Friday, 6 November 2015

Nota dell’autore e Indici - LA VIA DEL NIRVANA



Nota dell’autore

Questo libro è il frutto del lavoro volontario dei nostri amici Anna e Giovanni. All’inizio hanno semplicemente registrato e trascritto alcune delle lezioni del corso che ho tenuto al Centro Tara Bianca di Roma nel 1999 - 2000 (ad eccezione del primo capitolo “Buddhismo” che ho steso per la presentazione di una conferenza pubblica tenuta a Padova e dell'ottavo capitolo "La Compassione e La Saggezza"  scritto per una conferenza tenuta a Centro Simmetria - Roma). Gradualmente l’interesse è cresciuto e alla fine hanno preso l’iniziativa di produrre un opuscolo dal materiale trascritto.

Proprio per la natura spontanea di questa iniziativa, il materiale raccolto è parziale e i suoi contenuti limitati. Inoltre, dal momento che non sono in grado di leggere l’italiano, non è stata da me apportata alcuna modifica. Gli insegnamenti sono stati dati in inglese e tradotti in italiano per la maggior parte dal nostro amico Guglielmo. Le lezioni del corso non hanno avuto molta preparazione e la mia limitata conoscenza dell’inglese ha causato alcune lacune nei dettagli delle esposizioni filosofiche. Ma malgrado tutti questi limiti abbiamo fatto del nostro meglio nella redazione di questo libro per controllare la terminologia Italiana, Sanscrita, Tibetana e Pali. Abbiamo anche aggiunto alcune lezioni da me tenute all’Istituto LAMRIM, presso la Fondazione Maitreya a Roma per completare alcuni argomenti. L’ultimo capitolo sulle Sei Paramita è la trascrizione di un corso di un weekend tenuto presso il Centro Milarepa di Torino, volontariamente trascritto dal signor Carlo Francesco Conti e dalla signora Lia. Ho ammirato il loro sforzo gioioso. 

La qualità spirituale di questo libro risiede nella ricchezza e nel senso che nascono proprio dai suoi limiti. Il mio inglese limitato ha fatto sì che io porgessi un Buddhismo molto semplice e accessibile ad ogni tipo di lettore. Nessuna modifica è stata fatta, e il risultato è un’esposizione del Dharma naturale e originale. Le lezioni, date per la maggior parte senza troppa preparazione, presentano la vera essenza del Dharma, sgorgata direttamente dal cuore piuttosto che dai libri o dagli appunti.

Nel breve contenuto di questo lavoro, ho cercato di esporre una profonda ma anche semplice visione dei concetti fondamentali del Buddhismo, al di là delle specifiche tradizioni. Il mio scopo è cogliere l’essenza delle pratiche e delle tecniche di meditazione buddhiste, spogliate dalle influenze dei loro background culturali di origine. Ho cercato di illustrare la chiara, pura, seppur umile modalità propria del Buddhismo di integrarsi concretamente e di semplificare la vita quotidiana di questa nostra sofisticata società telematica. Spero che ciò possa soddisfare l’inevitabile e naturale attrazione che molti esseri umani provano nei confronti della filosofia buddhista e che, ottenendo così benefici a breve e lungo termine, possano infine vivere una vita soddisfacente, pacifica e semplice, pur mantenendo la ricchezza dell’identità culturale di appartenenza e un grande rispetto nei confronti di tutte le tradizioni religiose e dell’armonia sociale.

In conclusione, vorrei esprimere la mia riconoscenza e ammirazione nei confronti degli Umanisti Signora Anna Maria Tomasino e del Dott. Giovanni Liberti per i loro diligenti sforzi nel realizzare questo libro di Dharma. Ringrazio il monaco Zen Guglielmo Cappelli per aver tradotto e corretto gli appunti. Grazie anche al Theravada Bikkhu Chandapalo, Abate del Monastero Santacittarama e alla Dott.ssa Mariangela Falà, presidente dell’ L'Unione Buddhista Italiana per aver letto le bozze.  Porgo uno speciale ringraziamento al Sign. Ernesto Villa per la cura del testo, al Sign. Maurizio Bevilacqua per la bella introduzione e al Sign. Franco Del Moro, direttore dell' Associazione Letteraria "Ellio Selae" per l’edizione finale e la pubblicazione del testo. Ringrazio tutti i miei amici sparsi per il mondo per la loro gentile cooperazione alle mie virtuose iniziative.

Possano tutti gli esseri incontrare la pace e felicità


                   Lama Geshe Gedun Tharchin 



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LA VIA DEL NIRVANA


a)  Indice

b)  Nota dell'autore  

1)  Il Buddismo

2)  Il Karma  

3)  La Natura di Buddha

4)  Il Senso della vita Umana

5)  La Morte e La Nascita

6)  Rinuncia

7) La Fede e l’Attitudine

8) Compassione e La Saggezza

9)  Entrare nel Mahayana             

10)  Sviluppare il  Bodhicitta 

11)  Le Azione del Bodhisattva

12) La Generosità 

13) La Moralità 

14) La pazienza 

15) Lo Sforzo  

16) La Concentrazione             

17) La Saggezza

18) Tecniche di Meditazione

    a) Il Luogo di Meditazione

    b) Il Cuscino              

    c) La Postura

    d) La Motivazione

    e) Cosa è la meditazione  

     f) La Meditazione sul Respiro

     g) La Concentrazione su un oggetto 

     h) La Dedica

19) Le Sei Paramita                                   

20)      Biografia dell’Autore 

IL SENSO DELLA VITA UMANA


LA VIA DEL NIRVANA
Il Dharma del Buddha
2003
Lama Geshe Gedun Tharchin 


4° IL SENSO DELLA VITA UMANA

Quello che tentiamo di fare quotidianamente è ricercare l’essenza della vita, darle un senso che vada oltre quelle che sono le preoccupazioni quotidiane. La ragione per cui ne ricerchiamo il senso è aumentare la fiducia in noi stessi e nella nostra vita.
Quando raggiungeremo profonda fiducia nella nostro modo di essere, allora la nostra vita acquisterà stabilità ed equilibrio. Una condizione che sia stabile ed equilibrata ci pone in un rapporto di  pacifica confidenza con noi stessi. In questo senso il Dharma è l’essenza della nostra vita, e ci condurrà allo sviluppo di una fondamentale introspezione. 

Quando parliamo dell’esistenza, dobbiamo distinguere tra uno stile di vita interiore ed uno  esteriore, uno spirituale ed uno materiale. Questa divisione è in relazione alla ripartizione che possiamo fare tra la salute fisica e la salute mentale o spirituale.
Anche i sentimenti possono essere suddivisi tra quelli che producono benessere fisico e quelli che producono benessere mentale.
Bisogna imparare a conoscere qual è il potenziale di questi differenti tipi di sensibilità.
Noi siamo più interessati a mantenere i nostri sentimenti a livello interiore, questo perché la vita spirituale è alla base della vita esteriore e materiale. Quindi, quello che cerchiamo di fare è arricchire l’interiorità in modo da potenziare, di conseguenza, la nostra fisicità. Lo sviluppo delle qualità interiori può permettere di superare i problemi fisici e materiali, e questo non accade solamente durante la meditazione, ma anche studiando il Dharma  e producendo un arricchimento del nostro stile di vita.

Un argomento importante da affrontare è quello relativo alle «Sei Paramita» (di cui si tratterà nei capitoli successivi). Esse sono contenute nello sviluppo della mente altruistica, Bodhicitta, che permette di aumentare le nostre qualità interiori.
Vivere praticando le Paramita aiuta ad avere uno stile di vita più salutare e permette di cambiare non solo la qualità della meditazione, ma l’intera vita.
E’ per questo che le sei Paramita sono l’essenza dell’addestramento dello stile di vita del Mahayana. Non c’è bisogno di un solido background filosofico o teoretico, semplicemente  basta vivere sulla base delle sei Paramita. Mirare ed aspirare ad uno stile di vita basato su tale modello ci consente di mantenere una consapevolezza, una completa vigilanza su quanto facciamo nella quotidianità.
Mediante questa consapevolezza possiamo valutare quanto, durante la giornata, attuiamo le sei Paramita o, al contrario, quanto le eludiamo. Dobbiamo renderci conto che le Paramita sono un impegno che, chiunque segua il sentiero Mahayana, dovrebbe cercare di affrontare. La consapevolezza, l’attenzione, la pienezza mentale, l’introspezione sono gli strumenti attraverso i quali possiamo mantenere noi stessi entro tale sentiero.
Come ho già detto, il risveglio e gli istanti prima di dormire sono i due momenti fondamentali per ricordare quello che faremo e che abbiamo fatto durante la giornata. E’ lì che abbiamo la consapevolezza piena di tutto il vissuto positivo.
A tal proposito, ritengo che la consapevolezza e l’attenzione siano dei punti fondamentali, gli elementi più importanti dell’insegnamento del Buddha. Bisognerebbe essere in grado di «riempire» la nostra mente di consapevolezza durante l’arco della giornata oltre che durante l’arco della notte. E’ importante cercare di estendere la nostra attenzione per vivere le sei Paramita durante tutte le ventiquattro ore; questo porterà la nostra vita ad un livello più stabile e più equilibrato.
Vivere con consapevolezza causerà degli effetti benefici sia temporanei che a lungo termine. Gli effetti benefici sono quelli di poter estendere nella nostra esistenza, nella nostra vita quotidiana, i momenti di tranquillità, i momenti di concentrazione e di consapevolezza in modo da poter ridurre lo stress, la tensione che ci deriva dal vivere nel Samsara.

Vivere gli effetti benefici temporanei, in termini di diminuzione dello stress, è la base per i successivi sviluppi quali la realizzazione oppure il Samadhi o la Vipassana.
Percorrere uno stile di vita basato sulle sei Paramita permette le successive realizzazioni, gli obiettivi ultimi della pratica del Dharma.
Quindi, meditazione vuol soprattutto dire  vivere nella concentrazione, con consapevolezza e pienezza mentale, tutta la giornata, esercitando la saggezza.
Significa vivere in confidenza con il proprio stile di vita, eliminando così la confusione. Intendiamo qui per confidenza con se stessi avere coscienza di quella che è la nostra meta finale. Inoltre, questo significa soprattutto affrontare l’esistenza senza paura: qualsiasi difficoltà possa sorgere bisogna saper restare «stabili»; raggiungeremo in tal modo pace e felicità durature.
Questo è quello che si intende parlando di realizzazione di Shamatha e di Vipassana.

La meditazione non è solo quella che si compie in una sala di meditazione, ma è ciò che si deve esprimere durante tutto l’arco della giornata attraverso lo studio, la contemplazione, ma, soprattutto, sperimentando ciò che si studia e si contempla.
Soltanto con l’esperienza individuale una persona può convincersi degli aspetti benefici del vivere nelle sei Paramita.
E’ quello che in termini buddhisti viene chiamata fede, la fede nelle sei Paramita, ma anche la fede nel Dharma e nella meditazione. E’ questo che porta alla fede nel Buddha.
Successivamente può giungere quella nel Sangha, e cioè in coloro che praticano ed «espandono» il Dharma. Quindi si può avere fede ed ammirazione nel Buddha, nel Dharma e nel Sangha

Sviluppare ammirazione per i Tre Gioielli è quello che si chiama vivere nella fede. Per questo è impossibile per i praticanti buddhisti diventare fanatici. Per fanatici ed integralisti il principale oggetto di fede è la persona, cioè la fede in una persona di cui non si conoscono le qualità e di cui  si seguono parole ed azioni.
Questa è fede cieca: una fede da invasati non è la forma di credo buddhista, è una fede di tipo samsarico. 
Entrambe possono essere definite fedi, tuttavia sono completamente differenti. L’attitudine alla fede nei Tre Gioielli può essere «trasportata» anche in altre religioni e viceversa. 

Ad esempio, i cattolici credono in Gesù Cristo, figlio di Dio. Questa stessa fede è presente anche nei protestanti, negli ortodossi e in altre confessioni cristiane, tra le quali spesso sorgono dispute di carattere teologico. Nel Cristianesimo, inoltre, vi sono dei dogmi: Cristo è figlio di Dio, però è anche Dio, e Maria è sia la Madre di Cristo che la Madre di Dio. Questi stessi dogmi del Cattolicesimo sono ripresi anche da altre confessioni cristiane che però sono più critiche e addirittura polemiche. La critica è un’attitudine presente non solo in  ambito religioso, ma in qualsiasi campo del sapere umano: quando non concordiamo su un punto di vista tendiamo sempre a dire che solo il nostro è quello giusto. 

Anche il Dharma non è immune da tali atteggiamenti. Ad esempio, i buddhisti tibetani credono che il Dalai Lama sia il Buddha, in quanto sua reincarnazione e sua madre, la madre di Buddha. 
Accade lo stesso anche nelle tradizioni Zen e Theravada che affermano, in merito, che i tibetani sono pazzi e che queste credenze non sono vere. Ma anche lo Zen ha i suoi dogmi: ad esempio crede nella trasmissione da cuore a cuore, il tutto a partire da Buddha a Mahakassyapa. Analogamente, le altre tradizioni dicono che gli Zen sono confusi e sbagliano. Anche il Buddhismo Theravada risente dei dogmi; non mette enfasi come nel Mahayana negli ideali del Bodhisattva, non ha rituali elaborati e crede solamente nel Buddha Shakyamuni, il Buddha storico, e segue le sue vie ed il suo insegnamento in maniera molto semplice. 

Questi diversi approcci sono tutti positivi, non c’è bisogno di dire che uno è giusto e l’altro è errato. Come possiamo combinarli ed armonizzarli? L’unica maniera è attraverso la sensibilità e l’esperienza di ogni singolo individuo, non c’è altra possibilità di farlo, non servono conferenze o incontri, perché spesso in queste occasioni la gente arriva pronta a combattere la propria battaglia. 

Penso che sia impossibile cercare di risolvere le diversità dal punto di vista teoretico. L’importante, invece, è la pratica che ognuno affronta nel cattolicesimo, nel Buddhismo Tibetano, nello Zen, nel Theravada. In poche parole, ciò che conta è il risultato. Se questo è positivo vuol dire che tutte le vie e le pratiche hanno un certo grado di equivalenza sul piano concreto. Possiamo convincerci che ciascuna di queste fedi sia corretta perché i praticanti la seguono con devozione ed il risultato è una vita positiva.
Comunque la scelta è individuale e compete a ciascuno di noi. Ciò che conta è non criticare le altre tradizioni.
Malauguratamente, la tendenza alla confutazione delle pratiche altrui è cosa molto diffusa nella società moderna: quando seguiamo una fede e vediamo che un’altra è diversa a livello teorico dalla nostra, tendiamo a dire che la nostra incarna la verità confutando le altre.
Tutto il Dharma è buono se praticandolo siamo in grado di vedere che progrediamo nella quotidianità e diveniamo persone migliori.
Come è possibile comunicare agli altri la propria esperienza? Soltanto con il nostro modo di essere, non per il tramite di sofismi filosofici. 
Questo è un problema presente anche nella società tibetana perché molti credono che il Dalai Lama sia il Buddha, essendo la reincarnazione di Avalokitesvara. E quando questi incontrano persone che non credono in  ciò emergono aspre dispute sulla questione.
Vi sono poi persone che arrivano a desiderare la morte di qualcuno a loro avverso, raffigurando questi come una sorta di demonio. 

La fede è la convinzione che una certa pratica è buona per se stessi, e non che quella pratica rappresenti la verità assoluta.
Se invece non si riescono a sperimentare gli effetti benefici vuol dire che quella data pratica non va bene per se, ma non vuol dire che sia errata in assoluto.
Ci sono persone che affermano di avere una grande realizzazione praticando una data via e questo può essere possibile, ma non significa certo che sia l’unica via esistente.


 Bodhicitta: letteralmente, mente dell’Illuminazione (bodhi= risveglio, citta= mente); mente che aspira a raggiungere l’Illuminazione a beneficio di tutti gli esseri senzienti.

 Paramita: perfezioni, modus comportamentale per raggiungere la meta spirituale.