṭ am) e 4. la natura della mente.

La Bhagavad Gita definisce questi concetti come segue:
1. nishkāma karma — compiere il proprio dovere senza attaccamento ai risultati.
2. Assicura che l’anima non possa essere recisa, bruciata o distrutta da nessuna arma.
3. Definisce lo yoga come l’equanimità della mente di fronte al successo, al fallimento, al piacere o al dolore.
4. E riconosce che una mente disciplinata è la più grande amica di una persona, mentre una mente
indisciplinata è il suo più grande nemico.

L’Ashtavakra Gita, d’altra parte, definisce questi valori nel seguente ordine:
1. Rinuncia totale alle identità mondane e attitudine nel distacco interiore.2. Afferma che il sé è il testimone di tutte le cose e non è influenzato dal mondo fisico.
3. Considera un’anima realizzata come qualcuno che rimane completamente imperturbabile di
fronte alle dualità mondane
4. e afferma che una persona è plasmata interamente dalla propria mente («come è la mente, così è la persona»).

L’armonia fondamentale tra le due risiede nella loro destinazione, sebbene i loro punti di partenza differiscono. La Bhagavad Gita ti viene incontro sul campo di battaglia della vita, affrontando i tuoi dubbi, i tuoi doveri, le tue emozioni e le tue relazioni. 

Al contrario, l’Ashtavakra Gita presuppone che tu abbia già lasciato il campo di battaglia alle spalle e che tu sia pronto a dissolvere completamente il tuo ego. Pertanto, i loro approcci differiscono in modo significativo.


(III) Ashtavakra Gita, Mahamudra e Dzogchen

L’Ashtavakra Gita proviene dalla tradizione indù dell’Advaita Vedanta, mentre il Mahamudra e lo Dzogchen appartengono entrambi al buddhismo tibetano. Condividono un’identica convinzione fondamentale che gli esseri siano già fondamentalmente liberi e che la liberazione sia una questione di riconoscimento istantaneo piuttosto che di raggiungimento graduale.

Nonostante le loro diverse origini storiche e religiose, l’Ashtavakra Gita, il Mahamudra e lo
Dzogchen conducono alla stessa realizzazione non dualistica della mente. 
Condividono inoltre concetti molto simili riguardo alla metafora centrale, alla immediatezza
radicale, alla meditazione intesa come schiavitù e alla non dualità.

a) L’oceano e lo spazio
Le somiglianze strutturali e filosofiche che legano insieme queste tre tradizioni includono: tutte e
tre descrivono la natura ultima della realtà come uno spazio intrinsecamente vuoto, ma altamente consapevole e radioso, piuttosto che come un vuoto privo di contenuto.

Ashtavakra Gita paragona il Vero Sé (Atman o Brahman) a un vasto oceano in cui i pensieri e il
mondo sono onde temporanee che non alterano l’acqua dell’oceano.

Mahamudra e Dzogchen utilizzano la metafora del cielo. I pensieri, le emozioni e i concetti sono
come nuvole che si formano e si dissolvono temporaneamente al suo interno. Tuttavia, il cielo
stesso non viene mai macchiato né alterato da essi.

b) Nessun percorso graduale
A differenza di altre tradizioni spirituali, che richiedono una rigorosa purificazione, questi tre
sistemi offrono una via diretta verso l'illuminazione. Ashtavakra Gita elude completamente la
necessità di un’evoluzione graduale, dei rituali e della logica progressiva. Afferma esplicitamente
che, distaccandosi dal corpo e dimorando nell’intelligenza, si raggiungerà la liberazione
istantanea.

Al contrario, lo Dzogchen e il Mahamudra si basano fortemente sull’«istruzione indicativa»
impartita da un maestro. Ciò comporta guidare l’allievo a guardare oltre la mente concettuale per
riconoscere la consapevolezza nuda primordiale (rigpa, o essenza della mente) nel momento
presente.

c) Nessuna meditazione convenzionale
Una sorprendente somiglianza tra i tre sistemi è la loro comune critica alla meditazione
convenzionale. Essi sostengono che tentare di meditare rafforzi proprio quell’ego che sta
cercando l’illuminazione.

L’Ashtavakra Gita afferma che la ricerca della quiete può agitare la mente e che il desiderio di
meditare può essere di per sé una forma di schiavitù.

Il Mahamudra culmina nello stadio della «non-meditazione» (gom-med). Ciò sottolinea la «non
correzione»: non inventare, non alterare né cercare di fermare ciò che sorge nella mente.

Nello Dzogchen, l’attenzione è rivolta al trekchöd (il taglio delle illusioni solide): uno stato di
rilassamento assoluto nella purezza primordiale in cui nulla viene accettato, rifiutato o modificato.

d) Il crollo del “ricercatore” e del “ricercato”
Tutte e tre le filosofie annullano la divisione dualistica tra il soggetto, la persona che medita e l’oggetto della
meditazione. Il concetto di “autore dell’azione” viene completamente respinto nell’Ashtavakra
Gita. Il ricercatore comprende di non essere un’onda che cerca di trovare l’oceano, ma l’oceano
stesso.

Nel Mahamudra e nello Dzogchen, il samsara (il ciclo della sofferenza) e il nirvana (la
liberazione) sono considerati basati sullo stesso principio. L’illuminazione non è uno stato che si
può acquisire; è semplicemente il riconoscimento della vera natura dell’esperienza ordinaria e
presente.


(IV) L’Ashtavakra Gita e il Ganges Mahamudra di Tilopa

L’Ashtavakra Gita (un testo fondamentale dell’Advaita Vedanta) e il Ganges Mahamudra (il testo
fondamentale di Tilopa sul Mahamudra buddhista tibetano) sono due delle espressioni più radicali e dirette della non dualità. Nonostante provengano da tradizioni diverse — il Vedanta indù e il buddhismo Vajrayana — condividono le stesse intuizioni fondamentali: la tua vera natura è già libera; la pura consapevolezza è come lo spazio; e sforzarsi troppo è una forma di schiavitù.

Di seguito è riportato un confronto tematico tra versi che condividono significati profondi simili
nei capitoli «La natura della mente/del sé come spazio illimitato», «Abbandonare lo sforzo e la
meditazione forzata», «I pensieri e le illusioni svaniscono da soli» e «Il riconoscimento diretto
rispetto ai percorsi graduali».

1. La natura della mente/del sé come spazio illimitato
Entrambi i testi utilizzano l’analogia dello spazio vuoto per descrivere la natura ultima della
coscienza. Sottolineano che la coscienza non ha forma né confini e non è influenzata da nulla al
suo interno.

a) Consapevolezza simile allo spazio
AG «Proprio come lo stesso spazio esiste sia all’interno che all’esterno di un vaso, l’Uno senza
tempo e onnipervadente esiste come Totalità» (versetto 1.20).

MT «Ad esempio, considera lo spazio: cosa dipende da cosa? Allo stesso modo con il
mahamudra: non dipende da nulla» (versetto 2).

b) Oltre i concetti
AG «Tu sei incondizionato, immutabile e senza forma. Sei solido, insondabile e sereno. Non
desiderare nulla. Tu sei coscienza» (versetto 1.17).

MT «La verità al di là della mente non può essere colta da alcuna facoltà mentale... Recidi la
mente alla radice e riposa nella pura consapevolezza» (versetto 11).

2. Abbandonare lo sforzo e la meditazione forzata
Entrambe le tradizioni sono caratterizzate dall’idea radicale secondo cui sforzarsi troppo di
meditare può limitare la mente. Al contrario, sostengono un approccio più naturale al rilassamento nel momento presente.

a) Non-meditazione
AG «Tu sei ora e per sempre libero, luminoso, trasparente e immobile. La pratica della
meditazione tiene l’individuo in schiavitù» (Versetto 1.15).

MT «Non controllare. Lascia andare e riposa naturalmente. Lascia andare ciò che ti lega e la
libertà è garantita» (Versetto 2).

b) Riposo naturale
AG «Il saggio non lotta per la liberazione, né si aggrappa alla schiavitù». Sapendo che l’universo
è una manifestazione, riposa nel Sé (Versetto 18.27).

MT «Esiste in uno stato di non-meditazione e raggiungi il non-raggiungimento per raggiungere il Mahamudra» (Versetto 10)

3. I pensieri e le illusioni svaniscono da soli
Anziché combatterli, entrambi i testi ci insegnano a considerare i pensieri come fenomeni
transitori, simili alle increspature sull’acqua o alle nuvole nel cielo. Se smetti di prestarvi
attenzione, essi si dissolveranno naturalmente nella pura coscienza. Autodissoluzione

a) Auto-dissoluzione
AG «Come le bolle che salgono dal mare, il mondo emana dall’Atma non duale. Sappi questo e
dissolviti nello stato di unità» (Versetto 1.12).

MT «Le nebbie salgono dalla terra e svaniscono nello spazio. Non vanno da nessuna parte, né
rimangono. Allo stesso modo, sebbene i pensieri sorgano, si dissolvono quando la mente
contempla se stessa» (Versetti 4–5).

b) Tagliare la radice
AG «Brucia la foresta dell’ignoranza con il fuoco della comprensione che indica: “Io sono pura
consapevolezza”, e sii felice...» (versetto 1.14).

MT «Un albero allarga i suoi rami e mette foglie, ma quando la sua radice viene recisa, il suo
fogliame appassisce. Così anche quando la radice della mente viene recisa: i rami del samsara
muoiono» (versetto 10).

4. Riconoscimento diretto contro percorsi graduali:
Nessuno dei due testi prevede rituali graduali o studi intellettuali. Entrambi richiedono un
cambiamento diretto di prospettiva, qui e ora.

Ashtavakra Gita (1:11): «Chi si ritiene libero è libero; chi si ritiene legato è legato. “Come pensi,
così diventi”: questo detto è vero».

Mahamudra (Tilopa): «Lo stolto, nella sua ignoranza, disdegna il Mahamudra e non conosce altro che la lotta nel torrente del samsara. Quando la benedizione del maestro tocca il tuo cuore, la mente si libera».


(V) Confronto tra l’Ashtavakra Gita e il Dhammapada

L’Ashtavakra Gita e il Dhammapada rappresentano due tradizioni orientali distinte:
rispettivamente l’Advaita Vedanta (non dualismo radicale) e il buddhismo primitivo. Sebbene
differiscano in modo significativo dal punto di vista teologico — l’Ashtavakra Gita afferma la
realtà ultima del Sé eterno, mentre il Dhammapada si concentra sull’anatta, ovvero il «non-sé»-
i loro insegnamenti pratici sulla liberazione, sull’addestramento della mente e sulla libertà dal
desiderio sono straordinariamente simili.

Il confronto diretto tra versi chiave dal significato affine rivela come questi due capolavori
rispecchino a vicenda le reciproche verità spirituali fondamentali, quali: 1. il potere e la natura della mente, 2. il desiderio, l’attaccamento e la vera libertà, 3. l’eliminazione dell’ego («io» e «mio») e 4. la natura dell’Illuminato.

1. Il potere e la natura della mente
Sia il Dhammapada che l’Ashtavakra Gita sottolineano che la mente crea la nostra realtà e la
nostra schiavitù, e che padroneggiarla o vedere oltre le sue illusioni è la chiave per la libertà.

a) La mente come creatrice
DP «La mente precede tutti gli stati mentali. La mente è il loro capo; essi sono tutti opera della
mente. Se con una mente impura una persona parla o agisce, la sofferenza la segue... (Capitolo 1,
Versetto 1).

AG «La tua schiavitù è proprio questa: vedi al di fuori di te ciò che in realtà è dentro di te.» —
Capitolo 1, Versetto 16

b) L’illusione della mente
DP «La mente irrequieta e volubile è difficile da custodire e controllare. Il saggio la raddrizza,
proprio come un arciere raddrizza una freccia.» — Capitolo 3, Versetto 33

AG «Tu sei l’unico testimone di ogni cosa, e sei sempre completamente libero. La causa della tua
schiavitù è che vedi il testimone come qualcos’altro.» — Capitolo 1, Versetto 7

2. Desiderio, attaccamento e vera libertà
Entrambe le tradizioni concordano sul fatto che la sofferenza nasce dall’attaccamento e dal
desiderio, e che la vera pace giunge solo quando tutti i desideri sono abbandonati.

​a) Rinunciare ai desideri
DP «Dal desiderio nasce il dolore; dal desiderio nasce la paura. Per chi è completamente libero
dal desiderio, non c’è dolore, tanto meno paura.» — Capitolo 16, Versetto 216

AG «Se desideri la liberazione, figlio mio, rifuggi dagli oggetti dei sensi come se fossero veleno.
Cerca invece il perdono, la sincerità, la gentilezza, la contentezza e la verità.» — Capitolo 1,
Versetto 2

b) Libertà dai risultati
DP «Colui che non è attaccato a nulla, che non gioisce quando ottiene il bene né si affligge
quando incontra il male, la cui saggezza è saldamente radicata.» — Capitolo 4 (temi simili nel
Capitolo 26).

AG «Colui che è soddisfatto, i cui sensi sono purificati, che è sempre distaccato... non si affligge
per ciò che perde, né gioisce per ciò che ottiene.» — Capitolo 17, Versetto 4

3. Eliminare l’ego («io» e «mio»)
Sebbene la destinazione metafisica finale sia diversa — il buddhismo cerca il vuoto del Nirvana,
mentre l’Advaita cerca la pienezza del Brahman Assoluto — il percorso richiede il completo
smantellamento del falso ego.

a) L’illusione del possesso
DP «Ho dei figli, ho ricchezze», così pensa lo stolto e soffre. Egli stesso non appartiene a se
stesso; come possono allora i figli essere suoi? Come possono le ricchezze essere sue?» —
Capitolo 5, Versetto 62

AG «Infinita è la mia ricchezza, eppure non possiedo nulla. Se la città di Mithila brucia, nulla di
mio viene bruciato.» — Capitolo 3, Versetto 1 (attribuito al re Janaka)

b) Trascendere l’identità
DP «Non c’è sofferenza per colui che ha completato il proprio viaggio, che è liberato dal dolore,
che si è liberato da ogni lato, che si è scrollato di dosso ogni catena.» — Capitolo 7, Versetto 90

AG «Tu non appartieni alla casta dei bramini né a nessun’altra casta, né ti trovi in alcuna fase
della vita... Disinteressato, senza forma e testimone di ogni cosa — sii felice.» — Capitolo 1,
Versetto 5

4. La natura dell’Illuminato
Le descrizioni di un saggio risvegliato — l’Arahant o Brahmana nel buddhismo e il Jivanmukta
nell’Advaita — sono quasi identiche in termini di tono e attributi.

a) Il saggio imperturbabile
DP «Come una roccia solida non viene scossa dal vento, così i saggi non si lasciano turbare né
dalle lodi né dalle critiche.» — Capitolo 6, Versetto 81

AG «Il saggio non si lascia turbare né dalle lodi né dalle critiche. Non prova né piacere per ciò
che è piacevole né dolore per ciò che è doloroso.» — Capitolo 17, Versetto 15

b) Al di là del bene e del male
DP «Colui che ha trasceso sia il bene che il male, che è libero dai legami, privo di dolore e puro
— lui io chiamo un Santo.» — Capitolo 26, Versetto 412

AG «La rettitudine e l’ingiustizia, il piacere e il dolore appartengono esclusivamente alla mente e
non appartengono a te, il Sé onnipervasivo. Tu non sei né colui che agisce né colui che gode.» —
Capitolo 1, Versetto 6


(VI) Il *Ganga Mahamudra Upadesha* e il Mahamudra della tradizione orale di Ganden
 
Il Ganga Mahamudra (Ganga Mahamudra Upadesha), scritto dal Mahasiddha indiano Tilopa, e il Testo Radice sul Mahamudra della Tradizione Orale di Ganden, scritto dal Primo Panchen Lama, Lobsang Chokyi Gyaltsen, rappresentano due pietre miliari significative nella storia della meditazione buddista tibetana. Sebbene condividano lo stesso obiettivo ultimo di realizzare direttamente la natura della mente, essi provengono da epoche diverse e da tradizioni stilistiche distinte.
 
Il Ganga Mahamudra, tramandato oralmente da Tilopa sulle rive del Gange nell’India del X/XI secolo, è un testo fondamentale della tradizione Marpa Kagyu: si tratta di un doha poetico e spontaneo, ovvero un «canto della realizzazione».

Fu recitato spontaneamente al suo discepolo Naropa dopo che questi aveva superato dodici grandi prove e consiste di 28 strofe. Si avvale ampiamente di metafore tratte dalla natura, paragonando la mente allo spazio aperto, alla nebbia che si dissipa o a una stanza buia improvvisamente illuminata da una singola lampada. Richiede un’immediata risonanza esperienziale.

La Tradizione Orale di Ganden sul Mahamudra, redatta dal Panchen Lama nel XVII secolo, ha avuto origine a Wensa, in Tibet. Si tratta del testo centrale della tradizione sincretica orale di Ganden. È altamente strutturato e sistematico, con un fondamento scolastico. Il testo fondamentale, «La Via dei Conquistatori», fu deliberatamente messo per iscritto per sintetizzare una tradizione orale «trasmessa all’orecchio» che era stata tenuta segreta per secoli. È meticolosamente suddiviso in pratiche preliminari, shamatha (dimorare nella tranquillità), vipashyana (visione superiore) e realizzazione finale.

Tilopa istruisce il meditante ad astenersi dal pensare. Egli utilizza le «sei parole di consiglio» per favorire il rilassamento totale: «Non pensare, non proiettare, non analizzare, non meditare, non controllare — riposa nella tua stessa natura». Tilopa ritiene che l’osservazione diretta della mente porti i pensieri ad auto-liberarsi, proprio come le onde che si dissolvono nell’oceano.

Il Panchen Lama, invece, istruisce i praticanti a riposare nella «chiarezza e consapevolezza nude» della mente. I suoi versi introducono un rigoroso approccio analitico Madhyamaka. Egli istruisce il praticante a cercare attivamente il sé che sta meditando: «Quando cerchi l’identità della mente che medita, scopri che essa non può essere stabilita come una cosa realmente esistente...». Il suo testo colma il divario tra l’analisi filosofica concettuale del Mahamudra Sutra e il riposo non concettuale della mente nel Mahamudra Tantra.

Gli insegnamenti di Tilopa erano destinati esclusivamente a un discepolo yogico di altissimo livello, Naropa, che era pronto per un’illuminazione immediata. Essi tralasciano l’etica, le regole monastiche e la formazione accademica, affermando che il Mahamudra trascende le parole, le scritture e i dogmi.

I versi del Panchen Lama furono scritti all’interno del quadro altamente organizzato dell’università monastica Gelug. In essi, egli afferma esplicitamente che queste istruzioni conducono in ultima analisi alla stessa realizzazione per un praticante esperto, indipendentemente dal fatto che siano chiamate «Dzogchen», «Grande Madhyamaka» o «Mahamudra». Il testo ha lo scopo di guidare delicatamente uno studioso monastico nel regno della profonda realizzazione tantrica.

Nonostante le differenze di contesto e circostanze, l’essenza dei due testi non è in opposizione. Al contrario, i versi del Panchen Lama fungono da mappa strutturale progettata per guidare i praticanti verso lo stesso stato di spazio spontaneo e non manipolato che Tilopa descrive nel suo *Ganges Mahamudra*.


(VII) CONCLUSIONE

Questa breve presentazione è intesa principalmente a soddisfare i miei interessi di ricerca nel
contesto del mondo spirituale. L’obiettivo è quello di trovare un terreno comune per tutta
l’umanità e incoraggiare la meditazione condivisa tra tutte le tradizioni spirituali nell’era moderna di una società altamente tecnologica e globalizzata.

Con speranza auspico che questa riflessione possa contribuire ad arricchire i valori spirituali di
molti esseri.


OM AH HUM
 

Le sigle delle note:
AG sta per Ashtavakra Gita
MT sta per il Ganges Mahamudra di Tilopa
DP sta per Dharmapada