Un confronto tra la gestione del disagio fisico ed emotivo nello stoicismo, nel Lo Jong e nella spiritualità di San Francesco d’Assisi
Parole chiave
Quando mettiamo a confronto lo stoicismo, il Lo Jong (allenamento mentale buddista tibetano) e la Preghiera di San Francesco, scopriamo un modello profondo e universale per raggiungere la pace interiore e la chiarezza etica. L’obiettivo fondamentale di trasformare se stessi per servire meglio il mondo è condiviso da queste tre realtà molto diverse tra loro, nonostante le loro origini nell’antica Grecia, nel Tibet medievale e nell’Italia rinascimentale e le differenze culturali che le separano.
Di seguito vengono evidenziati alcuni principi fondamentali, in vista dei capitoli successivi.
1. Principi dello stoicismo
Lo stoicismo insegna che, sebbene non sia sempre possibile controllare gli eventi esterni come le malattie fisiche o le tragedie, è possibile controllare il modo in cui li giudichiamo. Questo perché il dolore è spesso aggravato dai nostri commenti mentali.
È inoltre possibile ridurre il dolore o la sofferenza separando la sensazione fisica della narrazione. “Questa è solo una sensazione nei miei nervi; non può danneggiare il mio carattere né la mia mente”. Non aggravare il dolore preoccupandosi del futuro.
Lo stoico Seneca scrisse: «Il dolore è lieve se l’opinione non vi ha aggiunto nulla». Fai un passo indietro e osserva la tua sofferenza nel vasto contesto dell’universo per ridurne l’impatto emotivo.
Lo stoicismo si basa sulla ragione (logos) e sulla fortezza della mente. Ti insegna a controllare la tua mente per raggiungere l'atarassia (tranquillità incrollabile), consentendoti di adempiere al tuo dovere verso l’umanità.
Lo stoicismo insegna che il dolore fisico è semplicemente una sensazione corporea e non un male morale. Appartiene al regno delle cose indifferenti — quelle al di fuori del nostro controllo morale diretto.
La sottostante illustra i 10 metodi fondamentali per la gestione del dolore e della sofferenza, mettendo a confronto l’approccio della tradizione stroica nei loro confronti.
Decostruzione oggettiva:
Considerare le sensazioni fisiche come “indifferenti preferiti o non preferiti” piuttosto che come mali cosmici.
Trasformazione alchemica:
Utilizzare l’ostacolo come carburante; il dolore sviluppa le virtù della resistenza e del coraggio.
Dicotomia del controllo:
Tracciare un confine tra il segnale fisico involontario e l’assenso mentale volontario.
Accettazione radicale:
Praticare l’Amor Fati (amore per il destino); accettare la condizione attuale del corpo senza risentimento.
Il momento presente:
Rimanere ancorati al presente; liberarsi dei rimpianti del passato e delle ansie future che amplificano il dolore.
Autotrascendenza:
Ricordare la Cosmopolis; sei una singola cellula nel vasto corpo interconnesso della Natura.
Riduzione dell’ego:
Smantella il fragile ego che urla: «Perché sta succedendo proprio a me?».
Resistenza intenzionale:
Considera il dolore come un campo di addestramento (palaestra) per mettere alla prova e dimostrare il carattere interiore.
Autocontrollo emotivo:
Rifiuta di lasciare che gli impulsi fisici scatenino reazioni emotive secondarie come la rabbia o la disperazione.
Interconnessione cosmica:
Accetta le leggi della natura; il decadimento e i limiti fisici sono inerenti all’essere umano.
2. I principi del Lo Jong
Utilizzare l’ostacolo come carburante; il dolore sviluppa le virtù della resistenza e del coraggio.
Dicotomia del controllo:
Tracciare un confine tra il segnale fisico involontario e l’assenso mentale volontario.
Accettazione radicale:
Praticare l’Amor Fati (amore per il destino); accettare la condizione attuale del corpo senza risentimento.
Il momento presente:
Rimanere ancorati al presente; liberarsi dei rimpianti del passato e delle ansie future che amplificano il dolore.
Autotrascendenza:
Ricordare la Cosmopolis; sei una singola cellula nel vasto corpo interconnesso della Natura.
Riduzione dell’ego:
Smantella il fragile ego che urla: «Perché sta succedendo proprio a me?».
Resistenza intenzionale:
Considera il dolore come un campo di addestramento (palaestra) per mettere alla prova e dimostrare il carattere interiore.
Autocontrollo emotivo:
Rifiuta di lasciare che gli impulsi fisici scatenino reazioni emotive secondarie come la rabbia o la disperazione.
Interconnessione cosmica:
Accetta le leggi della natura; il decadimento e i limiti fisici sono inerenti all’essere umano.
2. I principi del Lo Jong
Risalente al XII secolo, il Lo Jong è un sistema di allenamento mentale buddista tibetano costituito da slogan pensati per trasformare le avversità e il dolore in forze positive. In “Concentra tutte le colpe in una sola”, invece di provare risentimento verso una malattia, un infortunio o qualcuno che ti ha ferito, impari a incolpare solo l’aspettativa dell’ego secondo cui la vita dovrebbe essere sempre confortevole. Anziché combattere il dolore, Lo Jong lo utilizza per coltivare la compassione suprema; puoi trasformare le circostanze negative in un percorso positivo trattando il dolore fisico ed emotivo come carburante per il risveglio.
Nella pratica del Lo Jong chiamata Tonglen (meditazione del dare e del ricevere), inspiri il tuo dolore attuale e immagini di assorbire il dolore di tutte le altre persone al mondo che stanno soffrendo in modo simile. Quindi espiri di sollievo, pace e guarigione verso di loro. Questo rompe istantaneamente l’isolamento della sofferenza.
Il Lo Jong è una pratica di addestramento mentale del buddismo tibetano che adotta un approccio radicalmente diverso al dolore. Anziché limitarsi a sopportarlo, lo accoglie come fonte di crescita spirituale. La tua sofferenza personale diventa un atto di compassione universale. Il Lo Jong si basa sulla compassione radicale. Ti insegna a utilizzare ogni offesa, dolore e difficoltà come esercizio mentale per schiacciare l’ego e sviluppare l’amore universale.
La sottostante illustra i 10 metodi fondamentali per la gestione del dolore e della sofferenza, mettendo a confronto l’approccio della tradizione Lo Jong nei loro confronti.
Obiettivo Decostruzione:
Riconoscere il dolore come una natura vuota, un costrutto impermanente dell’ego.
La sottostante illustra i 10 metodi fondamentali per la gestione del dolore e della sofferenza, mettendo a confronto l’approccio della tradizione Lo Jong nei loro confronti.
Obiettivo Decostruzione:
Riconoscere il dolore come una natura vuota, un costrutto impermanente dell’ego.
Trasformazione alchemica:
“Concentrare tutta la colpa in un unico punto”. Usare il dolore per distruggere l’ego egocentrico.
Dicotomia del controllo:
Comprendere che la natura ultima della realtà (il Vuoto) non è influenzata dalle condizioni sensoriali.
Accettazione radicale:
integrare con gioia le condizioni avverse inaspettate nel percorso verso l’illuminazione.
Il momento presente:
Mantenere la consapevolezza del respiro (Tonglen) nel momento immediato.
Autotrascendenza.
Praticare il Tonglen: inspirare il dolore di tutti gli esseri, espirare sollievo.
Riduzione dell’ego:
Individua la “mente egocentrica” come la vera fonte di ogni agonia emotiva.
Resistenza consapevole:
Accogli la malattia e le avversità come un modo rapido per esaurire il karma negativo.
Autocontrollo emotivo:
Proteggi la mente dalla reattività emotiva; non reagire alle condizioni esterne.
Interconnessione cosmica:
Comprendere la fondamentale uguaglianza di tutti gli esseri senzienti che provano dolore.
2. I principi della preghiera per la pace di San Francesco d’Assisi
La preghiera per la pace di San Francesco d’Assisi è incentrata sulla pace e sull’abbandono. Distoglie la tua attenzione dalla tua sofferenza, ispirandosi a diventare una forza positiva nella vita degli altri. Ti trasforma da vittima passiva a agente attivo dell’amore.
Anziché cercare conforto, ti incoraggia a darlo, spezzando così il circolo vizioso dell’egocentrismo su cui prospera il dolore emotivo. La preghiera ti chiede di portare amore dove c’è odio e luce dove c’è oscurità.
Anche quando provi dolore, trova piccoli modi per confortare gli altri. Manda un messaggio a un amico che sta attraversando un momento difficile, oppure compì un piccolo gesto di gentilezza. Diventando una fonte di guarigione per gli altri, il tuo fardello emotivo si alleggerirà.
Quando sei sopraffatto dal dolore fisico o emotivo, San Francesco consiglia di guardare verso l’esterno. Concentrandoti sul confortare qualcun altro, calmi temporaneamente i recettori del dolore del tuo cervello. Ti rendi conto che “rinunciando” alla tua preoccupazione per te stesso, puoi raggiungere la pace interiore.
La seguente illustra i 10 metodi fondamentali per la gestione del dolore e della sofferenza, mettendo a confronto l’approccio della tradizione di San Francesco d’Assisi nei loro confronti.
Decostruzione oggettiva:
Abbandonare il giudizio, chiedendo di portare luce dove c’è oscurità.
La preghiera per la pace di San Francesco d’Assisi è incentrata sulla pace e sull’abbandono. Distoglie la tua attenzione dalla tua sofferenza, ispirandosi a diventare una forza positiva nella vita degli altri. Ti trasforma da vittima passiva a agente attivo dell’amore.
Anziché cercare conforto, ti incoraggia a darlo, spezzando così il circolo vizioso dell’egocentrismo su cui prospera il dolore emotivo. La preghiera ti chiede di portare amore dove c’è odio e luce dove c’è oscurità.
Anche quando provi dolore, trova piccoli modi per confortare gli altri. Manda un messaggio a un amico che sta attraversando un momento difficile, oppure compì un piccolo gesto di gentilezza. Diventando una fonte di guarigione per gli altri, il tuo fardello emotivo si alleggerirà.
Quando sei sopraffatto dal dolore fisico o emotivo, San Francesco consiglia di guardare verso l’esterno. Concentrandoti sul confortare qualcun altro, calmi temporaneamente i recettori del dolore del tuo cervello. Ti rendi conto che “rinunciando” alla tua preoccupazione per te stesso, puoi raggiungere la pace interiore.
La seguente illustra i 10 metodi fondamentali per la gestione del dolore e della sofferenza, mettendo a confronto l’approccio della tradizione di San Francesco d’Assisi nei loro confronti.
Decostruzione oggettiva:
Abbandonare il giudizio, chiedendo di portare luce dove c’è oscurità.
Trasformazione alchemica:
Trasformare gli stati negativi in strumenti di pace divina.
Dicotomia del controllo:
Accettare l’incapacità di controllare le tempeste esterne; concentrarsi sull’offrire amore.
Accettazione radicale:
Cercare di comprendere la condizione di sé e del mondo piuttosto che combatterla.
Il momento presente:
Vivere passo dopo passo come un canale attivo e presente di pace.
Autotrascendenza:
«È nel dare che riceviamo»: spostare completamente l’attenzione dall’autocommiserazione.
Riduzione dell’ego:
Chiedi di essere uno strumento altruista, cercando il conforto per gli altri piuttosto che per te stesso.
Resistenza consapevole:
Considera la sofferenza come un percorso verso la rinascita eterna e un allineamento più profondo.
Autocontrollo emotivo:
Contrasta l’odio, il dolore e il dubbio con l’amore, il perdono e la fede.
Interconnessione cosmica:
Connettiti a una realtà superiore e universale per trovare un conforto profondo e trascendente.
4. Prospettiva multiculturale
4. Prospettiva multiculturale
Per affrontare il dolore fisico ed emotivo o la sofferenza in una società moderna e multiculturale come la nostra, è fondamentale disporre di una soluzione che integri una prospettiva multiculturale. Pertanto, combinando lo stoicismo, il Lo Jong tibetano e la Preghiera di San Francesco d’Assisi, è possibile costruire un potente arsenale di strumenti che affronti il dolore attraverso la logica, la compassione e l’accettazione.
Di seguito è riportata un’analisi dettagliata dei 10 principi essenziali dello stoicismo, insieme a un confronto diretto su come queste stesse idee si manifestino nel Lo Jong e nella Preghiera di San Francesco. Seguente ordine delle descrizioni sottoleneati con le riferimenti delle letter, Principio stoico (S), Pratica del Lo Jong (buddismo tibetano)(L) e Preghiera di San Francesco (misticismo cristiano)(F)
(S) Dicotomia del controllo
(L) Rinunciare alle aspettative: uno slogan recita: «Concentra tutte le colpe in una sola» (assumersi la responsabilità della propria mente piuttosto che cercare di correggere i fattori esterni).
(F) Abbandonarsi alla volontà divina: espresso chiedendo di essere uno strumento piuttosto che il regista, accettando ciò che è.
(S) Le quattro virtù
(L) Bodhicitta: coltivare l’intento supremo di raggiungere l’illuminazione a beneficio di tutti gli esseri viventi attraverso una rigorosa disciplina mentale.
(F) Virtù attiva: «Dove c’è odio, fa’ che io semini amore; dove c’è offesa, perdono...», incarnando coraggio e giustizia.
(S) Amor Fati
(L) Trasformare le circostanze avverse: il testo fondamentale del Lo Jong insegna a portare tutte le condizioni avverse sul sentiero dell’illuminazione.
(F) Accettazione radicale: abbracciare il dolore, l’oscurità e persino la morte (“Sorella Morte”) come transizioni naturali.
(S) Trasformare gli ostacoli in opportunità
(L) Meditazione Tonglen: scambiare se stessi con gli altri inspirando mentalmente la sofferenza/il veleno del mondo ed espirando pace.
(F) Riformulazione alchemica: considerare l’oscurità come lo spazio esatto necessario per far emergere la luce; il dolore come il catalizzatore per concedere il perdono.
(S) Memento Mori
(L) L’impermanenza della vita: meditare costantemente sulla morte e sulla preziosità della vita umana per superare gli attaccamenti mondani.
(F) Prospettiva eterna: «È morendo che nasciamo alla vita eterna», eliminando la paura esistenziale della fine fisica.
(S) Controllo delle reazioni
(L) Consapevolezza e distacco: osservare i pensieri senza lasciare che si cristallizzino in reazioni emotive distruttive o in rabbia.
(F) Perfetta compostezza: cercare di confortare piuttosto che esigere conforto, superando gli impulsi reattivi primari tipici dei mammiferi.
(S) Cosmopolitismo
(L) Tutti gli esseri come la propria madre: rendersi conto che ogni essere senziente è interconnesso, eliminando la barriera tra “sé” e “altro”.
(F) Strumenti di pace: agire come un ponte di armonia cosmica, vedendo se stessi intimamente intrecciati al benessere degli altri.
(S) Ridurre l’ego
(L) Superare l’egoismo: allenarsi esplicitamente a bandire l’ego («Bandisci l’unico oggetto principale di colpa» — l’ego).
(F) Altruismo radicale: «È nel dare che riceviamo; è nel perdonare che siamo perdonati; è nell’oblio di sé che troviamo».
(S) Il momento presente
(L) Consapevolezza continua: mantenere la mente ancorata alla realtà presente dei propri slogan di addestramento mentale del momento.
(F) Azione immediata: non sperare nella pace in un futuro astratto, ma seminare amore, fede e gioia proprio ora, nello spazio immediato.
(S) La filosofia come azione
(L) Il Sentiero del Bodhisattva: il mandato assoluto secondo cui l’allenamento mentale deve tradursi in azione fisica compassionevole verso gli altri.
(F) La chiamata al servizio: l’intera preghiera è una richiesta di azione («lasciami seminare», «lasciami portare»), che rifiuta la contemplazione passiva.
5. Conclusione: il risultato di una soluzione interculturale
Tutti e tre questi sistemi concordano sulla verità umana più fondamentale. La vera libertà non sta nel cambiare le circostanze esterne della propria vita, ma nel cambiare il proprio rapporto interiore con esse.
Lo stoicismo, il Lo Jong (allenamento mentale buddista tibetano) e la Preghiera di San Francesco forniscono quadri mentali profondi e in parte coincidenti per affrontare il dolore fisico e il disagio emotivo.
Lo stoicismo sottolinea la sovranità personale sui giudizi interiori; il Lo Jong trasforma le avversità in risveglio spirituale; e la Preghiera di San Francesco promuove l’autotrascendenza e l’empatia radicale.
Gestire il dolore fisico e la sofferenza emotiva richiede di spostare l’attenzione dalla resistenza alla trasformazione. Sia il Lo Jong che il misticismo cristiano della Preghiera per la pace di San Francesco offrono strumenti complementari per trasformare il disagio in uno strumento di crescita spirituale e altruismo.
Mentre il Lo Jong utilizza un quadro psicologico e analitico per dissolvere l’illusione del sé indipendente, San Francesco ricorre a un quadro devozionale e relazionale per abbandonare il sé a Dio. In definitiva, entrambe le tradizioni concordano su una profonda verità psicologica: la sofferenza diminuisce nel momento in cui smettiamo di concentrarci interamente sul nostro benessere e reindirizzare la nostra energia verso l’alleviamento del dolore altrui.
Mettere in evidenza tali confronti tra valori culturali può portare gioia nei cuori di molte persone, specialmente di coloro che vivono in società aperte, caratterizzate da valori democratici moderni e da una grande civiltà culturale fondata sul rispetto, sulla pace e sull’unità.
Possa questo essere una risorsa per alleviare il dolore e la sofferenza di infiniti esseri.
G. Tharchin Lharampa Lama Geshe
ROMA


