Monday, 21 September 2026

Un confronto tra la gestione del disagio fisico ed emotivo nello stoicismo, nel Lo Jong e nella spiritualità di San Francesco d’Assisi


Un confronto tra la gestione del disagio fisico ed emotivo nello stoicismo, nel Lo Jong e nella spiritualità di San Francesco d’Assisi



Parole chiave

Quando mettiamo a confronto lo stoicismo, il Lo Jong (allenamento mentale buddista tibetano) e la Preghiera di San Francesco, scopriamo un modello profondo e universale per raggiungere la pace interiore e la chiarezza etica. L’obiettivo fondamentale di trasformare se stessi per servire meglio il mondo è condiviso da queste tre realtà molto diverse tra loro, nonostante le loro origini nell’antica Grecia, nel Tibet medievale e nell’Italia rinascimentale e le differenze culturali che le separano.

Di seguito vengono evidenziati alcuni principi fondamentali, in vista dei capitoli successivi.


1. Principi dello stoicismo

Lo stoicismo insegna che, sebbene non sia sempre possibile controllare gli eventi esterni come le malattie fisiche o le tragedie, è possibile controllare il modo in cui li giudichiamo. Questo perché il dolore è spesso aggravato dai nostri commenti mentali.

È inoltre possibile ridurre il dolore o la sofferenza separando la sensazione fisica della narrazione. “Questa è solo una sensazione nei miei nervi; non può danneggiare il mio carattere né la mia mente”. Non aggravare il dolore preoccupandosi del futuro.

Lo stoico Seneca scrisse: «Il dolore è lieve se l’opinione non vi ha aggiunto nulla». Fai un passo indietro e osserva la tua sofferenza nel vasto contesto dell’universo per ridurne l’impatto emotivo.

Lo stoicismo si basa sulla ragione (logos) e sulla fortezza della mente. Ti insegna a controllare la tua mente per raggiungere l'atarassia (tranquillità incrollabile), consentendoti di adempiere al tuo dovere verso l’umanità.

Lo stoicismo insegna che il dolore fisico è semplicemente una sensazione corporea e non un male morale. Appartiene al regno delle cose indifferenti — quelle al di fuori del nostro controllo morale diretto.

La sottostante illustra i 10 metodi fondamentali per la gestione del dolore e della sofferenza, mettendo a confronto l’approccio della tradizione stroica nei loro confronti.


Decostruzione oggettiva:
Considerare le sensazioni fisiche come “indifferenti preferiti o non preferiti” piuttosto che come mali cosmici.

Trasformazione alchemica:
Utilizzare l’ostacolo come carburante; il dolore sviluppa le virtù della resistenza e del coraggio.

Dicotomia del controllo:
Tracciare un confine tra il segnale fisico involontario e l’assenso mentale volontario.

Accettazione radicale:
Praticare l’Amor Fati (amore per il destino); accettare la condizione attuale del corpo senza risentimento.

Il momento presente:
Rimanere ancorati al presente; liberarsi dei rimpianti del passato e delle ansie future che amplificano il dolore.

Autotrascendenza:
Ricordare la Cosmopolis; sei una singola cellula nel vasto corpo interconnesso della Natura.

Riduzione dell’ego:
Smantella il fragile ego che urla: «Perché sta succedendo proprio a me?».

Resistenza intenzionale:
Considera il dolore come un campo di addestramento (palaestra) per mettere alla prova e dimostrare il carattere interiore.

Autocontrollo emotivo:
Rifiuta di lasciare che gli impulsi fisici scatenino reazioni emotive secondarie come la rabbia o la disperazione.

Interconnessione cosmica:
Accetta le leggi della natura; il decadimento e i limiti fisici sono inerenti all’essere umano.



2. I principi del Lo Jong

Risalente al XII secolo, il Lo Jong è un sistema di allenamento mentale buddista tibetano costituito da slogan pensati per trasformare le avversità e il dolore in forze positive. In “Concentra tutte le colpe in una sola”, invece di provare risentimento verso una malattia, un infortunio o qualcuno che ti ha ferito, impari a incolpare solo l’aspettativa dell’ego secondo cui la vita dovrebbe essere sempre confortevole. Anziché combattere il dolore, Lo Jong lo utilizza per coltivare la compassione suprema; puoi trasformare le circostanze negative in un percorso positivo trattando il dolore fisico ed emotivo come carburante per il risveglio. 

Nella pratica del Lo Jong chiamata Tonglen (meditazione del dare e del ricevere), inspiri il tuo dolore attuale e immagini di assorbire il dolore di tutte le altre persone al mondo che stanno soffrendo in modo simile. Quindi espiri di sollievo, pace e guarigione verso di loro. Questo rompe istantaneamente l’isolamento della sofferenza. 

Il Lo Jong è una pratica di addestramento mentale del buddismo tibetano che adotta un approccio radicalmente diverso al dolore. Anziché limitarsi a sopportarlo, lo accoglie come fonte di crescita spirituale. La tua sofferenza personale diventa un atto di compassione universale. Il Lo Jong si basa sulla compassione radicale. Ti insegna a utilizzare ogni offesa, dolore e difficoltà come esercizio mentale per schiacciare l’ego e sviluppare l’amore universale. 

La sottostante illustra i 10 metodi fondamentali per la gestione del dolore e della sofferenza, mettendo a confronto l’approccio della tradizione Lo Jong nei loro confronti.
 
Obiettivo Decostruzione:
Riconoscere il dolore come una natura vuota, un costrutto impermanente dell’ego.

Trasformazione alchemica:
“Concentrare tutta la colpa in un unico punto”. Usare il dolore per distruggere l’ego egocentrico.

Dicotomia del controllo:
Comprendere che la natura ultima della realtà (il Vuoto) non è influenzata dalle condizioni sensoriali.

Accettazione radicale:
integrare con gioia le condizioni avverse inaspettate nel percorso verso l’illuminazione.

Il momento presente:
Mantenere la consapevolezza del respiro (Tonglen) nel momento immediato.

Autotrascendenza.
Praticare il Tonglen: inspirare il dolore di tutti gli esseri, espirare sollievo.

Riduzione dell’ego:
Individua la “mente egocentrica” come la vera fonte di ogni agonia emotiva.

Resistenza consapevole:
Accogli la malattia e le avversità come un modo rapido per esaurire il karma negativo.

Autocontrollo emotivo:
Proteggi la mente dalla reattività emotiva; non reagire alle condizioni esterne.

Interconnessione cosmica:
Comprendere la fondamentale uguaglianza di tutti gli esseri senzienti che provano dolore.


2. I principi della preghiera per la pace di San Francesco d’Assisi

La preghiera per la pace di San Francesco d’Assisi è incentrata sulla pace e sull’abbandono. Distoglie la tua attenzione dalla tua sofferenza, ispirandosi a diventare una forza positiva nella vita degli altri. Ti trasforma da vittima passiva a agente attivo dell’amore.

Anziché cercare conforto, ti incoraggia a darlo, spezzando così il circolo vizioso dell’egocentrismo su cui prospera il dolore emotivo. La preghiera ti chiede di portare amore dove c’è odio e luce dove c’è oscurità.

Anche quando provi dolore, trova piccoli modi per confortare gli altri. Manda un messaggio a un amico che sta attraversando un momento difficile, oppure compì un piccolo gesto di gentilezza. Diventando una fonte di guarigione per gli altri, il tuo fardello emotivo si alleggerirà.

Quando sei sopraffatto dal dolore fisico o emotivo, San Francesco consiglia di guardare verso l’esterno. Concentrandoti sul confortare qualcun altro, calmi temporaneamente i recettori del dolore del tuo cervello. Ti rendi conto che “rinunciando” alla tua preoccupazione per te stesso, puoi raggiungere la pace interiore.

La seguente illustra i 10 metodi fondamentali per la gestione del dolore e della sofferenza, mettendo a confronto l’approccio della tradizione di San Francesco d’Assisi nei loro confronti.

Decostruzione oggettiva:
Abbandonare il giudizio, chiedendo di portare luce dove c’è oscurità.

Trasformazione alchemica:
Trasformare gli stati negativi in strumenti di pace divina.

Dicotomia del controllo:
Accettare l’incapacità di controllare le tempeste esterne; concentrarsi sull’offrire amore.

Accettazione radicale:
Cercare di comprendere la condizione di sé e del mondo piuttosto che combatterla.

Il momento presente:
Vivere passo dopo passo come un canale attivo e presente di pace.

Autotrascendenza:
«È nel dare che riceviamo»: spostare completamente l’attenzione dall’autocommiserazione.

Riduzione dell’ego:
Chiedi di essere uno strumento altruista, cercando il conforto per gli altri piuttosto che per te stesso.

Resistenza consapevole:
Considera la sofferenza come un percorso verso la rinascita eterna e un allineamento più profondo.

Autocontrollo emotivo:
Contrasta l’odio, il dolore e il dubbio con l’amore, il perdono e la fede.

Interconnessione cosmica:
Connettiti a una realtà superiore e universale per trovare un conforto profondo e trascendente.


4. Prospettiva multiculturale

Per affrontare il dolore fisico ed emotivo o la sofferenza in una società moderna e multiculturale come la nostra, è fondamentale disporre di una soluzione che integri una prospettiva multiculturale. Pertanto, combinando lo stoicismo, il Lo Jong tibetano e la Preghiera di San Francesco d’Assisi, è possibile costruire un potente arsenale di strumenti che affronti il dolore attraverso la logica, la compassione e l’accettazione. 

Di seguito è riportata un’analisi dettagliata dei 10 principi essenziali dello stoicismo, insieme a un confronto diretto su come queste stesse idee si manifestino nel Lo Jong e nella Preghiera di San Francesco. Seguente ordine delle descrizioni sottoleneati con le riferimenti delle letter, Principio stoico (S), Pratica del Lo Jong (buddismo tibetano)(L) e Preghiera di San Francesco (misticismo cristiano)(F)

(S) Dicotomia del controllo
(L) Rinunciare alle aspettative: uno slogan recita: «Concentra tutte le colpe in una sola» (assumersi la responsabilità della propria mente piuttosto che cercare di correggere i fattori esterni).
(F) Abbandonarsi alla volontà divina: espresso chiedendo di essere uno strumento piuttosto che il regista, accettando ciò che è.

(S) Le quattro virtù
(L) Bodhicitta: coltivare l’intento supremo di raggiungere l’illuminazione a beneficio di tutti gli esseri viventi attraverso una rigorosa disciplina mentale.
(F) Virtù attiva: «Dove c’è odio, fa’ che io semini amore; dove c’è offesa, perdono...», incarnando coraggio e giustizia.

(S) Amor Fati
(L) Trasformare le circostanze avverse: il testo fondamentale del Lo Jong insegna a portare tutte le condizioni avverse sul sentiero dell’illuminazione.
(F) Accettazione radicale: abbracciare il dolore, l’oscurità e persino la morte (“Sorella Morte”) come transizioni naturali.

(S) Trasformare gli ostacoli in opportunità
(L) Meditazione Tonglen: scambiare se stessi con gli altri inspirando mentalmente la sofferenza/il veleno del mondo ed espirando pace.
(F) Riformulazione alchemica: considerare l’oscurità come lo spazio esatto necessario per far emergere la luce; il dolore come il catalizzatore per concedere il perdono.

(S) Memento Mori
(L) L’impermanenza della vita: meditare costantemente sulla morte e sulla preziosità della vita umana per superare gli attaccamenti mondani.
(F) Prospettiva eterna: «È morendo che nasciamo alla vita eterna», eliminando la paura esistenziale della fine fisica.

(S) Controllo delle reazioni
(L) Consapevolezza e distacco: osservare i pensieri senza lasciare che si cristallizzino in reazioni emotive distruttive o in rabbia.
(F) Perfetta compostezza: cercare di confortare piuttosto che esigere conforto, superando gli impulsi reattivi primari tipici dei mammiferi.

(S) Cosmopolitismo
(L) Tutti gli esseri come la propria madre: rendersi conto che ogni essere senziente è interconnesso, eliminando la barriera tra “sé” e “altro”.
(F) Strumenti di pace: agire come un ponte di armonia cosmica, vedendo se stessi intimamente intrecciati al benessere degli altri.

(S) Ridurre l’ego
(L) Superare l’egoismo: allenarsi esplicitamente a bandire l’ego («Bandisci l’unico oggetto principale di colpa» — l’ego).
(F) Altruismo radicale: «È nel dare che riceviamo; è nel perdonare che siamo perdonati; è nell’oblio di sé che troviamo».

(S) Il momento presente
(L) Consapevolezza continua: mantenere la mente ancorata alla realtà presente dei propri slogan di addestramento mentale del momento.
(F) Azione immediata: non sperare nella pace in un futuro astratto, ma seminare amore, fede e gioia proprio ora, nello spazio immediato.

(S) La filosofia come azione
(L) Il Sentiero del Bodhisattva: il mandato assoluto secondo cui l’allenamento mentale deve tradursi in azione fisica compassionevole verso gli altri.
(F) La chiamata al servizio: l’intera preghiera è una richiesta di azione («lasciami seminare», «lasciami portare»), che rifiuta la contemplazione passiva.



5. Conclusione: il risultato di una soluzione interculturale

Tutti e tre questi sistemi concordano sulla verità umana più fondamentale. La vera libertà non sta nel cambiare le circostanze esterne della propria vita, ma nel cambiare il proprio rapporto interiore con esse.

Lo stoicismo, il Lo Jong (allenamento mentale buddista tibetano) e la Preghiera di San Francesco forniscono quadri mentali profondi e in parte coincidenti per affrontare il dolore fisico e il disagio emotivo.

Lo stoicismo sottolinea la sovranità personale sui giudizi interiori; il Lo Jong trasforma le avversità in risveglio spirituale; e la Preghiera di San Francesco promuove l’autotrascendenza e l’empatia radicale.

Gestire il dolore fisico e la sofferenza emotiva richiede di spostare l’attenzione dalla resistenza alla trasformazione. Sia il Lo Jong che il misticismo cristiano della Preghiera per la pace di San Francesco offrono strumenti complementari per trasformare il disagio in uno strumento di crescita spirituale e altruismo.

Mentre il Lo Jong utilizza un quadro psicologico e analitico per dissolvere l’illusione del sé indipendente, San Francesco ricorre a un quadro devozionale e relazionale per abbandonare il sé a Dio. In definitiva, entrambe le tradizioni concordano su una profonda verità psicologica: la sofferenza diminuisce nel momento in cui smettiamo di concentrarci interamente sul nostro benessere e reindirizzare la nostra energia verso l’alleviamento del dolore altrui.

Mettere in evidenza tali confronti tra valori culturali può portare gioia nei cuori di molte persone, specialmente di coloro che vivono in società aperte, caratterizzate da valori democratici moderni e da una grande civiltà culturale fondata sul rispetto, sulla pace e sull’unità.

Possa questo essere una risorsa per alleviare il dolore e la sofferenza di infiniti esseri. 

G. Tharchin Lharampa Lama Geshe
ROMA

L’essenza dello Yoga delle Divinità del Kriya Tantra buddhista tibetano nella tradizione Geden


L’essenza dello Yoga delle Divinità del Kriya Tantra buddhista tibetano nella tradizione Geden

Lharampa Geshe G. Tharchin 


Il Grande Lam-Rim 
Innanzitutto, va sottolineato che la pratica del Lam-Rim è comune sia al Sutrayana che al Mantrayana. In linea generale, le pratiche del Vajrayana rientrano nel concetto più ampio di Lam-Rim, che significa “le fasi del sentiero verso l’illuminazione”. Secondo la tradizione Mahayana del buddhismo tibetano, questo concetto comprende sia il Sutrayana che il Tantrayana. 

Il testo fondamentale del Lam-Rim è *La lampada sul sentiero verso l’illuminazione* di Atisha, che incorpora pratiche provenienti sia dalla tradizione Sutrayana che da quella Tantrayana. Inoltre, la versione breve del Lam-Rim, *Il canto spirituale dell’esperienza nel Lam-Rim*, fu scritta da Je Tsongkhapa e include pratiche sia del Sutrayana che del Tantrayana. 

La parte Sutrayana del “Lam-Rim” è considerata una pratica preliminare alla parte Tantrayana. Tra le quattro classi del Tantrayana, il Kriya Tantra è considerato un preliminare al Charya Tantra, che a sua volta è un preliminare allo Yoga Tantra e alle Anuttarayoga Tantra. 

Di conseguenza, l'Esposizione delle fasi del Mantrayana” di Je Tsongkhapa, nota anche come “Ngag-Rim Chen-Mo”, è considerata la seconda parte del “Grande Lam Rim”, o “Lam Rim Chen Mo”. Nella scuola Gelug del buddhismo tibetano, il manuale pratico per la formazione Lam Rim dello Sutrayana comprende varie versioni del Lam-Rim Jor-Choe, costituite principalmente dalle sei pratiche preparatorie del Lam-Rim. Tutte le scuole del buddhismo tibetano hanno una forma simile di queste pratiche, note collettivamente come Ngondro.


Pratiche preliminari
Nel buddhismo tibetano, il​ Ngondro è costituito dai preliminari esterni comuni, condivisi con il Sutra, e dai preliminari interni non comuni, specifici dello yoga tantrico. Questi preliminari interni formano due serie distinte di quattro o cinque pratiche fondamentali.

La pratica preliminare esterna comune comprende le quattro contemplazioni fondamentali, che distolgono la mente dalle distrazioni mondane e la orientano verso il Dharma.

1. La consapevolezza della preziosa vita umana riconosce la rara opportunità e il profondo potenziale della rinascita umana, che comporta la libertà e il tempo necessario per praticare.

2. La consapevolezza dell’impermanenza e della morte implica riflettere sulla natura transitoria della vita e superare la tendenza a considerarla permanente.

3. La consapevolezza del karma (causa ed effetto) riconosce che tutte le azioni hanno conseguenze etiche, ispirando una condotta virtuosa.

4. La consapevolezza delle sofferenze del samsara comporta l’esame della natura insoddisfacente e ciclica dell’esistenza condizionata, al fine di generare una profonda rinuncia.

I preliminari non comuni specifici del Tantra sono pratiche specializzate del Vajrayana che stabiliscono le fondamenta spirituali necessarie per lo yoga tantrico diretto delle divinità.

1. Queste includono il rifugio e l’esecuzione di prostrazioni per rafforzare la dedizione ai Tre Gioielli (Buddha, Dharma e Sangha), nonché prostrazioni fisiche per eliminare l’orgoglio e coltivare l’umiltà.

2. La realizzazione della bodhicitta comporta lo sviluppo dell’aspirazione compassionevole a raggiungere il risveglio esclusivamente per liberare tutti gli esseri senzienti.

3. La meditazione su Vajrasattva e la recitazione del mantra prevedono la visualizzazione e il mantra di 100 sillabe per purificare le oscurazioni emotive e mentali profondamente radicate.

4. L’offerta del mandala consiste nell’offrire simbolicamente l’intero universo al fine di accumulare i meriti necessari per la realizzazione.

5. Il Guru Yoga, che consiste nel fondere la propria mente con le qualità illuminate del maestro spirituale, è spesso considerato una quinta pratica interiore fondamentale.


Tantra Yana
Il termine “Tantra” si riferisce al continuum mentale, ovvero alla natura di Buddha innata che risiede in ogni individuo. Questa natura di Buddha è descritta in dettaglio nell’Uttara Tantra di Arya Asanga ed è considerata la luminosità innata, la realtà ultima, la vacuità e la totalità della mente.

«Uttara Tantra» si traduce letteralmente come «il continuum ultimo» ed è meglio conosciuto come titolo del testo buddista Mahayana, il «Mahayana Uttara Tantra Shastra», che presenta insegnamenti definitivi sulla natura di Buddha e sul tathagata-garbha.

Il testo spiega che tutti gli esseri senzienti possiedono intrinsecamente il potenziale puro per l’illuminazione. La tradizione attribuisce la composizione del testo al bodhisattva Maitreya per mezzo del maestro Asanga. Il testo funge da ponte filosofico fondamentale tra gli insegnamenti dei sutra e le pratiche avanzate del Vajrayana o del Mahamudra. Definendo la vacuità come luminosa e pienamente dotata di qualità illuminate, il testo protegge i praticanti dalle due visioni estreme: il nichilismo e l’eternalismo.

Il concetto essenziale della natura di Buddha è la sua purezza intrinseca. La vera natura della mente è naturalmente pura, perfetta e luminosa, e rimane completamente immune dagli stati mentali temporanei o mutevoli, quali la rabbia o la confusione. 

Pertanto, non vi è motivo di provare presunzione o disprezzo nei confronti di alcun essere senziente, poiché tutti possiedono questa stessa essenza. Di conseguenza, non vi è alcuna ragione valida per provare orgoglio nei confronti degli altri o disprezzo verso se stessi riguardo alla propria capacità di raggiungere il risveglio.

Le emozioni negative e le azioni mentali grossolane sono come veli che coprono temporaneamente questa natura pura. Tuttavia, esse non danneggiano né alterano l’essenza sottostante della mente e possono essere completamente eliminate.

Nel buddhismo tibetano, «Tantra» (tradotto come «rgyud» in tibetano) significa letteralmente «continuum» o «filo». Ciò si riferisce al flusso ininterrotto della mente fondamentale che collega un’esistenza ordinaria e confusa alla piena illuminazione. La pratica tantrica tibetana fa parte della scuola buddhista Vajrayana e si basa su tre aspetti di questo continuum:

1. Il continuum del fondamento si riferisce alla natura fondamentale e pura della mente (natura di Buddha), che rimane presente anche quando una persona si sente confusa o turbata.

2. Il continuum del sentiero si riferisce ai metodi abili, alle meditazioni e ai rituali utilizzati per risvegliare questa natura pura.

3. Il continuum del risultato è lo stato finale della completa buddhità, che si raggiunge una volta completata la pratica.

Il Tantra è essenzialmente un percorso trasformativo. Anziché considerare le emozioni e i desideri umani come nemici, il Tantra li utilizza come carburante per il risveglio. La visualizzazione è una tecnica impiegata dai praticanti per aiutare la mente ad abbandonare le percezioni limitate e ordinarie di sé, immaginandosi come divinità illuminate. Le pratiche includono il canto dei mantra, il lavoro con i mandala e la circolazione delle energie interiori sottili attraverso lo yoga mente-corpo. Una pratica autentica richiede inoltre l’iniziazione (wang) e l’istruzione diretta da parte di un insegnante qualificato. 


Kriya Tantra
Nella tradizione Geden del buddhismo tibetano, fondata dal grande studioso-yogi Je Tsongkhapa (1357–1419), il Tantra è strutturato in modo sistematico parallelamente ai sentieri del Sutra. Il testo fondamentale di Tsongkhapa sul sentiero del Vajrayana è il *Ngag Rim Chen Mo*, noto anche come *Il Grande Trattato sulle Fasi del Sentiero del Mantra Segreto*. In questo testo, egli delinea le quattro classi di Tantra utilizzate dalle scuole della Nuova Traduzione, con il Kriya Tantra che funge da prima classe fondamentale. Tsongkhapa organizzò sistematicamente la pratica del Kriya Tantra, strutturandone la filosofia, i rituali e le tecniche di meditazione specifiche.

Per praticare lo yoga delle divinità del Kriya Tantra, è necessario innanzitutto ricevere l’adeguata iniziazione al Kriya Tantra dal Tathagata o dalla corrispondente famiglia di divinità, e poi mantenere i voti corrispondenti e i legami stretti. L’iniziazione al Kriya Tantra è un rituale sacro del buddhismo Vajrayana che consente formalmente a un praticante di entrare nel mandala di una divinità e di iniziare a praticare lo yoga della divinità.

Ci sono alcuni aspetti chiave nell’iniziazione al Kriya Tantra. Il praticante considera la divinità come esterna e si avvicina ad essa con la stessa pulizia, purezza e rispetto con cui un devoto si avvicinerebbe a un maestro. Questo approccio è preferito rispetto all’identificarsi immediatamente come completamente non duale con la divinità.

L’iniziazione di maturazione comporta in genere il ricevimento di iniziazioni specifiche, come l’iniziazione dell’acqua, che stabilisce il potenziale per il Dharmakaya, e l’iniziazione della corona, che stabilisce il potenziale per il Rupakaya.

Ricevere l’iniziazione implica accettare i voti di mantenere una motivazione pura, proteggere la bodhicitta e praticare correttamente.

Nel Kriya Tantra, i praticanti promettono di osservare cinque voti tantrici specifici quando ricevono l’iniziazione.

1. Prendere costantemente rifugio nel Buddha, nel Dharma e nel Sangha.

2. Considerare e rispettare il maestro tantrico come se fosse un Buddha.

3. Evitare pensieri negativi, critiche o ostilità nei confronti degli altri praticanti.

4. Impegnarsi nelle purificazioni rituali prescritte e mantenere la pulizia esteriore e interiore come richiesto da questa scuola di Tantra.

5. Infine, i praticanti devono impegnarsi nelle pratiche rituali e meditative quotidiane dedicate alla divinità.


Samaya e Impegni
Secondo il quadro della tradizione Geden, per accedere a una qualsiasi delle prime tre classi tantriche (Azione, Esecuzione o Yoga) è necessario assumere formalmente gli impegni dei voti del Bodhisattva.

Questi ​Samaya pongono l’accento sulla purezza, sia interna che esterna. I praticanti si impegnano mentalmente a considerare il proprio corpo, l’ambiente circostante, le risorse e le attività come completamente puri e divini. Ciò comporta l’osservanza di una rigorosa igiene fisica, che include l’effettuazione di numerosi bagni rituali e l’indossare abiti puliti.

I praticanti devono inoltre astenersi dal consumare i cosiddetti «cibi neri», tra cui carne, alcol, cipolle, aglio e ravanelli. Si impegnano inoltre a compiere le dieci azioni virtuose: salvare la vita, donare, comportarsi con rispetto, dire la verità, evitare discorsi che creano divisione, usare un linguaggio rispettoso, intrattenere conversazioni serie, essere compassionevoli, amorevoli e sostenere le giuste visioni.

Gli impegni relativi ai testi del Tantra d’Azione si suddividono in tre principali categorie di divinità. A seconda dell’iniziazione ricevuta, un praticante ha particolari ​Samaya legati a quella famiglia.

La Famiglia dei Tathagata comprende Manjushri, Amitayus e Sitatapatra. L’attenzione qui è rivolta allo sviluppo della saggezza suprema e di evitare di mancare di rispetto al corpo, alla parola o alla mente del Buddha. 

La Famiglia del Loto, composta da Avalokiteshvara e Tara, si concentra sulla coltivazione di una compassione travolgente e sul non abbandonare mai gli esseri senzienti.

La Famiglia del Vajra, composta da Vajrapani e Achala, si concentra sull’utilizzo di un’energia feroce per superare gli ostacoli, mantenendo al contempo un legame indissolubile con il Maestro Vajra e i fratelli Vajra.


Yoga delle Divinità
Lo Yoga delle Divinità del Kriya Tantra pone l’accento sulla realizzazione della divinità attraverso uno schema specifico noto come le «sei divinità» o i «sei passi della visualizzazione». I praticanti coltivano due fattori essenziali: l’aspetto chiaro, visualizzando ogni dettaglio della divinità con chiarezza; e l’orgoglio divino, che comporta la decostruzione dell’ego ordinario e limitato e la sua sostituzione con la fiducia che deriva dal possedere le qualità illuminate della divinità.

Nel *Ngag-Rim Chen-Mo*, Tsongkhapa delinea i passi meditativi necessari per raggiungere la concentrazione univoca (Shamatha) e l’intuizione (Vipashyana) utilizzando i metodi Kriya. Tsongkhapa sostiene che tutte e quattro le classi tantriche condividono una visione ultima identica della realizzazione del vuoto secondo la scuola Prasangika Madhyamika.

Per avvicinarsi alle pratiche del Mantra Yana, è necessaria una solida base nel percorso comune del Lam-Rim, che comprende la rinuncia, la bodhicitta e la realizzazione della vacuità. È possibile prepararsi alla pratica del Kriya Tantra rinfrescando la propria comprensione di questi concetti attraverso la recitazione e la meditazione su *I tre aspetti principali del sentiero* di Tsongkhapa, insieme alle sei pratiche preparatorie del Lam-Rim o Lam-Rim Jor-Choe.


Divinità del Kriya Tantra
Tsongkhapa ha classificato tutte le divinità del Kriya Tantra in tre principali famiglie di Buddha, ciascuna specializzata in una specifica energia o qualità illuminata.

Le tre famiglie sono la famiglia dei Tathagata (o Buddha), la famiglia del Loto e la famiglia del Vajra. Esistono molti modi per descrivere queste famiglie. Quando si parla di una famiglia di Buddha, il termine «famiglia» è l’abbreviazione di «tratto familiare». Un tratto è una caratteristica e, in questo contesto, si riferisce a tre aspetti della natura di Buddha.

Questi gruppi si basano sulle qualità attive primarie e sui tratti simbolici delle figure spirituali, e le divinità sono considerate come presenze sacre esterne.

Un modo per descriverle è considerare la famiglia del Buddha come rappresentativa del corpo, la famiglia del Loto come rappresentativa della parola e la famiglia del Vajra come rappresentativa della mente. Insieme, esse possono trasformare un corpo, una parola e una mente ordinari in quelli di un Buddha.

La famiglia del Tathagata (Buddha) è quella più diffusa. Guidata da figure quali Shakyamuni e Manjushri, questa famiglia si concentra sulla purificazione e comprende divinità quali il Buddha della Medicina e Vajrasattva. È associata al centro, alla saggezza e alla pace. È quella che conta il maggior numero di sottocategorie. Shakyamuni è il suo Buddha, Manjushri è il suo signore in testi come il *Manjushri Mula Kalpa*, Marici è la sua madre, e tra le sue divinità figurano Ushnisha Vijaya e Sitatapatra.

La Famiglia del Loto, guidata da Avalokiteshvara, si concentra sulla compassione e comprende figure quali Avalokiteshvara e Tara. Questa famiglia è associata all’ovest, alla compassione e alla parola.

La Famiglia del Vajra, guidata da Vajrapani, si concentra sul potere spirituale e sul superamento degli ostacoli, incentrata su figure come Vajrapani. Le figure della Famiglia del Vajra sono associate a divinità irate e protettrici, o a forme specifiche di Vajrapani. Sono associate all’est, al metodo e al potere incrollabile.


La generazione del Sé e della divinità frontale
A seconda del lignaggio e del testo specifici, Je Tsongkhapa spiega che il Kriya Tantra utilizza due metodi: la generazione del Sé, in cui il Sé viene visualizzato come la divinità; e la generazione frontale, in cui la divinità viene visualizzata nello spazio davanti a sé. Si chiedono benedizioni alla divinità frontale per purificare il praticante e colmare il divario tra un senso ordinario del sé e l’orgoglio divino.

Nel *Ngag-Rim Chen-Mo*, Tsongkhapa delinea le fasi meditative necessarie per raggiungere la concentrazione univoca (Shamatha) e la visione penetrante (Vipashyana) utilizzando i metodi del Kriya.

La sadhana vera e propria inizia con un processo contemplativo in cui ci si visualizza come una figura di Buddha anziché come il proprio sé ordinario, utilizzando la pratica del Kriya Tantra delle sei divinità.

1. La divinità dell'​vacuita: in questa pratica si medita sulla divinità del vuoto per prepararsi al proprio addestramento.

Molte pratiche di sadhana iniziano con la frase sanscrita «Om svabhava shuddha sarva dharma svabhava shuddho ham», che riconosce il vuoto e l’origine dipendente di tutti i fenomeni. Da questo stato di vuoto, ci si manifesta come la divinità buddhista. Meditate sulla natura fondamentale della realtà, riconoscendo che la mente ultima della divinità e quella del praticante sono una e la stessa cosa.

Meditando sulla vacuità della propria esistenza e di quella della divinità, si dissolvono le apparenze ordinarie nella vacuità (sunyata), riconoscendo che la propria mente e quella della divinità condividono la stessa natura ultima e vuota.

2. Divinità delle Lettere: visualizza le sillabe seme scritte o risplendenti nello spazio. Immagina le lettere e le sillabe del mantra scritte su un disco lunare nello spazio. La sillaba seme della divinità si trova al centro di un cuscino piatto, orizzontale, a forma di luna piena, rivolto verso l’esterno. Le altre sillabe del mantra sono disposte lungo il bordo del disco. È importante avere una visualizzazione chiara.

Visualizzare il praticante come una figura di Buddha rappresenta ciò che si può raggiungere attraverso la dedizione a una pratica ispirata dalla natura di Buddha e da un maestro. Pertanto, siate orgogliosi di incarnare questa aspirazione quando eseguite queste visualizzazioni delle sillabe sul disco lunare.³

3. Divinità del Suono: questa pratica consiste nell’immaginare il suono sottile del mantra o delle sillabe che risuona ed emana luce che si trasforma in un aspetto visivo. Visualizzate il mantra della divinità che risuona dall’interno del vuoto. Quindi, meditate sulla risonanza della sillaba seme della divinità (come AH, MAM o TAM), che sorge nello spazio e vibra con energia illuminata.

Allo stesso modo, i praticanti sono orgogliosi della loro capacità di produrre questo suono nella sua forma più pura, simile a un mantra puro o alla parola pura di un Buddha. 

4. Divinità della Forma: questa pratica consiste nel visualizzare la forma e gli attributi fisici della divinità buddhista. I fedeli percepiscono quindi questi elementi come la vera forma della divinità.

Visualizzando la forma fisica della divinità in ogni dettaglio, compresi i suoi attributi, i colori, i gesti delle mani (mudra), le vesti e gli ornamenti, il praticante si trasforma nella divinità, come se fosse la figura del Buddha stesso.

5. Divinità del mudra: questa pratica consiste nell’applicare specifici gesti delle mani a parti del corpo a scopo di protezione e potenziamento. L’applicazione del mudra alle cinque parti del corpo può indicare attività e determinare la purificazione. Ciò comporta l’uso di specifici gesti protettivi delle mani sul corpo e il “sigillare” la divinità in specifici punti energetici. Toccare i punti vitali del proprio corpo, come il cuore, la sommità del capo e la gola, mentre si eseguono i mudra e si recitano i mantra, “sigilla” e stabilizza la presenza della divinità.

6. Divinità dei Segni: Dopo i primi cinque passaggi, che riguardano le divinità della vacuità, delle lettere o sillabe, del suono, della forma e dei mudra, si genera una figura di Buddha all’interno di sé. Il resto della pratica comprende varie preghiere e desideri intensi.

Nella pratica della sadhana, visualizzate voi stessi come una figura di Buddha attraverso la pratica delle sei divinità, mantenendo una profonda consapevolezza della non dualità, una comprensione profonda del vuoto e della chiara manifestazione.

Seguono le restanti attività rituali della sadhana, quali le offerte e la recitazione di mantra, lodi e dediche.

Meditazioni avanzate
Tsongkhapa suddivide la stabilizzazione avanzata del Kriya Tantra in due fasi principali di concentrazione mentale: “Con segni” e “Senza segni”.

Nello “yoga con segni”, l’attenzione è rivolta agli elementi tangibili della visualizzazione, come l’uso dell’immagine di una divinità per stabilizzare la concentrazione.

Al contrario, lo «yoga senza segni» comporta l’abbandono dell’aspetto visivo della divinità per concentrarsi sulla natura ultima della realtà (il vuoto). Ciò costituisce l’equivalente nel Kriya della visione profonda (Vipashyana).

Un’altra tecnica per stabilizzare la concentrazione è la visualizzazione chiara. Essa consiste nel visualizzare se stessi come una divinità mentre si trattiene il respiro e si intensifica la consapevolezza. Questa pratica aiuta a raggiungere una concentrazione totale.

Tsongkhapa delinea le fasi di avanzamento della concentrazione mentale e del samadhi, passando dalla concentrazione basata sulla recitazione a quella non basata sulla recitazione. Una di queste tecniche è la pratica del “Dimorare nel Fuoco”, che consiste nel visualizzarsi circondati da fiamme ardenti di saggezza mentre si recita il mantra.

Nella pratica “Dimorare nel Suono”, l’attenzione è rivolta al suono mentale interno delle sillabe del mantra che vibrano nella zona del cuore. Il culmine di queste pratiche consiste nel raggiungere uno stato di concentrazione costante e senza sforzo, noto come Shamatha.

In “Yoga senza segni”, infine, gli attributi fisici e i suoni della divinità vengono trascesi e si abbraccia completamente la realizzazione non concettuale del vuoto, Vipashyana.


Conclusione
L’essenza dello Yoga Kriya Tantra buddista tibetano nella tradizione Geden mette in evidenza alcuni elementi chiave per aiutare chi è interessato all’argomento. Si prega di notare che questa è una descrizione molto limitata e incompleta della pratica dello yoga delle divinità del Kriya Tantra.

Coloro che sono seriamente impegnati in queste pratiche dovrebbero quindi consultare altre fonti classiche affidabili, in particolare il Ngag-Rim Chen-Mo (Le fasi del Mantrayana) di Je Tsongkhapa, capitolo sul Kriya Tantra, per sviluppare una comprensione approfondita dell’argomento.
 

 

Om Muni Muni Maha muni Sakya Muni Soha

 

 



Saturday, 5 September 2026

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ARCHIVIO DI

Lama G. Tharchin Geshe Lharampa

LA TRADIZIONE GEDEN DEL BUDDHISMO TIBETANO VAJRAYANA

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  1. Bodhicitta e Generosità
  2. Verità e Amore
  3. I Principi del Dharma
  4. La Prospettiva Inter-religiosa di Gandhi
  5. Gli Otto versi trasformazione della mente e Cuore
  6. Il Mahamudra
  7. Yoga del Sogno e Morte
  8. Scienza del Buddhisimo
  9. Dove La Mente?
  10. Tavola Rotonda per il Dialogo
  11. Dharma Seplice
  12. Primo Convegno Nazionale - Il Futuro di Gandhi
  13. Uscire dalla Confusione
  14. Pratica dei Sette Rami
  15. Tre Tipi di Buddha
  16. Pratica di Dharma e Vita
  17. La Motivazione e L'Atteggiamento
  18. Compassione, Gentilezza ed Equanimità
  19. Dharma e Umanità
  20. Natura Interdipendente
  21. La Vita nel Buddhisimo
  22. Nota del Kalachakra
  23. Meditazione come Osservazione della Mente
  24. I Tre Aspetti Principale del Sentiero
  25. Preghiera e Meditazione come Aspirazione e Realizzazione
  26. Preghiera del Lam Rim
  27. Lam Rim Dharma
  28. Entrare nel Mahayana
  29. Senso della vita
  30. Tradizione Kadampa
  31. L'importanza del nostro sonno
  32. I Tre Livelli dei Lam Rim
  33. L'saggezza della vita
  34. Pratica di Lam Rim
  35. 400 versi di Aryadeva e I Tre Livelli della Pratica
  36. Pratica di Dharma e decostruzione
  37. Il Sutra del Cuore della Saggezza
  38. Mahamudra Essenziale
  39. La Triplice pratica quotidiana
  40. Versi per generare la Bodhicitta
  41. LA MOTIVAZIONE E L'INTENZIONE
  42. LA ESSENZA DEL LAM RIM
  43. Lam Rim Canto di Esperienze_ Lam-rim bsdus-don (LAMRIM breve) di Lama Tsong Khapa
  44. Il Valore Spirituale nella Vita Quotidiana 1°
  45. Il Valore Spirituale nella Vita Quotidiana 2°
  46. Il Valore Spirituale nella Vita Quotidiana 3°
  47. COME TRASFORMARE LA EMOZIONI
  48. I DODECI ANELLI DELL'ORIGINE INTERDIPENDENTE
  49. LE SEI PARAMITA
  50. Mangala Sutta
  51. LA GRANDE COMPASSIONE - PRATICA DI AVALOKETSVARA
  52. VINCERE LA RABBIA E L'ODIO
  53. LA PRATICA DEL TONG LEN
  54. COMMENTARIO SUL SUTRA DEL ESSENZA DELLA SAGGEZZA
  55. LE QUATTRO NOBILI VERITA'
  56. BEATITUDINE DELLA SOLITUDINE NELLA VACUITA'
  57. COMMENTARIO DI IL CANTO DELLA QUATTRO CONSAPEVOLEZZA DEL 7° DALAI LAMA
  58. Eutanasia e Vita nel Buddismo
  59. COMMENTARIO DI IL SUTRA DEL CUORE DELLA PERFEZIONE DELLA SAGGEZZA
  60. LA GRANDE LIBERAZIONE DELLA MENTE - BARDO THOS-GROL
  61. DHARMA E ADHARMA - Insegnamenti Intensivi al Istituto Lamrim/Fondazione Maitreya Roma ANNO - 2004 
  62. IL SILENZIO E IL SEGRETO DELLA MENTE
  63. RILASSARSI E DIMORARE NELLO STATO ORIGINARIO DELLA MENTE
  64. INTRODUZIONE A LAM RIM E LO JONG
  65. LA VITA DEL BODDHISATTVA
  66. LA NATURA DI SOFFERENZA
  67. IL KARMA E LA VITA
  68. Il senso della vita umana
  69. CONSIGLIO DAL NAGARJUNA - LETTERA AD UN AMICO
  70. Commentario di LAM RIM PRATICHE PRELIMINARI-JOR CHò_2°
  71. Commento di LAMRIM PRATICHE PRELIMINARI_JOR CHò_1°
  72. Il testo delle pratiche preliminari JOR CHÖ 
  73. IL SENSO DELLA MORTE
  74. SENTIERO MANTRA-YANA E LAM RIM
  75. MAHAMUDRA E CONSAPEVOLEZZA
  76. IL DIAMANTE CHE TAGLIA LE ILLUSIONI
  77. ACCUMULAZIONE DI MERITI E SAGGEZZA
  78. Il Karma
  79. TECNICHE DI MEDITAZIONE
  80. LA MENTE NEL MAHAMUDRA
  81. TRASFORMARE LA PROPIA VITA CON RESPIRO
  82. VIVERE IN ARMONIA NEL MONDO QUI E ORA
  83. Mio viaggio Estivo 2014
  84. Lo Sforzo
  85. SVILUPPARE UN CUORE NUOVO
  86. TRANQUILLITÀ' DELLA MENTE E REALIZZAZIONE DEL SE'
  87. Le azioni del Boddhisattva
  88. Nota dell’autore e Indici - LA VIA DEL NIRVANA
  89. Preghiere di Maha-mudra
  90. Giornata di Tzongkhapa
  91. INTRODUZIONE ALLA TESI DI DOTTORATO DI Geshe GEDUN THARCHIN
  92. Dialogo Inter-religioso e un arte delle religioni
  93. I sette punti addestramento mentale
  94. LA PACE INTERIORE IN UN MONDO STRESSANTE
  95. LO YOGA DEL SONNO E DEL SOGNI
  96. LO YOGA TIBETANO DEL SONNO E DEL SOGNO II
  97. LO YOGA TANTRICO
  98. LO YOGA DEL CORPO ILLUSORIO
  99. Preghiera di GGT
  100. LA VIA DELLA BEATITUDINE
  101. LA PURA VISIONE DEL MANTRA-YANA
  102. La lampada per il sentiero dell'illuminazion
  103. Mantra nel Buddhisimo
  104. TU SIE PREGHERA/MEDITAZIONE
  105. LA PRATICA DELLA MEDITAZIONE E DELLA VISUALIZZAZIONE
  106. ISTRUZIONI E PRATICA DELLA VISUALIZZAZIONE TANTRICA
  107. LA MENTE NEL BUDDHISMO TIBETANO
  108. KARMA, MEDITAZIONE E TRASFORMAZIONE INTERIORE
  109. COMPASSIONE NEL BUDDHISMO TIBETANO
  110. AUGURI DI NUOVO ANNO 2019
  111. LE EMOZIONI NEL BUDDHISMO
  112. CONVERSAZIONE SU RAIMON PANIKKAR
  113. AUGURI DI LOSAR CAPODANNO TIBETANO 2146
  114. MMDLXIII Anniversario di Vesak Internazionale
  115. BAKHTI YOGA
  116. LA PRATICA DI CONSAPEVOLEZZA DELLA VISIONE SUPERIORE
  117. LA PRATICA DELLO DZOGCHEN
  118. Mahamudra tradizione orale di Ganden
  119. Anno Je Tsongkhapa - 600ª ricorrenza della sua ascesa al Parinirvāna
  120. MAHAMUDRA TRASMISSIONE ORALE DEL GADEN KAGYU
  121. IL NOBILE OTTUPLICE SENTIERO DEL DHARMA
  122. Felice Nuovo Anno Tibetano Topo-Metallo 2147
  123. LA PRATICA DELLO DZOGCHEN 2°
  124. Pasqua 2020
  125. Vesak Internazionale 2020
  126. Osservazione di Saka Dawa, Vesak Tibetano
  127. Buddha mantra e Avaloketesvara mantra
  128. Saka Dawa la generazione del Bodhicitta
  129. Recitazione di Mantra
  130. Lhabab Dhuchen 2020
  131. Un approccio buddista per affrontare il difficile periodo della pandemia COVID-19.
  132. Commemorare giornata di Tsongkhapa 2020
  133. Conversazione sul Insegnamenti Smart Dharma
  134. KARMA E COVID-19  
  135. 64° Anniversario del 10 marzo 1959
  136. la via per un nuovo dialogo
  137. La generosità
  138. La rinuncia
  139. La pazienza
  140. SVILUPPARE BODHICITTA
  141. La via della liberazione
  142. La concentrazione
  143. La compassione e La saggezza
  144. IL DHARMA, L'insegnamento del Buddha
  145. La saggezza
  146. Le sedici leggi umana pura
  147. La natura di Buddha  
  148. La moralità e Etica 
  149. Amare la natura, vivere in modo naturale
  150. Vesak 2021
  151. FELICE 2022
  152. Capodanno tibetano (Losar) 2022 
  153. Giornata Internazionale del Vesak 2022 
  154. Traduzione Italiano die note di Dharma scritto in Tibetano
  155. ZOOM MEETING DHARMA SUGATA
  156. GGT VISITA NEPAL 2022 
  157. Buon Natale e Felice Anno Nuovo! 2022 - 2023
  158. IL VALORE SPIRITUALE NELLA VITA QUOTIDIANA
  159. 88 Buon compleanno!
  160. MINDFULNESS DELLA VITA QUOTIDIANA
  161. LO – JONG I sette punti della formazione di Bodhicitta
  162. LA VISIONE DELLA VIA DI MEZZO
  163. LE OTTO SESSIONI PRATICA DI LO JONG 
  164. La pratica sette rami di devozione, di accumulazione di meriti e di Purificazione
  165. Sadhana del Buddha Sakya muni
  166. Sadhana del Buddha della Medicina 
  167. Sadhana del Avalokiteshavara
  168. Pratica del Arya Tara 
  169. BUON NATALE e FELICE ANNO 2024
  170. Mahamudra Istruzione di Mahasiddha Tilopa
  171. La realta di connessione 
  172. Losar 2024
  173. VESAK per LA PACE 2024
  174. Il significato del Bodhisattva Avalokiteshvara
  175. La realtà della Impermanenza
  176. Come coltivare la felicità attraverso la meditazione
  177. 6 luglio 2005, discorso per celebrazione di compleanno di Dalai Lama 
  178. La mente silenziosa, la mente illuminata
  179. Il significato dei quattro sigilli di Buddha 
  180. Il ruolo della religione nel trasformare la vita in liberazione 
  181. La Mente Tri-dimensionale, La Mente Intelligente
  182. Buone feste e Auguri 2025
  183. La meditazione del silenzio  
  184. L'essenza del Libro tibetano dei morti  
  185. Come integrare il Dharma nella propria vita
  186. Meditazione su Amitābha e lo yoga del sonno
  187. Le tre-serie di consigli fondamentali
  188. Ventuno Aspetti Supremi del Dharma  
  189. Un canto spirituale sulle otto difficoltà supreme 
  190. Un semplice esercizio di meditazione per iniziare   
  191. Preghiera dell'offerta di luce 
  192. Il gioiello del cuore dei coraggiosi aspiranti alla Liberazione  
  193. La ghirlanda di gioielli dei Bodhisattva
  194. Il VESAK 2025
  195. Il Mese sacro di Saga Dawa 2025 
  196. Maha-satipatthana Sutta - Il grande sermone sui fondamenti della presenza mentale 
  197. Guida semplice alla meditazione Samatha
  198. Il nostro pianeta è in pericolo 
  199. Connessione tra Microcosmo e Macrocosmo
  200. Scienza, Spiritualità e Vita 
  201. Spiritualità, Scienza e Filosofia della Trasformazione della Coscienza 
  202. la pratica della Tara Bianca Cintamani 
  203. Einstein e Nagarjuna nella meditazione 
  204. Giustizia e Pace nel Buddhismo 
  205. Elogio alla gratificazione degli esseri senzienti di Nagarjuna
  206. Chòtrul Dawa e Losar 2026
  207. L'Illusion della Realtà
  208. Festa del Vesak 2026
  209. Saka Dawa Duchen 2026
  210.  l'impermanenza e l'vacuità - Tutto cambia, nulla cambia
  211. il campo quantistico della vacuità 
  212. Neutralità del dolore
  213. Come seguire il Buddha
  214. Socrate è un Buddha?
  215. l'impegno ambientale di Papa Francesco
  216. Socrate e Galileo Galilei - la conoscenza dovesse essere scoperta dall’individuo dall’interno
  217. Tutto ciò che vediamo è una prospettiva, non la verità

Che tutti gli esseri, ovunque, siano felici e liberi.
Lokah Samastah Sukhino Bhavantu
May all beings everywhere be happy and free.
འཇིག་རྟེན་ཁམས་ཀུན་ཕན་བདེ་དང་རང་དབང་གིས་ཁྱབ་པར་སྨོན།