Geshe Gedun Tharchin
15 Settembre 2004
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Dharma
Il
termine sanscrito Dharma, in pali Dhamma, si riferisce a tutte le
azioni o condotte positive che procurano benessere nella vita e
benefici agli individui e al mondo. Dharma si riferisce anche ad ogni
sistema di pensiero religioso, etico e filosofico volto al benessere
di ciascuno. Tutte le pratiche spirituali, le discipline, le azioni e
i rituali virtuosi sono considerati Dharma. Il termine Dharma è
tradotto in Tibetano come Choè e significa semplicemente azione
buona.
Credo che il maestro Sakyamuni abbia rivelato il Dharma
e abbia insegnato il Dharma, il giusto modo di pensare, il sentiero
spirituale, la realizzazione interiore o la qualità di base umana
che già era presente nel pensiero esistente nella storia umana del
passato. Quindi per i suoi seguaci e nella filosofia buddista, il
termine Dharma viene utilizzato come l'equivalente degli insegnamenti
di Buddha, e per insegnamenti non s'intende solamente i discorsi, ma
anche i contenuti dei discorsi, le qualità spirituali e le
realizzazioni.
L' Abhidharmakosa di Vasubhandu dice:
La
natura degli insegnamenti del maestro possiede due aspetti: l'aspetto
orale e l'aspetto della realizzazione. L'unico modo per essere un
praticante è preservarla oralmente o spiritualmente
Quindi,
nel Buddhismo, il Dharma è considerato il secondo gioiello o rifugio
per i seguaci, oltre agli altri due rifugi, il Buddha e il Sangha.
Infatti Buddha significa semplicemente essere Illuminato o
letteralmente essere risvegliato, che si è completamente svegliato
dal sonno dell'ignoranza. Dharma sono quindi gli insegnamenti, che
sono le istruzioni verbali e le qualità spirituali insegnate dagli
esseri Illuminati. Il Sangha è costituito dai praticanti che si
perferzionano nell'apprendere e nel praticare il Dharma.
Generalmente un essere illuminato predica il Dharma, cioè
una conoscenza della realtà e il modo in cui realizzare questa
verità per condurre una vita ricca di significato nel contesto del
mondo circostante.
M'interessa fornire un'educazione
spirituale di tipo moderno che tuttavia possegga i suoi valori
classici. Il Dharma, inteso come spiritualità universale, produce
uno stato di armonia con tutte le cose presenti nel mondo materiale.
Ad un livello ultimo, la mia ricerca concerne un sentiero spirituale
universale di Dharma, che si adatti a tutti gli uomini per il
benessere di tutti gli esseri senzienti. Vorrei che si basasse sulla
saggezza e sul metodo tradizionale delle scritture del Lam Rim, pur
restando in armonia con i vantaggi e i comfort moderni, includendo le
tecnologie sofisticate, e che si integrasse con le altre culture, le
altre tradizioni spirituali e sistemi d'educazione esistenti.
Desidererei essere in grado di avere un'apertura spirituale che
superi tutte le barriere tra le religioni e i gruppi spirituali e
dove tutti coloro che ricercano un arricchimento spirituale possano
trovare una comune base di rilassamento per tutta l'umanità.
Nel
linguaggio occidentale ancora non si è coniato un termine
equivalente al sanscrito Dharma. Gli insegnanti buddisti inglesi, gli
studiosi e i traduttori hanno utilizzato la parola Legge, Verità,
Religione, ecc…per intendere o sostituire il termine Dharma.
Tuttavia non si è ancora creato un contesto sociale tale da
consentire a nessuno di loro di dare un senso completo al termine
Dharma o Choè. Quindi la maggior parte delle presone preferisce
usare il termine originale Dharma anche in inglese, come ad esempio
il termine “yak” è ugualmente valido in inglese nonostante sia
originalmente un termine tibetano.
Il Grande maestro indiano
Vasubhandu elencò undici significati principali derivanti dal verbo
“dhr”. Può indicare un preciso fenomeno che possiede una
caratteristica peculiare, o la stessa caratteristica. Può
significare anche “costume”, “dovere”, “legge” o
“religione”, che regola il comportamento. Ma l'essenza della
scoperta di Buddha era la sostanziale realtà della libertà, che può
essere realizzata dalla mente umana come le sua condizione più
profonda. L'individuo che ha raggiunto la realizzazione è al di
fuori della sofferenza, al di fuori di ogni sistema che lo tenga
legato a sè. Ciò diede una nuova serie di significati al Dharma: l'
“Insegnamento”, il “Sentiero” di pratica dell'insegnamento,
la “Libertà” propria di questa realtà, o “Verità”, lo
stesso Nirvana.
La Via di Mezzo
Credo
che la definizione del Dharma in una sola parola possa essere “Via
di mezzo”, in tibetano Uma e in sanscrito madhyamaka. Stare nel
mezzo o nel centro significa saper equilibrare ogni cosa e avere una
piena comprensione che il Dharma, la compassione, la saggezza, la
rinuncia e anche la realtà ultima, cioè la vacuità o mahamudra (
il grande sigillo, l'unione delle due verità o unione del chiaro e
del vacuo) non sono nient'altro che Uma.
In breve, uma è
l'essenza di tutti i fenomeni ed è il cosidetto Dharma che deve
essere realizzato e in cui si può trovare rilassamento. La
descrizione più esplicita di Uma è mostrata nel
Mulamadhyamaka-karika di Nagar-juna. Il termine madhyamaka si
riferisce tecnicamente alle due Bodhicitta nel testo di Nagarjuna
chiamate commenti alla Bodhicitta del livello convenzionale ed
ultimo, che sono la grande compassione e la realizzazione della
realtà ultima. Sono anche conosciute come saggezza e compassione,
rispettivamente riassunte nei versi finali ed iniziali del
Mulamadhyamaka-karika:
Mi
prostro dinnanzi a Gautama
Che tramite la compassione
Ha
insegnato la vera dottrina
Che conduce all'abbandono di tutte le
visioni errate
Mi prostro dinnanzi al Buddha perfetto
Il
migliore dei maestri, che ha insegnato che
Tutto ciò che sorge
dipendentemente è
Senza fine, senza nascita, annientato, non
permanente
Non viene, non va, senza distinzione, senza identità,
E
libero da costruzioni concettuali.Uma
o madhyamaka è, in una parola, la descrizione del Dharma così come
è rivelato dal grande Nagarjuna nelle sue opere, come ad esempio i
sei trattati che provano in maniera logica la Via di Mezzo,
specialmente “Versi sulla saggezza fondamentale”, in cui si
dice:
Qualsiasi
cosa esiste interdipendentemente,
Questa è vacuità.
Questa,
essendo una designazione dipendente,
è essa stessa la via di
mezzo
Quando la vacuità è possibile
Ogni cosa è
possibile;
Dove la vacuità è impossibile
Nulla è possibile.
Questa
filosofia è riconducibile a tali versi di un sutra del maestro
Sakyamuni:
Bikku,
Colui
che vede l'origine interdipendente
Vede la vacuità del
Dharma,
Quindi vede il Dharmakaya dell'Illuminato.
Il
sistema filosofico è stato conosciuto poi come Prasangika madhyamaka
dal suo più fervido seguace Chandrakirti nel suo commento al
Mulamadhyamaka-karika, Introduzione alla Via di Mezzo o
Madhyamakavatara. Un breve commento poetico al Mulamadhyamaka-karika
di Nagar-juna è stato scritto da Lama Tsongkhapa e porta il titolo
“Omaggio a Buddha Sakya-muni per il suo insegnamento sulla
relatività”. Se ne riportano dei versi:
Omaggio a colui la cui visione e
parola
Lo resero un insuperabile saggio e maestro,
Il
vittorioso, che vide la relatività
E la insegnò a tutti
noi!
L'ignoranza è la vera radice
Di tutti problemi nel
mondo;
Colui che vide ciò e se ne liberò
Proclamò la
relatività universale.
e
Tutto ciò è oggettivamente
vacuo
E questi effetti derivano da questa causa;
Queste due
verità non si escludono a vicenda
Ma anzi sono complementari.
e
Tra I maestri, il maestro della relatività,
Tra
le saggezza, la saggezza della relatività;
Questi sono come
Vincitori Imperiali nel mondo
Che ti rendono Campione Mondiale di
Saggezza, al di sopra di tutti.
Qualsiasi cosa tu abbia
insegnato
È permeata di relatività
E dal momento che
quest'ultima conduce al Nirvana
Nessuna delle tue azioni non
procura pace.
Atisha,
autore de “La lampada del sentiero che conduce all'Illuminazione”,
Shantideva, autore di “Bodhisattvacaryavatara” e molti praticanti
in Tibet, come Marpa, Milarepa, Tsongkhapa e l'attuale
quattordicesimo Dalai Lama del Tibet hanno stabilito le loro tesi
rifacendosi alla Via di Mezzo di Nagar-juna così come viene
descritta in “Buddhapalita” di Buddha-viveka, “Quattrocento
versi sulla Via di Mezzo” di Aryadeva, “Madhyamakavatara” di
Chandra-kirti.
Anche due grandi maestri di logica indiani,
Dignaga e Dharma-kirti, autore dei sette trattati Pramana, e in oltre
i cinque dharma di Maitreya, le cinque bumi di Asanga,
Abhidharma-samucchaya di Asanga e Abidharma-kosa di Vasubhandu e
centinaia di commenti e opere di studiosi tibetani, si sono basati su
tali testi.
I trattati Lam Rim e i trattati Lo Jong dei
maestri Kadampa del Tibet hanno costituito un grande supporto per la
Via di Mezzo del Buddha, in quanto le hanno consentito di esser
tramandata fino ai giorni d'oggi e l'hanno preservata come un tesoro
vivente di spiritualità. Vi è anche un sistema di dialettica
tibetano chiamato Due Dra, che si è sviluppato basandosi sui sistemi
di logica indiani degli studiosi Sakyapa, e che distingue leggermente
il sistema di studiare la filosofia buddista proprio delle Università
Monastiche tibetane da quello della grande Università di Nalanda in
India.
Vi è un sistema interno al Buddhismo Tibetano, il
Vajrayana, che si basa sul sentiero spirituale promosso dagli 80
Mahasiddha indiani, conosciuti nel mondo tibetano. Questo sistema è
conosciuto come un mezzo segreto del Dharma, e funziona solo per le
persone che possono paragonare le loro capacità a quelle degli 80
Mahasiddha. Il sistema Vajrayana è anche un modo d'approccio verso
Uma o madhyamaka (l'unione delle due verità della Chiara Luce e del
corpo Illusorio o corpo d'Arcobaleno o corpo vacuo) attraverso dei
punti vitali del sistema sottile dell'esistenza umana.
Secondo
quanto dice un leggenda buddhista, Buddha apprese la Via di Mezzo da
un fenomeno semplice, una chitarra indiana: né un tocco troppo
debole né uno troppo forte produce perfettamente, in modo corretto,
il suono desiderato. Quindi, per appagare il desiderio umano bisogna
saper seguire la Via di Mezzo, la saggezza che riesce ad equilibrare
tutto!
Dunque la Via di Mezzo non consiste in un una
filosofia, in una concentrazione, in un atteggiamento fissato e
predeterminato, ma si basa sulla realtà della natura relativa della
verità, sulla perfezione di una conoscenza intelligente, che riesce
a fornire un'adeguata risposta a ciascun individuo tenendo conto dei
ritmi di continuo cambiamento cui sono sottoposti gli eventi e le
cose. Quindi, la Via di Mezzo non è qualcosa per studiosi o per
persone particolarmente realizzate, ma piuttosto è un mezzo che
permette a tutti gli esseri viventi di gestire la loro vita riuscendo
a dare equilibrio a tutti i momenti e ed eventi, condizioni e
situazioni che capitano loro senza far venir meno l'essenza del
Dharma, che è un'esperienza gioiosa nel flusso mentale.
Anche
un santo dei tempi moderni come Mahatma Gandhi ha applicato
fondamentalmente il principio della Via di Mezzo, il punto di vista
proprio del Madhyamaka ovvero il modo di avvicinarsi alla saggezza
proprio di Uma, utilizzandolo come un modo per sistemare ed
equilibrare tutte le situazioni che ha incontrato. Per fare un
esempio, quando gli inglesi costruirono la ferrovia in India, molti
indiani erano a favore di ciò e molti altri indiani erano contro. Ma
Gandhi disse: “L'India è ok con o senza treni”: il suo approccio
realistico alla Via di Mezzo riusciva a superare facilmente le
posizioni estreme per raggiungere uno stato di non-violenza o ahimsa.
Riuscì a mantenere la Via di Mezzo anche nelle questioni fra teisti
ed atei, religioni monoteiste e politeiste, sostenendo che “Dio è
la Verità e la Verità è Dio” e “Non c'è nessun Dio se non la
Verità” e riuscendo così a portare equanimità ed equilibrio tra
queste posizioni che escludono l' una l'altra.
Colpisce anche
molto il suo modo, proprio della Via di Mezzo, di avvicinarsi alla
fede Induista e Buddista in India, dal momento che lui afferma: “Ma
l'insegnamento di Buddha, come il suo cuore, si espandeva dappertutto
e abbracciava ogni cosa, e per questo è sopravissuto al suo corpo e
si è diffuso sulla faccia della terra. Il Buddha non ha mai
rifiutato l'Induismo, ma ne ha ampliato la base, ha dato vita a degli
insegnamenti che erano seppelliti nei Veda e che erano ricoperti di
erbacce. Il suo grande spirito induista ha spianato la sua strada tra
le foreste di parole, parole senza senso che avevano ricoperto la
verità d'oro presente nei Veda. Le leggi di Dio sono eterne ed
inalterabili e non possono essere separate da Dio stesso.
È
una condizione indispensabile della sua perfezione. Da qui il grande
equivoco che Buddha non credeva in Dio e credeva semplicemente nella
legge morale.”
Credo che la via di Gandhi sia un modello
della grandezza del genere umano e dell'animo umano. La sua vita fu
semplice, modesta e umile tuttavia in grado di affrontare tutte le
situazioni. Inoltre egli era intelligente, istruito culturalmente e
possedeva forza pacifica, tolleranza e amore, che lui chiamava ahimsa
bavana,
letteralmente azione di non-violenza e la sua pratica era Satyagrah,
cioè basata sulla Verità…parole estremamente sagge!
Anche
il leader del Tibet, il quattordicesimo Dalai Lama ha applicato la
Via di Mezzo o Uma, madhyamaka, persiono nelle questioni politiche
del Tibet, per mantenere un dialogo e una comunicazione genuina con
le autorità cinesi. Lui confida totalmente ed ha fiducia in questa
Via di Mezzo e nella compassione, che considera dei mezzi per
riuscire a gestire tutte le situazioni che riguardano il Tibet e i
tibetani. Grazie a questo atteggiamento non-violento della Via di
Mezzo è riuscito a vincere il premio Nobel per la pace nel 1989 ed
ha ottenuto molti sostenitori internazionali.
Quindi, secondo
me, la Via di Mezzo è uno stato de completa libertà da posizioni
estreme e di assoluta pace, e costituisce il più semplice, il più
umile e allo stesso tempo il più grande e il più potente principio
naturale che permette di superare tutti i problemi stando
sull'infallibile livello zero della vacuità, Sunyata.
Infatti nella terminologia originale, Sunya'
significa zero e insieme a ta'
dà un'idea completa dello stato zero, che è il punto più alto da
cui nessuno può cader giù, in quanto è il più stabile e il più
confortevole.
La
Via di Mezzo e Ahimsa
Il
Buddismo classico sorse dalle esperienze traumatiche del Buddha, cioè
dalla sua scoperta delle malattie, della vecchiaia e della morte, tre
inevitabili forme di miseria e himsa.
Il Buddha, con la sua vita e i suoi insegnamenti illuminati, voleva
sconfiggere ed annientare queste miserie della vita umana. Le
differenti categorie e principi della metafisica ed etica buddista
dichiarano l'importanza di questo sistema di pensiero presente in
Ahimsa.
Le basi del pensiero buddista sono enunciate nelle
quattro nobili verità (aryasatya). Esse sono: (I) la vita è piena
di miseria (sarvam dukham) perché è soggetta a cambiamento,
decadimento e morte, (II) la causa della miseria è il desiderio
(samudaya), che ha le sue radici nell'ignoranza, (III) la distruzione
della causa (nirodhaa), cioè il desiderio, è la strada che conduce
alla liberazione, e (IV) il mezzo per distruggere il desiderio è il
nobile Ottuplice Sentiero (marga) che deve essere percorso da coloro
che ricercano la vittoria sui desideri e consiste in : Retta
comprensione, retto pensiero, retta parola, retta azione, retti mezzi
di vita, retto sforzo, retta consapevolezza, retta
concentrazione.
Per colui che aspira al sentiero della
perfezione sono prescritti cinque precetti: astenersi dall'uccidere,
astenersi dal rubare, astenersi dai piaceri dei sensi, astenersi dal
mentire e astenersi dall'ubriachezza.
Lo stato di Budda e il
nirvana finale si ottengono tramite la pratica di virtù positive
come i quattro eminenti stati di coscienza (brama-vihara) e i sei
livelli di perfezione (paramita). I quattro eminenti stati di
coscienza sono: amicizia benevola (mastri), compassione amorosa
(karuna), gioia simpatetica (mudita) ed equanimità universale
(upeksa). I sei livelli di perfezioni spirituali sono: generosità
(dana), retta condotta (sila), pazienza (ksanti), sforzo gioioso
(virya), concentrazione (dhyana) e saggezza suprema (prajna). Come si
vede questi principi e concetti sublimano e convalidano la pratica
della non-violenza.
L'essenza degli insegnamenti buddisti è
che ci sono miserie e ingiustizie (himsa) nel mondo: queste possono
essere superate dall'amore e dall'assenza di ingiustizie (ahimsa). Le
leggi di ahimsa devono essere osservate da tutti. Al laico è
fortemente raccomandato di scegliere un'occupazione che causi la
minima ingiustizia agli altri esseri viventi. I monaci dovrebbero
osservare la non-violenza nella maniera più rigida.
Nel
Buddismo ahimsa non significa solo non uccidere o non commettere
ingiustizia, ma è l'amore universale verso tutti gli esseri viventi.
Per i buddisti ahimsa,
karuna
e matri
sono la stessa cosa. Il Dharmapada dice : “ha abusato di me, mi ha
picchiato, mi ha sconfitto, mi ha derubato” – in questi eventi
non albergare tali pensieri e l'odio cesserà.
Il Buddismo è
un sistema etico e religioso pratico, i cui principi sono basati
sulla filosofia della Via di Mezzo. Normalmente non impone mai delle
pratiche impossibili ai suoi seguaci e crede che torturare se stessi
sia anche contro ahimsa. L'ascetismo dovrebbe essere praticato
moderatamente. Consente anche ai suoi seguaci di mangiare carne se
l'animale non è stato ucciso da loro o per loro. La non-violenza
dovrebbe essere praticata nel corpo, nella parola e nella mente e la
non-violenza della mente è considerata la più alta forma di amore
mostrata agli altri.
La vita e gli insegnamenti di Buddha
furono grandi fonti d'ispirazione per il maestro di ahimsa,
Mahatma Gandhi. In un discorso ai buddisti a Colombo disse:
Forse
voi non sapete che uno dei miei figli, il maggiore, mi ha accusato di
essere un seguace di Buddha, e alcuni dei miei compatrioti non hanno
esitato ad accusarmi di diffondere l'insegnamento buddista travestito
da Induismo. Io comprendo le accuse di mio figlio e le accuse dei
miei amici induisti. E a volte mi sento addirittura orgoglioso di
esser accusato di essere un seguace di Buddha, e non ho alcuna
esitazione nel dichiarare davanti alla presenza di questo pubblico
che devo molta dell'ispirazione alla vita dell'Illuminato.
Equanimità
Madhyamaka
potrebbe essere definita in un linguaggio semplice come Equanimità.
All'interno della filosofia tibetana, il termine Equanimità possiede
quattro modi con cui ci si può riferire alla sua essenza: 1. du jed
tang nyom, 2. tsor wa tang nyom, 3. tse med tang nyom and 4. nyam
nyid tang nyom. Il primo è uno stato mentale o modo di guardare le
cose e gli eventi privo di attaccamento o avversione; tale
atteggiamento mentale comporta uno stato di naturale mente positiva e
non consente di essere ostacolato da emozioni afflittive. Quindi,
questa equanimità consiste nel mantenersi in uno stato d'equilibrio
tra l'attaccamento e l'avversione.
Il secondo è uno stato
della mente in cui si prova la sensazione di essere in una condizione
né di gioia né di dolore, ma di completa calma. Il terzo è lo
stato mentale della compassione che considera allo stesso modo tutti
gli esseri senzienti e se stesso. Il quarto porge lo stesso rispetto
a tutti gli esseri senzienti e gli esseri illuminati. Le prime tre
forme di equanimità sono state spesso menzionate nelle scritture
sull'Abhidharma. Ma la quarta è una categoria aggiuntiva, una mia
scelta di categoria di equanimità presa dal Boddhissattvacaryavatara
di Shantideva. Personalmente sento che questo sia il livello più
alto di equanimità, caratterizzato dal rispetto, dalla semplicità e
dall'umiltà, in cui si più essere completamente liberi da tutti i
problemi e da tutte le confusioni, stando in uno stato di piena
luminosità e chiarezza.
I seguenti versi del
Boddhicaryavatara – il modo di presentare il Dharma o la Via di
mezzo nella maniera più semplice, onorando in modo uguale gli esseri
senzienti e i Buddha – rappresentano una meravigliosa fonte
d'ispirazione per l'altruismo:
- Il maestro Sakyamuni ha
dichiarato che il campo degli esseri senzienti è il campo dei
Buddha, perché molti hanno raggiunto la più alta perfezione
onorandoli.
- Dal momento che l'ottenimento degli esseri
Illuminati/ le qualità di Buddha provengono in ugual misura dagli
esseri senzienti e dai Buddha, che senso ha non rispettare gli esseri
senzienti come si rispettano i Buddha?
- La loro grandezza non
dipende dall'intenzione ma dall'effetto stesso. In tal caso gli
esseri comuni sono pari ai Buddha.
- Una disposizione amichevole,
che è onorabile, costituisce la grandezza degli esseri senzienti. Il
merito dovuto alla fede nei Buddha costituisce la grandezza dei
Buddha.
- Perciò, gli esseri senzienti sono uguali ai Buddha in
un aspetto dell'acquisizione delle qualità dei Buddha; ma nessuno di
essi è del tutto pari ai Buddha, che sono oceani di buone qualità
dagli aspetti illimitati.
Desidererei che questo mondo fosse
trasformato in una struttura sociale aperta dove ciascuno possa
imparare, praticare e lavorare insieme agli altri per il benessere di
tutti gli esseri senzienti, considerandoli tutti ugualmente
importanti e basandosi sui comfort moderni, in accordo con la società
contemporanea.
La
pratica del Dharma
La
pratica del Dharma non è semplicemente una comprensione puramente
intellettuale del Dharma, né consiste semplicemente in rituali di
devozione né in performance tradizionali. Nel Buddismo la pratica
del Dharma viene classificata in molti diversi modi di avvicinarsi
alla spiritualità e alla meditazione. Prima di tutto le quattro
nobili verità: la comprensione della sofferenza, l'abbandono delle
cause della sofferenza, l'ottenimento della cessazione della
sofferenza e la realizzazione del sentiero. Le sofferenze sono di tre
tipi: sofferenza dovuta al dolore, sofferenza dovuta al cambiamento,
sofferenza dovuta alla condizione.
Le
cause della sofferenza possono appartenere a due categorie, cioè il
Karma e Klesha o oscurazioni mentali, che dettagliatamente si
suddividono nei dodici anelli dell'origine interdipendente. La
cessazione della sofferenza più avvenire ancora dentro il samsara o
al di là del samsara. Il sentiero è diviso in Ottuplice Sentiero e
Tre Addestramenti Superiori. Tutti questi devono esseri intrapresi
come è insegnato. Il sentiero si suddivide anche nel sentiero
dell'Ascoltatore, del Solitario e del Bodhisattva.
La seconda
classificazione della pratica è conosciuta come le Tre Pratiche
Principali: la Rinuncia, la Boddhicitta e la Saggezza. Vi sono anche
la generazione della Bodhicitta e l'Intraprendere la Bodhicitta e le
pratiche del Bodhisattva. Quest'ultime possiedono sei perfezioni o
dieci perfezioni, che appartengono al sentiero Boddhisattva yana,
anche conosciuto come i Cinque Sentieri del Bodhisattva:
Accumulazione, Preparazione, Visione, Meditazione e Cessazione
dell'Apprendimento.
Le pratiche si suddividono ulteriormente
in due: l'Accumulazione dei Meriti e l'Accumulazione della Saggezza.
Questi due aspetti della pratica sono come due ali, perderne una non
permette al praticante di volare verso la liberazione dal samsara o
di superare le tre sofferenze e le due cause della sofferenza. Vi
sono poi due principali categorie di pratiche nel modo buddista
tibetano, conosciute come sutra yana e mantra yana o pratiche comuni
e esoteriche.
Le istruzioni Lam Rim, per quanto riguarda il
modo di avvicinarsi a queste pratiche, definiscono tre tipologie di
esseri: basilari, intermedi e superiori. Gli esseri basilari sono
coloro che cercano principalmente delle rinascite in forme più
elevate, gli esseri intermedi sono coloro che ricercano
principalmente la liberazione dal samsara e gli esseri superiori sono
quelli che cercano la piena illuminazione per il bene di tutti gli
esseri senzienti. Le pratiche sono rispettivamente: le Dieci Azione
Virtuose, le Quattro Nobili Verità e la Bodhicitta e le Sei
Perfezioni. Questo modo di suddividere in categorie mira a guidare
gli esseri attraverso un processo graduale di intraprendimento dei
sentieri che conducono alla piena illuminazione tenendo conto delle
loro capacità, disposizioni e facoltà mentali.
Comunque
tutte queste classificazioni delle pratiche non sono nient'altro che
una maniera pacifica di prendere la vita, dovrebbero essere
considerate una modo sistematico di vivere, morire e reincarnarsi e
anche di servire gli altri. Intendo dire che la pratica del Dharma
consiste in un Cuore Buono, nella Spiritualità e nella Meditazione,
considerati parti integranti del samsara.
La pratica del
Dharma è un mezzo per liberarsi dal samsara, ma è anche un modo di
godere della vita e darle significato nel samsara.
Lam
Rim
Il
Lam Rim – stadi del sentiero che conduce all'Illuminazione – si
riferisce a un gruppo di insegnamenti che si sono sviluppati in Tibet
nel primo millennio e che si basano sul testo conciso, seminale “La
lampade per il sentiero che conduce all'Illuminazione” scritto dal
grande maestro indiano Atisha (982-1054). Atisha fu uno dei primi
maestri di meditazioni a metter piedi fuori dall'India. La sua stessa
istruzione era stata acquisita nel corso di molti anni durante i
quali aveva viaggiato molto per sedersi ai piedi dei maestri più
rinomati del suo tempo, e in quel tempo la cultura buddista era
ancora florida in quell'intera parte del mondo. Fece un viaggio
persino in Indonesia, dove allora vi era il fulcro della pratica
buddista. La sua fama come pandit si diffuse ovunque, anche in
Tibet.
Arrivato in Tibet, Atisha, con la sua impeccabile condotta,
riuscì a conquistarsi una schiera di devoti, composta da studenti
tibetani che ricercavano ardentemente il Dharma puro, e tra essi vi
era anche il nuovo re. Lo implorarono di scrivere un testo che
compendiasse l'intero sentiero per loro. A quell'epoca, i traduttori
tibetani di testi buddisti erano pochi e difficili da trovare. Loro
sentivano che la loro prima istruzione molto scarsa a causa di ciò.
Perciò Atisha la espose passo per passo in un'opera chiamata “La
lampada per il sentiero che conduce all'Illuminazione”.
Quando
una copia di questa arrivò fino in India, i più anziani furono
sbalorditi per la sua chiarezza e per la sua profondità.
Sottolinearono che se Atisha non fosse stato costretto ad esporre
l'essenza dei tanti volumi delle Scritture indiane per il beneficio
di quei stupidi tibetani, questo gioiello d'insegnamento non sarebbe
mai stato prodotto. Si dice che loro stessi ne fecero largo uso in
seguito.
Il Lam Rim è il sentiero che conduce
all'Illuminazione diviso per stadi e comprende l'intero insegnamento
di Buddha, vale a dire il Prajna paramita yana e il segreto Mantra
yana o il Sutra yana e Tantra yana, oppure il Sravaka Buddha yana,
Pratika yana e Boddhisattva yana, oppure l'Hina yana e il Maha yana,
facendo riferimento alle tre ruote del Dharma e seguendo un ordine
logico che consente di delineare un percorso passo per passo che può
essere compreso e praticato da chiunque voglia seguire il sentiero di
Buddha, senza tener conto del suo livello di sviluppo.
Atisha
non si basò solamente su ciò che aveva insegnato lo stesso Buddha,
ma portò con sé in Tibet anche le tradizioni orali che erano ancora
vive su questi insegnamenti, l'ininterrotto lignaggio di metodo e
saggezza, ed inoltre l'insegnamento di Asangha, Nagarjuna, e di molti
altri grandi studiosi indiani fino agli stessi insegnanti dello
stesso Atisha. Così, oltre ad aver composto il primo testo Lam Rim,
Atisha ha anche trasmesso queste importanti tradizioni orali, che
esistono ancora oggi e che sono fatte pervenire alla società moderna
grazie ad un grande maestro tibetano, il quattordicesimo Dalai Lama
del Tibet.
Il Lam Rim è una pratica completa, contiene tutte
quelle parti che vengono solitamente segregate in pratiche più
specializzate all'interno di altri sistemi di meditazione. Il Lam Rim
è contemporaneamente una pratica di devozione, di analisi e di
concentrazione. S'inizia con preghiere di rifugio e offerte, si
procede con l'analisi di vari argomenti, si sviluppa una visione su
ciascuno di questi, e poi si dimora concentrandosi su un punto per
quanto tempo si riesce. Quando si perde la concentrazione, esistono
tecniche per riportarla. E quando si perde la motivazione, esistono
tecniche per riacquisirla. Non importa per niente quanto spesso o
quanto malamente uno può incespicare. Il Lam Rim continuerà a
tenerti concentrato verso la giusta direzione finché continuerai a
rialzarti. L'unico modo per fallire nel Lam Rim è abbandonarlo. E
anche allora, uno continuerà a conservare il beneficio derivante da
qualsiasi positiva energia karmica accumulata durante gli sforzi fino
a quel punto.
Molti Lama tibetani scrivono commenti Lam Rim;
tutte le quattro scuole di Buddismo tibetano posseggono insegnamenti
Lam Rim; secondo la tradizione Kargyu vi è un testo chiamato “Il
gioiello ornamentale della Liberazione”-Dakpoì Lam Rim Thar Gyen,
che è considerato un testo Lam Rim ed è chiamato “Lam Dre”
nella tradizione Sakyapa. Dall'ordine Nyingpa proviene il testo
chiamato “Il discorso del mio perfetto maestro” di Patrul
Rinpoche (1808-1887), anche questo un testo Lam Rim.
Ka
Dam Pa
I
discepoli di Atisha, soprattutto Gyalwa Drom Tonpa (1005-1064),
formarono una scuola chiamata Kadampa, basata principalmente sul
gruppo di sette tradizioni Kadam: tre sul Dharma e quattro sulle
Divinità, e sui tre lignaggi di Ka dam pas, che sono: scolastici,
istruzioni orali e Lam Rim a seconda delle capacità dei praticanti.
Il dPe Choe Rin Chen Pungpa di Geshe Potowa(1027/1031-1105), il Beú
bum sNgonpo di geshe Dolwapa(1059-1131), il Lam Rim conosciuto come
Beú bum dmar po di Geshe Sherawa(1070-1141) sono considerati le
prime opere famose della tradizione Lam Rim. Tutte le tradizioni
vennero assorbite dagli ordini Geluk o Ganden del Buddhismo tibetano
e vennero poi conosciute come Gaden Kadampa, fondata da Jey Tzonkhapa
(1357-1418).
Per la tradizione Kadam, gli insegnamenti Lo Jong
costituiscono il cuore delle pratiche. Lo Jong, in tibetano, si
riferisce all'esercizio delle due bodhicitta, cioè la bodhicitta
convenzionale (generalmente conosciuta come bodhicitta) e la
bodhicitta ultima (cioè la saggezza che realizza la realtà ultima),
in accordo con le tecniche fornite da trattati come
Boddhisattvacaryavatara di Santideva, Ratnavali di Nagar-juna e i 400
versi sul Madhyamaka di Aryadeva etc. Successivamente i geshe kadampa
tibetani hanno rivelato la quintessenza degli insegnamenti Lo Jong
con I sette punti dell'addestramento mentale di Kadampa Geshe
Chekhawa e gli otto versi della trasformazione mentale di Kadampa
Geshe Langri Tanga e le 37 pratiche del Boddhisattva di Thokme
Sangpo.
Il commento Lo Jong più utilizzato nella tradizione
Geluk è L'addestramento mentale come Raggi di Sole di Horton Namkha
pal, che era il discepolo diretto di Jey Tsongkhapa e fu il fondatore
del colleggio Jangtze del monastero Gaden del Tibet. Un bel commento
a Raggi di Sole, intitolato “Svegliare la mente, illuminare il
Cuore” del quattordicesimo Dalai Lama è stato pubblicato in
inglese.
Sono stato molto fortunato a ricevere gli
insegnamenti su Raggi di Sole (durante l'inizio del mio percorso
monastico) da Yongzin Ling Rinpoche, il maggior tutor di Sua Santità
il Dalai Lama e nel 1991 anche dallo stesso Dalai Lama presso il
monastero Gaden in Sud India.
Lam
Rim Chen Mo
Basandosi
sulla “Lampada per il sentiero che conduce all'Illuminazione” di
Atisha, Jey Tsongkhapa ha composto il grande trattato sul Lam Rim, il
Lam Rim Chen-mo che contiene l'essenza di tutte le Scritture del
Buddha, e il sentiero indicato da Nagarjuna e da Asanga.
Il
grande trattato Lam Rim Chen Mo di Jey Tzonkhapa è stato
riconosciuto come una presentazione concisa dei grandi libri di
Nagarjuna che contengono gli aspetti sia dei sentieri profondi sia di
quelli vasti e che sono principalmente “Ratnawali”, “Omaggio
alla vacuità”, “Riassunto
del Sutra” e “Madyamikamulakarika”, ecc…
Il Lam Rim
Chen Mo si basa anche su 400 versi sul madhyamika di Aryadeva, sul
Madhyamakavatara (Introduzione alla Via di Mezzo) di Chandrakirti,
sul Cuore della Via di Mezzo di Bhavaviveka, sull'Ornamento della Via
di Mezzo di Shantigosa, e sui Tre Stadi del Sentiero di Kamalshila.
La maggior opera di Jey Tzonkhapa, il grande trattato sul sentiero
che conduce all'Illuminazione (Lam Rim Chen Mo) è stato scritto
quando aveva quarantasei anni nel 1402.
Il Lam Rim Chen Mo si
basa sulla struttura della “Lampada per il Sentiero che conduce
alla Liberazione” in quanto i suoi capitoli sono divisi tenendo
conto dei tre tipi di praticanti. Particolare enfasi è posta
nell'esporre in dettaglio i punti critici del Lam Rim e la
Generazione di Bodhicitta ricalca l'opera di Asangha, Gli Stadi della
Meditazione di Kamalasila e il Bodhicaryavatara di Shanti-deva. Il
capitolo sulle pratiche generali del Bodhisattva si basano
Sull'Ornamento del Sutra di Maitreya.
Una chiarificazione
speciale sulle ultime due delle sei paramita, samatha e Shi Nè
ricalca il livello dell'Ascoltatore di Asangha, Gondrel e Stadi della
meditazione. La parte su Vipassana, Lhak Thong si basa sulla visione
di Chandra-kirti, in quanto le fonti principali sono Introduzione
alla Via di Mezzo di Chandra-kirti, Chiare Parole di Chandrakirti, un
commento ai versi sulla Saggezza Fondamentale di Nagar-juna, il
commento ai 400 versi di Aryadeva di Chandra-kirti e il commento di
Chandra-kirti sui sessanta ragionamenti di Nagar-juna.
Bisogna
anche notare che ogni tanto, nel suo trattato, Jey Tsongkhapa, ha
alluso alla questione di come i “comuni” Sutra-yana o
paramita-yana a cui il Lam Rim Chen mo è essenzialmente devoto,
siano legati agli “esoterici” Mantra-yana o Vajra-yana. Nel Lam
Rim Chen Mo vi è un breve riferimento al Vajra-yana e delle
ulteriori descrizioni del Mantra-yana sono rintracciabili nel suo
Ngag Rim Chen Mo, il grande trattato sugli stadi del sentiero Mantra,
in cui afferma: “Considerando solo i termini, ho descritto solo una
piccola parte di ciò che interessa l'entrata nel sentiero mantra.
Quindi comprendi ciò dettagliatamente usando le opere sugli stadi
del sentiero mantra.”
In breve, l'autore, Jey Tsongkhapa,
nel colophon del Lam Rim Chen Mo afferma: “Jetsun Dampa, eccellente
e venerabile persona chiamata Namkha Gyaltesen (1326-1401) ho
ricevuto il lignaggio che deriva da Gonpawa (1016) e Neusurwa
(1062-1138) e gli stadi del sentiero, il lignaggio Lam Rima disceso
da Chengawa.
Dall'eccellente e venerabile persona il cui nome
termina in Sangpo, ho ricevuto gli stadi del Sentiero, il lignaggio
Lam Rim disceso da Potowa (1027-1105) a Sharawa (1070-1141), e il
lignaggio disceso da Potowa a Dolwa.
Per quanto riguarda La
Lampada per il sentiero che conduce all'Illuminazione, il Lam-Dron,
testo fondamentale per queste istruzioni il cui significato io ho
studiato, non ho citato nient'altro fatta eccezione per le
definizioni generali dei tre tipi di persone, pensando che tutte le
altre parole fossero semplici. Invece, basandomi sulla disposizione
degli stadi del sentiero, il Lam Rim del grande traduttore Ngok
(1059-1109) e di suo figlio Drolungpa (autore del Ten Rim Chen Mo),
ho scritto sui punti principali traendoli da molti testi Lam Rim
sugli stadi del sentiero. È completo in tutti gli aspetti del
sentiero, Lam, facile da praticare e sistema il sentiero senza
confonderne l'ordine”
La
caratterisctica peculiare del Lam Rim Chen Mo è illustrata prima
della sua traduzione inglese: “ è importante ricordare che il Lam
Rim Chen Mo non è un'opera di gradualismo, un semplice insieme di
pratiche preliminari volte preparare il lettore per qualche
insegnamento esoterico superiore da attendersi dopo i suoi
insegnamenti sul sentiero. È un insegnamento aperto e ordinario, e
il suo sentiero è persino detto dal suo autore come il sentiero
“comune” (thun mong), il sentiero comune sia agli insegnamenti
ordinari sia a quelli esoterici. È il più completo, il più alto
insegnamento, la quintessenza concentrata dell'intero sentiero
buddista da tutto l'oceano della sua letteratura, concentrato dalla
sua integrazione con i supremi insegnamenti esoterici del Tantra
presente ad ogni passo.
Per esempio, lo stadio iniziale,
l'affidarsi a un mentore spirituale, è uno stadio fondamentale in
ogni insegnamento buddista. Ma il Lam Rim Chen Mo non lo insegna con
la metodologia preliminare. La visualizzazione del rifugio, la
schiera celestiale dei Mentori e di tutti i Buddha, Boddhisattva,
divinità, angeli, e antenati spirituali è una visione tratta dalle
metodologie tantriche più esoteriche ed è resa liberamente in un
modo infallibilmente utile, senza che il praticante non iniziato sia
esposto al pericolo di una formale performance tantrica.
La
maniera in cui le trascendenza è insegnata, la maniera in cui la
compassione e lo spirito dell'Illuminazione sono insegnati, e persino
il modo in cui la saggezza è presentata come l'indivisibilità della
vacuità dalla relatività rendono il potere del Tantra accessibile
in modo generoso, sicuro e saldo, forse potremmo dire sicuro dal
fallimento. Questo è la genialità del Lam Rim Chen Mo.”
Nelle
università monastiche Geluk le letterature Lam Rim vengono insegnate
ai monaci come parte integrante del loro corso di studi di geshe, in
corrispondenza con il loro livello di studi. Infatti il Lam Rim Chen
Mo è stato riconosciuto come un tesoro di tutti i materiali
necessari al curriculum di studi di geshe, cioè i cinque trattati
su: Pramana, Prajnaparamita, Madyamaka, Abhidharma e Vinaya.
Nel
curriculum di studi monastici di Geshe delle Università del Tibet in
Lhasa, Ganden, Sera e Drepung, gli insegnamenti tantrici non sono
inclusi e il Paramita-yana o sentiero Sutra, le comuni pratiche di
Lam Rim sono considerati le pratiche fondamentali di Mantra.
Vi
è un detto tibetano: “La ricchezza del thud (un dolce al formaggio
tibetano) risiede nel burro che vi è dentro, senza aggiungervi burro
il thud sarebbe semplicemente un pezzo di formaggio secco. La
ricchezza del mantra risiede nel suo fondarsi sul sutra. Senza sutra,
il tantra sarebbe semplicemente un sunono come HUM
HUM PHAD PHAD”.
Quindi
il sutra è l'essenza necessaria per la pratica del tantra. Una
solida basa che poggia sul sutra aiuta le tecniche tantriche e le
rende significative per i praticanti Dharma. Si dice che la
combinazione di sutra buddisti e di tecniche generali tantriche
produce l'Illuminazione velocemente. La funzione principale del
tantra è quella di rendere ciascuno capace di utilizzare la mente
innata o primordiale come strumento per la realizzazione dei tre
aspetti principali del sentiero. Per questo scopo lo yoga della
divinità può rivelarsi molto utile per far sviluppare la nostra
mente e corpo sottili e trasformarli nel sentiero che conduce
all'Illuminazione.
Tradizionalmente l'ordine Geluk o
Genden/Ganden del buddismo tibetano ha otto o nove scritti Lam Rim commentari sul "La Lampada per il Sentiero che conduce all'Illuminazione di Atisha" riconosciuti com molto importanti.
1. La Grande esposizione del Lam Rim di
Tzonkhapa (versione estesa)
2. Il Lam Rim di media lunghezza di
Tzongkhapa (versione media)
3. Il Lam Rim essenziale di Tzongkhapa
(versione breve)
4. Il Lam Rim del terzo Dalai Lama (essenza
dell'oro)
5. Il Lam Rim del quinto Dalai Lama (discorso di
manju-ghosa)
6. Il Lam Rim del primo Panchen Lama (sentiero
scorrevole)
7. Il Lam Rim del secondo Panchen Lama (sentiero
veloce)
8) Il Lam Rim del Ngawang Drakpa di Dagpo (La Essenza di belle speech)
9. Il Lam Rim di Phurchok Yongzin (in versi)
Sono
stato molto fortunato ad aver ricevuto la trasmissione e gli
insegnamenti di tutti i nove Lam Rim da Sua Santità il
quattordicesimo Dalai Lama in Dharamsala nel 1983. Una volta ho anche
ricevuto un insegnamento molto dettagliato sul Lam Rim Chen Mo da Sua
Santità nel 1988 nel Sud India e anche in altre occasioni ho
ricevuto molti altri insegnamenti Lam Rim.
Come continuazione
del Lam Rim Chen Mo, Jey Tzongkhapa ha scritto Ngag Rim Chen Mo, una
grande esposizione degli stadi del sentiero del segreto mantra-yana.
Alcune sue parti e anche l'inero testo sono stati tradotti in inglese
e anche in altri linguaggi. L'unione di questi due testi dà una
presentazione completa del Vajra-yana come facente parte delle due
facce della stessa medaglia.
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