Saturday, 12 May 2018

ISTRUZIONI E PRATICA DELLA VISUALIZZAZIONE TANTRICA











Istruzioni e pratica della visualizzazione tantrica




Lama Geshe Gedun Tharchin
26,27,28 gennaio 2018
Cagliari












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INDICE




Motivazione e Dedica dei meriti
Visualizzazione della Vacuità
Pura visione del presente
Visualizzazione nello Spazio -Tempo
Consapevolezza
Realizzazioni: Rinuncia - Bodhicitta - Saggezza



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Motivazione e Dedica dei meriti

Abbiamo la fortuna di poter condividere in questi tre giorni il Dharma entrando sempre più in profondità nella pratica che è significativa e fondata su due aspetti fondamentali, l’inizio e la fine, all’inizio si deve avere la giusta motivazione e alla fine la consapevole dedica dei meriti acquisiti a beneficio degli altri.
Quindi iniziando il nostro ritiro è importante avere la giusta motivazione in quanto la sua qualità determinerà la via che seguiremo, se è buona, radicata, consapevole, il cammino darà molti frutti, se è distratta, superficiale, non porterà nessun beneficio e se è errata porterà a risultati non positivi.
La più grande motivazione, intenzione o aspirazione nella pratica di Dharma è la Bodhicitta e non solo nel suo aspetto di amore e compassione, ma anche di saggezza, due facce complementari della stessa medaglia.
Tutte le religioni si fondano su amore e compassione nella condivisione di tutta la sofferenza del mondo e in questa attitudine è altrettanto importante saper gioire delle gioie del mondo, della felicità, in totale equanimità.
E proprio su questa equanime condivisione di ogni sofferenza e gioia del mondo imposteremo la pratica di meditazione di questi tre giorni, con l’aspirazione a realizzare il grande cuore, la grande anima, la grande umanità della Bodhicitta.
Meditiamo dunque qualche momento con l’intenzione di applicarci a sviluppare il cuore di Bodhicitta e per farlo correttamente, come abbiamo già visto nel precedente incontro, dobbiamo prima di tutto accingerci ad attuare le pratiche preparatorie: innanzitutto è necessario pulire e armonizzare la stanza in cui ci si predispone alla meditazione, un’azione fisica particolarmente significativa che simboleggia l’omaggio e la presa di rifugio nei tre gioielli, cioè l’accoglienza consapevole della realtà universale che tutto pervade e che, come Dio, è ovunque.
Prendere rifugio in Buddha Dharma e Sangha è la stessa realtà di prendere rifugio nel Cristo, nella sua via.
Il secondo passo è la presentazione delle offerte che è l’attitudine mentale a offrire tutto incondizionatamente, l’apertura totale del cuore alla dimensione universale.
Il terzo passo è il mantenimento delle sette posture corrette, senza tensioni del corpo, essere rilassati e comodi in modo da lasciar scorrere naturalmente con il respiro l’energia purificatrice in ogni cellula del nostro corpo trasformandoci con consapevolezza in natura di luce.

(segue meditazione guidata )

Prendere rifugio nei tre Gioielli, generare la Bodhicitta e la pratica dei quattro pensieri incommensurabili sono passaggi fondamentali che devono essere integrati nel nostro cuore-mente. Ripetiamo dunque per tre volte le preghiere relative a questi aspetti.

(segue lettura)

La realizzazione di queste pratiche nella verità profonda della nostra natura ci purifica e trasforma realmente questo stesso corpo in essenza di luce poiché lo libera dall’inutilità delle preoccupazioni mondane.
Ogni gesto è essenziale, imprime significato alla pratica. Noi respiriamo sempre e comunque, ma farlo con consapevole profondità, lentamente nell’osservazione della perfezione di quest’azione che è vita porta a risultati ben diversi e ci trasforma in una totale luminosa purificazione, questa è la Bodhicitta che rende la nostra mente flessibile, leggera come il vento che penetra ovunque, mai irrigidita e statica.
La mente di Bodhicitta è la natura di libertà, è vento nella gioia, nella felicità, ci solleva in una danza armonica che disperde nel suo soffio tutte le emozioni negative di rabbia, gelosia, attaccamento, che noi percepiamo concretamente pesanti come il ferro, mentre in realtà sono solo evanescenti e possono essere trasformate nella natura di flessibilità della mente.
Comprendere questo significa acquisire benefici infiniti.





Visualizzazione nella Vacuità

Iniziamo questa seconda sessione con la lettura del Sūtra del Cuore che è la meditazione sulla vacuità, la bellezza infinita, la visione nella verità ultima:

Il Cuore della Perfezione della Saggezza
Il titolo sanscrito è : Bhagavati Prajna Paramita Hrdaya

La traduzione italiana di questo testo, con le note, è stata redatta dall’ Istituto Lam Rim di Roma dal testo originale in tibetano e con l’ausilio delle traduzioni inglesi

Così una volta udii:
Il Bhagavan dimorava a Rajagrha, presso il Picco dell’Avvoltoio, con un gran numero di Arhat e un gran numero di Bodhisattva e a quel tempo il Bhagavan era entrato nell’assorbimento meditativo sulla varietà dei fenomeni chiamato “percezione profonda”. In quello stesso tempo, l’arya Avalokiteśvara, il Bodhisattva mahasattva, era assorto nella stessa pratica della profonda perfezione della saggezza e vide che anche i cinque aggregati sono vuoti di natura intrinseca.
Quindi, tramite l’ispirazione del Buddha, il venerabile bikshu Śāripūtra si rivolse all’arya Avalokitesvara, il Bodhisattva mahasattva e gli disse: “come deve addestrarsi un figlio o figlia del lignaggio dei Bodhisattva, che desideri impegnarsi nella pratica della profonda perfezione della saggezza?”
Quando fu detto questo, l’arya Avalokiteśvara, il Bodhisattva mahasattva, rispose al venerabile bikshu Śāripūtra e disse: “Śāripūtra, ogni figlio o figlia del lignaggio dei Bodhisattva, che desideri impegnarsi nella pratica della profonda perfezione della saggezza, dovrebbe vedere chiaramente nel seguente modo: dovrebbe vedere distintamente che anche i cinque aggregati sono vuoti di natura intrinseca”.
“La forma è vuota, la vacuità è forma; la vacuità non è altro che forma, la forma non è altro che vacuità. Allo stesso modo sono vuote le sensazioni, le percezioni, le formazioni mentali e la coscienza. Quindi, Śāripūtra, tutti i fenomeni sono vacuità; essi sono privi di caratteristiche peculiari; non sono nati, non cessano; non sono contaminati, non sono incontaminati; non sono incompleti e non sono completi.”
“Quindi, Śāripūtra, nella vacuità non c’è forma, né sensazioni, né percezioni, né formazioni mentali, né coscienza. Non c’è occhio, né orecchio, né naso, né lingua, né corpo, né mente. Non c’è forma, né suono, né odore, né gusto, né oggetti concreti, né oggetti mentali. Non c’è nessun elemento visivo, così fino a nessun elemento mentale fino a includere nessun elemento della coscienza mentale. Non c’è ignoranza, non c’è estinzione dell’ignoranza, e così fino a nessun invecchiamento e morte, e nessuna estinzione dell’invecchiamento e della morte. Allo stesso modo, non c’è sofferenza, origine, cessazione o sentiero; non c’è saggezza, né ottenimento e neppure mancanza di ottenimento.”
“Quindi, Śāripūtra, poiché i Bodhisattva non hanno ottenimenti, si basano e dimorano nella perfezione della saggezza. Non avendo oscuramenti nelle loro menti, essi non hanno paura, ed essendo andati totalmente oltre l’errore, essi raggiungono la meta finale: il nirvana. Tutti i Buddha che dimorano nei tre tempi hanno ottenuto il pieno risveglio dell’insuperabile, perfetta illuminazione, basandosi su questa profonda perfezione della saggezza”.
“Quindi, si dovrebbe sapere che il mantra della perfezione della saggezza – il mantra della grande conoscenza, il mantra supremo, il mantra uguale a ciò che non ha uguale, il mantra che fa tacere tutte le sofferenze – è vero perché non è ingannevole. Si proclama il mantra della perfezione della saggezza:
TADYATHA GATE’ GATE’ PARAGATE’ PARASAMGATE’ BODHI SVAHA
Śāripūtra, così i Bodhisattva mahasattva dovrebbero addestrarsi alla profonda perfezione della saggezza”.
Quindi, il Bhagavan si svegliò dal suo assorbimento meditativo e lodò l’arya Avalokitesvara, il Bodhisattva mahasattva, dicendo che era eccellente.
“Eccellente! Eccellente! Figlio del lignaggio dei Bodhisattva, è proprio così; dovrebbe essere così. Bisogna praticare la profonda perfezione della saggezza proprio così come hai rivelato. Perciò anche i Tathagata se ne rallegreranno”.
Come il Bhagavan pronunciò queste parole, il venerabile bikshu Śāripūtra, l’arya Avalokiteśvara, il Bodhisattva mahasattva, insieme all’intera assemblea, inclusi i mondi degli dei, degli umani, degli asura e dei gandharva, tutti gioirono e lodarono ciò che il Bhagavan aveva detto.
***

La grandezza di questo sūtra ci mostra con estrema chiarezza la vanità delle illusioni eppure noi con grande superficialità preferiamo ignorare questa visione e sprechiamo tutte le nostre energie volendo combattere e sconfiggere il samsāra, sogniamo di raggiungere istantaneamente il nirvāna, ma il sūtra del cuore pone in inconfondibile evidenza la sciocchezza di queste battaglie, l’inutilità di tanta fatica per raggiungere velocemente l’illuminazione, il nirvāna. Tutte questi sforzi sono vanità delle illusioni, inganno, poiché tutto è vacuità.
Meditare il sūtra del cuore significa sperimentare un istante di nirvāna, di pura libertà liberi nello spazio in cui non esiste sofferenza e senza alcun bisogno di combatterla né distruggerla.
Tutte le fantasie illusorie a cui ci aggrappiamo, il desiderio di un’illuminazione veloce, magicamente realizzabile, sono soltanto superficiali apparenze gratificanti e infantili, ma fuorvianti e completamente prive di contenuto.
Il sūtra del cuore afferma con grande chiarezza che soltanto nella vacuità si realizza la crescita umana, tutto il resto è inganno fuorviante.
So che questo è molto crudo, difficilmente accettabile, ma è una necessaria scossa atta a risvegliare la coscienza, la consapevolezza che deve essere indirizzata verso la giusta domanda che non ha risposta, la risposta è la domanda stessa. Il nostro compito di questi giorni è comprendere profondamente il significato e la bellezza del sūtra del cuore.





Pura visione del presente

E’ davvero importante il lavoro che stiamo facendo nella conoscenza del Buddha Dharma, nella ricerca del valore spirituale che non ha alcuna contraddizione con altre culture, tradizioni, religioni, scienza. Tutto è integrato e intercorrelato.
Il Buddha Dharma in occidente è valido e arricchente soltanto se non perde o rinnega nessun valore radice dell’occidente e ciò comporta un lavoro profondo, intelligente, aperto. Ogni cultura ha le proprie radici e tradizioni che devono essere mantenute e sviluppate con grande rispetto e devozione.
La pratica del Dharma realizza la trasformazione della propria mente in modo sottile, naturale, senza forzature di nessun tipo. Fissarci con ferrea disciplina nella volontà ottusa di poter trasformare ad ogni costo la mente immaginando tale ottenimento come evento miracoloso è solo un inutile spreco di energie poiché il tempo così impiegato è illusione e fantasia insensata.
Al contrario la saggezza consiste nel procedere lentamente, passo dopo passo così da non cadere in alcun burrone, osservando e costruendo con consapevolezza ogni atto del presente, questa è conoscenza vera.
Noi invece, nella nostra mente infantile, immatura, ci perdiamo nel voler essere diversi, migliori, subito santi, illuminati, ci crogioliamo nell’illusione proiettata esclusivamente nel futuro di tali realizzazioni e al contempo siamo frustrati e ci sentiamo in colpa per non essere capaci di ottenere in un stante magico questa trasformazione miracolosa, e così non solo non viviamo affatto il presente, ma sprechiamo tutte le reali opportunità di crescita e conoscenza nella consapevole saggezza.
La consapevolezza di ogni minimo pensiero, parola e azione collegati con sapienza e volontà sono Dharma, ricchezza infinita, che si sviluppa automaticamente in quanto esiste già a livello inconscio. Per questo la fondamentale meditazione che dobbiamo praticare ininterrottamente è la meditazione di consapevolezza, la meditazione di Buddha.
Soltanto in questa consapevolezza costante della realtà del presente avviene la reale trasformazione, purificazione, della mente.
Con la conoscenza consapevole noi possiamo avere la visione corretta di ogni evento, mentre se siamo intrappolati in una visualizzazione errata affondiamo sempre più nello stagno delle illusioni.
La pratica della visualizzazione deve fondare sulla volontà consapevole e saggia della conoscenza, questa è parte integrale del Dharma che trasforma la mente.
Nella pratica del Dharma è fondamentale trasformare la propria mente tramite la meditazione con la motivazione consapevole di Bodhicitta, compassione e saggezza. Questa è la via dell’illuminazione, della buddhità.
E’ importante essere pienamente presenti, realizzare la consapevolezza nel tempo e nello spazio.
La consapevolezza del principio del tempo realizza la grande saggezza della pazienza, aspetto fondamentale della mente trasformata nel Dharma.
La pesantezza della vita che spesso ci opprime in modo insopportabile è data dalla nostra impazienza, dall’incapacità di comprendere la realtà del tempo. Noi costruiamo tutti i nostri progetti su una visione convenzionale che circoscrive e limitata il tempo che invece nella realtà è illimitato, infinito.
Noi delimitiamo, misuriamo ogni cosa, ogni evento in un’ erronea visione che colloca tutto entro un tempo e uno spazio matematicamente definiti, ma in questo modo non facciamo altro che accumulare sacchi e sacchi di immondizia maleodorante che produce grande angoscia distruttiva.
Invece è necessario mantenere una ininterrotta vigile attenzione e realizzare l’infinita unicità di questo stesso istante di tempo, solo così è possibile comprendere la parola del Buddha, diventare davvero i padroni della propria vita, realizzare pienamente se stessi.
Comprendere il principio infinito del tempo significa vivere con intensità ogni istante della propria esperienza, divenire unità nella pratica di Dharma, senza limiti e confini sia di tempo che di spazio con infinita saggezza, compassione e consapevolezza.
Meditando la profonda verità del principio dello spazio e del tempo otterremo il naturale decadimento di tutte le pratiche illusorie, le visioni fantastiche ed errate della realtà. Meditare è essenziale.
I vari passaggi indicati nelle pratiche preparatorie che possono apparire all’osservatore inconsapevole come espressioni un po’ prive di senso, sono invece in ogni minimo gesto fondamentali, mai fini a se stesse. Quando si ribadisce l’importanza di purificare l’ambiente si vuole sottolineare l’importanza di purificare con questi stessi gesti concreti la propria mente, così come la visualizzazione diviene reale presenza che trasforma. Questo è il significato profondo a livello spirituale della pratica, altrimenti i singoli atti sarebbero solo coreografia.
Quando si parla di terzo occhio, della coscienza profonda si intende questa consapevole trasformazione della visione comune in visione superiore, questa è la pratica della pura visione.




Visualizzazione nello Spazio -Tempo

Prima di praticare il Dharma è necessario accingersi ad apprendere con impegno costante e paziente il suo profondo significato e quale inevitabile impatto avrà nella nostra coscienza, cambierà la nostra visione e trasformerà la stessa esperienza di vita e non dobbiamo mai scordare che l’esperienza è il primo fondamentale maestro che permette tale conoscenza.
Durante il percorso dell’esistenza si giunge a un punto in cui esperienza del Dharma non può più essere solo un’opzione, ma diviene realtà indispensabile da cui non si può prescindere, e ciò vale per tutti, indipendentemente dal loro credo o tradizione.
Il Dharma è un dono universale, innato, è il valore spirituale condiviso da ogni essere senziente, non vi è alcuna separazione, ed è imprescindibile al cammino di ognuno, è la necessaria pausa, il nutrimento che ristora dalla stanchezza del samsāra e fa recuperare le forze per procedere oltre.
Come il corpo anche l’anima, lo spirito, necessitano di sostentamento. Il Dharma è l’alimento che deve essere assunto nel modo, nel luogo e nel momento giusti.
Il samsāra è spesso pesante, il Dharma è luce e speranza che apre la porta all’unica possibilità di liberazione da tali catene e la sua espressione concreta è sempre l’amore.
Come abbiamo già visto la pratica della visualizzazione opera una reale trasformazione dello stato della mente, da negativo a positivo, dalla visione impura a pura, dall’infelicità alla felicità, dall’attitudine egoistica ad altruistica. Questo è il potere del Dharma, un termine che io posso tradurre in italiano solo con Spirito santo, un’energia universale che induce alla profonda conoscenza di sé, in una visione completamente mutata, ampliata, illimitata, pura.
La visione così purificata, annulla ogni negatività, non esistono più limiti, inimicizie, giudizi, pulisce il karma liberandolo da ogni concetto distorto, errato.
Per realizzare la visione pura dobbiamo prima di tutto avere coscienza del karma accumulato nel passato e fermarlo, non lasciarlo procedere oltre nella reiterazione dei propri errori e delle ingannevoli dimostrazioni di una realtà illusoria.
Il karma negativo così bloccato permette un radicale cambiamento di prospettiva e induce a vivere esperienze in cui è possibile accumulare karma positivo o entrare in una nuova dimensione in cui non c’è più karma.
Questa visione pura è realizzabile nello spazio del Dharmadhātu della realtà ultima dei fenomeni.

(segue meditazione guidata sulla Pratica dei Sette rami, l’Offerta del Mandala, la Presa di Rifugio e la generazione di Bodhicitta)

Alla fine di questa meditazione in cui abbiamo offerto tutto, compresi noi stessi, nello spazio infinito della realtà ultima dei fenomeni, ritorniamo lentamente nella nostra sādhana e ripetiamo l’ultima strofa di questa preghiera:
Fino a quando durerà lo spazio
e fino a quando esisteranno gli esseri senzienti,
fino a quel momento io resterò
per disperdere le sofferenze degli esseri”
Questo deve essere l’obiettivo della nostra esistenza, la promessa consapevole di cuore e mente in qualsiasi circostanza sia gioiosa o dolorosa, al di là della convenzione di tempo e spazio.
Domanda: Possiamo comprendere come il tempo non esista a livello di verità ultima, mentre sul piano convenzionale sia invece possibile sentirne tutto il condizionamento, è così?
Intervento: In questi ultimi anni molti di coloro che si sono accostati al buddhismo si sono innamorati della fisica quantistica e tutti i fisici quantistici si sono innamorati del buddhismo, ma io temo che né gli uni né gli altri comprendano davvero il senso di questo innamoramento e penso che il concetto di tempo e spazio trovino espressione nell’universo così come concepito da Albert Einstein che lo identificava appunto con spazio-tempo come due realtà inscindibili in quanto tutto è energia.
Lama: La conoscenza della realtà di tempo-spazio è molto importante per la meditazione sulla visualizzazione.
La meditazione sulla visualizzazione non può essere delimitata in alcun modo, deve essere presente nell’infinito, che duri un minuto o molte ore è esattamente la stessa realtà.
La qualità della meditazione sulla visualizzazione si fonda sullo spazio infinito, illimitato e flessibile della realtà ultima dei fenomeni.
Nella pratica odierna abbiamo realizzato una visione pura prima nella purificazione del luogo, dell’ambiente, della terra, procedendo poi alla presentazione delle offerte, del campo di meriti, di tutti gli esseri senzienti, poi prendendo rifugio, e ricevendo il nettare come simbolo di corpo, parola e mente di Buddha, Bodhisattva e Esseri superiori, realizzando così in noi stessi e in tutti gli esseri senzienti la trasformazione della mente da condizione ordinaria a straordinaria, trasparente luminosa.
Per questo la pratica dei sette Rami, non è una bella preghiera soltanto, ma una reale importante complessa pratica nel libero spazio di Dharmadhātu che nella profondità di noi stessi genera la Bodhicitta, è parte integrante della pratica dell’addestramento mentale, il Lo Jong.
Ognuno è responsabile e unico testimone della propria pratica, non può delegare a nessun altro questo compito, a nessun maestro esterno, né tantomeno a presunti fatti miracolosi, reincarnazioni potenti, tutto questo è solo parte del folclore che si è costruito nei secoli e che tanto affascina. Le stesse prime reincarnazioni del Karmapa e del Dalai Lama sono state riconosciute da loro stessi e da nessun altro di esterno.
E’ fondamentale questa presa di coscienza nella pratica del Dharma, noi non possiamo aspettare passivamente che tutto sia realizzato per noi da altri, dobbiamo sempre agire in prima persona cercando unicamente la profonda conoscenza di noi stessi, semplice e lineare in quanto esseri umani normalissimi senza nulla di trascendentale.
Il vero valore umano, il prezioso tesoro, è la realizzazione della propria umanità in pace, tranquillità, serenità, amore, compassione, Bodhicitta, essere nello spazio ultimo dei fenomeni, una visualizzazione che libera da ogni karma nella pratica di Bodhicitta.
Il significato del mantra della visualizzazione deve essere studiato approfonditamente, perché ci porta a svuotare la mente dalle visioni ordinarie e ci introduce nello spazio della realtà ultima di tutti i fenomeni, di noi stessi, nella costruzione della visione superiore.
Oggi leggiamo insieme sottovoce, ma con consapevole concentrazione, passo dopo passo, la pratica della Bodhicitta che, unita alla visualizzazione, è profonda e completa. Scendiamo fino alla radice del nostro cuore, nella natura di Bodhicitta, il più grande Dharma.

VERSI PER GENERARE LA BODHICITTA

Purificazione del luogo
Possa la superficie della terra, in ogni direzione, essere pura, senza asperità e imperfezioni, soffice e liscia come il palmo della mano di un bambino, naturalmente levigata come i lapislazzuli.
Offerta
Possano le offerte materiali degli umani e dei deva, quelle effettivamente preparate, quelle immaginate e le nuvole delle ineguagliabili offerte di Kuntu Zangpo, pervadere la totalità dello spazio.
Om namo bhagavate, vajra sara pramardane tathāgataya, arhate samyak sam buddhaya, tadyatha, om vajre vajre, maha vajre, maha tejra vajre, maha vidya vajre, maha Bodhicitta vajre, maha bodhi mandopa samkramana vajre, sarva karma varana visciodhana vajre soha”
Potere della Verità
Per il potere della verità dei tre gioielli del rifugio, per la grande energia ispiratrice di tutti i Buddha e i Bodhisattva, per l’imponente raccolta completa di merito e di saggezza, per il potere della vacuità inconcepibile e pura, possano tutte queste offerte rivelare la loro vera natura.
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Pratica in sette rami
Oh leoni fra gli uomini, Buddha passati, presenti e futuri, a quanti di voi esistono nelle dieci direzioni, mi prostro con corpo, parola e mente.
Sulle onde della potenza di questa regina delle preghiere, per i metodi supremi e sublimi con corpi numerosi come gli atomi del mondo, mi prostro ai Buddha che pervadono lo spazio.
In ogni atomo si trova Buddha numerosi come gli atomi del Universo, che siede tra gli innumerevoli figli di Buddha; con sguardo fiducioso mi rivolgo ai Vittoriosi che riempiono l’intero Dharmadhātu.
A coloro che hanno infiniti oceani di eccellenza, con un oceano di prodigiosa parola canto lodi alla grandezza di tutti i Buddha: un elogio a coloro che sono andati nella beatitudine.
Offro loro ghirlande di fiori, parasoli decorati, musiche piacevoli e profumi eccelsi; offro a tutti i Vittoriosi lampade al burro e sacro incenso purissimo.
Cibo eccellente, fragranze supreme e un cumulo di sostanze mistiche alto come il monte Meru dispongo in un ordine speciale e offro a coloro che hanno conquistato se stessi.
Elevo tutte le offerte impareggiabili con ammirazione per coloro che sono andati nella beatitudine con la forza della fede nei metodi sublimi, mi prostro e faccio offerte ai Conquistatori.
Da lungo tempo, sopraffatto da attaccamento, odio e ignoranza, con il corpo, la parola e la mente ho compiuto innumerevoli azioni negative. Ora le confesso tutte senza omissioni.
Nelle perfezioni dei Buddha, Bodhisattva, Arhat, sul sentiero e nella potenziale bontà di tutti gli esseri viventi, elevo il mio cuore e gioisco.
Oh luci dell’universo, Buddha che otteneste lo stato dell’illuminazione incontaminato, a tutti voi rivolgo questa richiesta: fate girare l’incomparabile “ruota del Dharma”.
Oh maestri che volete mostrare il Parinirvāna, vi prego di restare con noi e insegnare per tanti eoni quanti sono i granelli di polvere, per portare gioia e virtù a tutti gli esseri.
Possa qualunque merito accumulato tramite queste prostrazioni, offerte, purificazioni, rallegrandomi e chiedendo ai Buddha di rimanere e insegnare il Dharma, essere dedicato all’illuminazione suprema e perfetta, affinché, al più presto, io liberi dalla sofferenza tutti gli esseri.”
***
Offerta del Mandala
Con fede inamovibile nei miei guru, ydam e tre preziosi gioielli, offro il prezioso mandala ingioiellato, altre purissime offerte, ricchezze, tutte le virtù create da chiunque nel passato, nel presente e nel futuro con il corpo, la parola e la mente.
Accettandole con la vostra infinita compassione, mandatemi onde di energia ispiratrice.
Idam guru ratna mandala kam niryata yami”
(invio questo mandala ingioiellato a voi guru preziosi)

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Recitiamo dunque per tre volte la formula del rifugio in Buddha Dharma Sangha in unione con tutti gli esseri senzienti e visualizziamo il campo di meriti, la presentazione delle offerte.

PRESA DI RIFUGIO

Nel Buddha, nel Dharma e nel Sangha
Prendo rifugio fino a raggiungere l’Illuminazione
Per i meriti acquisiti con la pratica della generosità e delle altre perfezioni
Possa io al più presto raggiungere l’illuminazione per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.”
Visualizziamo tutti gli esseri superiori, i rappresentanti del campo di meriti nei colori dell’arcobaleno e pronunciamo il mantra OM HA HUM e questa benedizione entra dalla sommità del nostro capo e trasforma il nostro corpo nella natura pura di cristallo in forma di luce. Cresce la consapevole saggezza e tutti gli ostacoli, i problemi, le illusioni, la confusione si dissolvono rendendo liberi noi con gli esseri senzienti, qui e ora, da tutte le sofferenze del samsāra.
Dopo questa presa di rifugio in Buddha, Dharma, Sangha recitiamo per tre volte i versi per generare la Bodhicitta attuale:
Generare la Bodhicitta
Con il desiderio di liberare tutti gli esseri,
Fino al raggiungimento dell’essenza dell’illuminazione
Prenderò sempre rifugio
Nel Buddha, nel Dharma, nel Sangha.
Con saggezza, amore e compassione
Mi sforzerò di recare beneficio agli esseri senzienti.
Stando davanti ai Buddha,
genero la mente della completa illuminazione.
***
Ora per esprimere la gioia del nostro cuore recitiamo e pratichiamo i quatro versi incommensurabili:
Le Quattro Meditazioni Illimitate

Come sarebbe meraviglioso se tutti gli esseri senzienti fossero equanimi, senza attaccamento né ostilità, non vicini a qualcuno e distanti da altri. Possano dimorare nell’equanimità. Io farò in modo che vi dimorino. Vi prego, guru-divinità, concedetemi la vostra energia ispiratrice affinché io sia in grado di fare ciò.
Come sarebbe meraviglioso se tutti gli esseri senzienti avessero la felicità e le sue cause. Possano essi averla. Io farò in modo che la posseggano. Vi prego, guru-divinità, concedetemi la vostra energia ispiratrice affinché io sia in grado di fare ciò.
Come sarebbe meraviglioso se tutti gli esseri senzienti fossero liberati dalla sofferenza e dalle sue cause. Possano esserne liberati. Io farò in modo che ne siano liberati. Vi prego, guru-divinità, concedetemi la vostra energia ispiratrice affinché io sia in grado di fare ciò.
Come sarebbe meraviglioso se tutti gli esseri senzienti non fossero privi della gioia delle rinascite elevate o della liberazione completa. Possano non esserne mai privi. Io farò in modo che essi non ne siano separati. Vi prego, guru-divinità, concedetemi la vostra energia ispiratrice affinché io sia in grado di fare ciò.”
***
Fino a quando durerà lo spazio
E fino a quando esisteranno gli esseri senzienti.
Fino a quel momento io resterò
Per disperdere le sofferenze degli esseri
(Sāntideva)
***
Grazie a tutti.






Consapevolezza

Domanda: Ieri ci siamo lasciati con il proposito di porre ai maestri una domanda sulla modalità di visualizzazione per poter fare al meglio la pratica, anche perché alcuni soggetti possono avere problemi o non essere capaci di visualizzare.
Lama: Ieri abbiamo visto l’essenzialità della pratica di Bodhicitta che ci immerge completamente nella dimensione dell’universo.
Noi non siamo solo un corpo, ma esseri spirituali che appartengono al mondo spirituale, cioè all’universo e, come recita Śāntideva nell’ultimo verso della preghiera, “Fino a quando durerà lo spazio e fino a quando esisteranno gli esseri senzienti. Fino a quel momento io resterò per disperdere le sofferenze degli esseri”
Il contenuto di questa frase è una realtà assoluta, ogni singolo essere è universo, tutti nella stessa natura di tempo - spazio. E vivere questa realtà significa essere nel proprio stato originale, vivere la Bodhicitta cioè l’amore incondizionato che abbraccia l’universo intero.
In questa condizione abbiamo già tutto, non c’è null’altro da volere, da desiderare e ne abbiamo coscienza tramite quell’introspezione che è meditazione, visualizzazione che trascende il corpo fisico.
Tutti sono capaci di visualizzare, perché non ci sono schemi da seguire regole o forme, ognuno entrando consapevolmente nella propria essenza visualizza naturalmente nella modalità a lui è più consona. È la mente che trasforma la materia e non il contrario.
E poi non bisogna confondere visualizzazione con immaginazione perché quest’ultima è sempre riferita a qualcosa di fantasioso che non ha alcuna corrispondenza con la realtà, mentre la visualizzazione è riferita ad una realtà esistente, concreta.
Per coloro che hanno difficoltà a visualizzare consiglio la pratica di Shiné, tradotta come calma dimorante che induce la mente a entrare nella propria profondità tramite la visualizzazione di un oggetto su cui la mente rimane stabilmente concentrata. La chiave è la scelta dell’oggetto più consono a sé e rimanervi concentrati può essere il respiro, oppure un oggetto esterno, un fiore, una pietra, ma non deve essere cambiato, è necessario rimanere stabili sullo stesso senza dimenticarlo.
Il nostro ydam è la Bodhicitta. Ydam significa una perenne presenza, nella veglia come nel sonno, ininterrottamente e la Bodhicitta si esprimere liberamente in ogni manifestazione della realizzazione. La realizzazione della rinuncia, della compassione, della consapevolezza, della concentrazione, della grande compassione, della saggezza, della sapienza, dell’infinito.
Tutte i veicoli, i sentieri, portano nella qualità della propria pratica a queste realizzazioni e la radice che crea il nostro universo è la Bodhicitta.
Questo è il nostro progetto, la pratica, la filosofia che conduce l’esistenza. Ognuno deve coltivare, edificare il proprio universo, non ci sono scappatoie né fotocopie.
In questa costruzione è importante iniziare con l’applicazione della tecnica della visualizzazione, la pratica di Shiné o Śamatha che significa dimorare nel proprio cuore-mente.
Più a lungo riusciamo a rimanere concentrati sull’oggetto scelto per la meditazione e tanto più ci addentriamo nella profondità della nostra mente con una visione chiara. Il primo passo consiste dunque nella scelta dell’oggetto di visualizzazione ed è importante che soprattutto i principianti scelgano un oggetto agevole e adatto alla propria personalità.
In genere si consiglia un’immagine del Buddha, semplice nella sua forma umana e vi si connette la mente con concentrazione, poi è necessario mantenere stabile questa focalizzazione il più a lungo possibile. Se ci si distrae si ricomincia dall’inizio, e così per tutte le volte necessarie. Quando si rimane stabilmente in questa profondità in modo ormai naturale si ottiene sempre più una visione chiara.
Questo pratica è calma non deve rincorrere velocemente alcunché, occorre tempo e tranquillità. La fretta è l’antitesi del Dharma, voler l’illuminazione subito saltando le necessarie fasi di profonda conoscenza del sé è davvero una colossale stupidaggine.
Invece nella profondità della concentrazione la bellezza della realtà dell’universo, il Buddha, entra nella nostra mente, e non il contrario.
Proviamo ora insieme a praticare questa visualizzazione profonda.
Prima di tutto mettiamoci nella corretta postura del corpo che deve essere completamente naturale, mai forzata, non importa come, ma dobbiamo sentirci perfettamente a nostro agio.
Poi osserviamo il respiro con la consapevolezza di ogni inspirazione ed espirazione
Ora liberiamo la mente da tutte le percezioni ordinarie trasformando l’universo, compresi noi stessi, nella natura della vacuità in cui tutto si purifica.
Manteniamo sempre la consapevolezza del corpo e del respiro e siamo completamente nello spazio perfetto del Dharmadhātu e possiamo dunque visualizzare il nostro oggetto di concentrazione.

(segue meditazione)

Ora risaliamo al livello della condizione ordinaria mantenendo inalterata la consapevolezza.
Questo è un buon esercizio per essere sempre consapevoli in ogni istante della nostra quotidianità.
La “CON-SA-PE-VO-LEZ-ZA” così sillabata è il mantra più importante e richiama le sei pāramitā: - Generosità, Etica o Moralità, Pazienza, Perseveranza entusiastica, Concentrazione, Saggezza -
Le sei pāramitā sono la centralità del nostro agire quotidiano e devono essere attuate sempre con consapevolezza, elemento indispensabile, concreto, reale, di ogni pratica.
Il Buddha ha indicato quattro movimenti nella consapevolezza della quotidianità: Andare - Passeggiare - stare Seduti - essere nel Sonno e Sogno.
Ognuna di queste azioni deve essere compiuta con consapevolezza e non c’è passaggio che possa essere scavalcato o ignorato.
Una delle quattro consapevolezze quotidiane è la consapevolezza di tutto ciò che si fa stando seduti e in questa rientra anche la pratica della consapevolezza del cibo, del nutrimento che ci fa esistere e tutto deve essere consumato correttamente nella consapevolezza di Bodhicitta.
Tutto questo è descritto in un testo di Nāgārjuna “Lettera ad un amico”, in cui ribadisce la consapevolezza e la gratitudine verso tutti gli elementi che ci permettono di vivere poiché vivendo possiamo essere di beneficio a tutti gli esseri senzienti, questa è la motivazione profonda e unica dell’esistenza umana.
Nella vita ogni nostra azione può essere trasformata in pratica di Dharma tramite la consapevolezza. Senza consapevolezza tutto viene disperso, vanificato, perduto definitivamente, mentre in essa anche il gesto più piccolo assume un valore infinito.
Tutte le pratiche prive di consapevolezza mostrano in modo prepotente la condizione di kāliyuga, la feccia dei tempi degenerati, in cui, al di fuori della consapevolezza che genera Bodhicitta come espressa nelle sei pāramitā, tutto diventa inutile, vanificato, superficiale e fonte di grande sofferenza per sé e per gli altri.
Una consapevolezza che dobbiamo considerare con grande attenzione è anche la consapevolezza del sonno e sogno.
Il processo dell’addormentarsi è molto simile a ciò che accade durante il procedere nella morte.
La consapevolezza del sogno corrisponde alla consapevolezza del percorso del Bar-do, lo stato intermedio.
La consapevolezza del risveglio corrisponde alla consapevolezza della rinascita.
La consapevolezza di tutte queste fasi, tre per ogni stato, ci permette di sperimentare nella meditazione profonda durante il samādhi l’essenza dei nove elementi della pratica principale di generazione dello anutara-yoga-tantra.
L’utilità di questa pratica è la trasformazione dello stato ordinario in straordinario, il passaggio dallo stato impuro allo stato puro, è il lavoro del passaggio della mente grossolana a mente sottile, del corpo grossolano a corpo sottile, un allenamento che si può effettuare durante tutte le fasi del sonno.
In questo modo raggiungiamo una padronanza di corpo, vento e mente sottile, ci liberiamo dalle inclinazioni samsariche.
Dobbiamo applicare nelle varie fasi del sonno-sogno, simili a quelle della morte, la pratica della consapevolezza, della visualizzazione.
Questa necessaria consapevolezza deve sempre essere posta nel sentiero Sūtrayana che è fondamentalmente Rinuncia, Bodhicitta e Saggezza.
Una concezione unicamente teorica della consapevolezza, avulsa da questo concreto cammino, può diventare pericolosa e portare a un risultato contrario, per questo è essenziale rimanere sempre, seppur a livello superficiale inizialmente, stabili sul sentiero indicato dai sūtra.
Soltanto in questa dimensione si può procede nella pratica del Tantra, del Mantrayāna ed questa la caratteristica del contesto del buddhismo Vajrāyana, o tibetano.
Dobbiamo dunque avere chiara la visione della relazione tra Sūtrayana e Mantrayāna e, pur nella condizione determinata dal nostro livello di conoscenza, di sofferenza, di difficoltà esistenziale, anche la più piccola realizzazione di rinuncia, Bodhicitta e saggezza sarebbe già più che sufficiente per superare qualsiasi ostacolo che è sempre commisurato alla nostra limitata capacità.
Se siamo piccoli esseri non possiamo pretendere realizzazioni gigantesche, ogni passo sarà una piccola realizzazione, giustamente dosata in perfetto equilibrio con le nostre reali possibilità, l’importante è non perdere mai la consapevolezza di dover procedere con metodo in Rinuncia, Bodhicitta e Saggezza.
Se abbiamo aspettative e desideri impossibili disperdiamo ogni qualità e i problemi invece di essere risolti saranno ingigantiti in una fantasiosa illusione, risultato di ignoranza che induce inevitabilmente elementi negativi e dannosi quali invidia, attaccamento odio, rabbia e ci allontana dall’obiettivo che invece avevamo sognato.
Nemmeno il Buddha, se anche venisse qui, potrebbe aiutarci ad uscire da questo stagno in cui rischiamo di annegare.
Abbiamo tutto a portata di mano, dobbiamo solo procedere con consapevolezza di ciò che siamo e possiamo realizzare secondo le nostre capacità di piccoli esseri procedendo a piccoli passi, e ogni passo sarà già di per sé una piccola realizzazione di rinuncia a tutti i fantasiosi e inesistenti falsi sogni di obiettivi magici, una piccola realizzazione di amore gentilezza e compassione nella Bodhicitta, questo è il processo della saggezza, è la Via di Mezzo.
La Via di Mezzo non è un compromesso, una mediazione, è la via diritta, completa, senza scorciatoie pericolose, la giusta via che non ci farà cadere nei burroni dell’illusione e dell’inganno.
Il nostro compito principale è dunque quello di sviluppare Rinuncia, Bodhicitta e Saggezza con calma e perseveranza nel normale processo quotidiano, l’esperienza vissuta consapevolmente ci è maestra e ciò che conosciamo con il nostro corpo ci permette di scendere sempre più in profondità a livello sottile.
Domanda: Vorrei una precisazione su questi tre elementi che sono alla base di ogni pratica, ad iniziare dalla Rinuncia, un termine molto vasto, quindi rinuncia a cosa?
Domanda: Secondo le leggi della fisica è stato dimostrato che il movimento della materia nell’universo non è lineare ma ondulatorio, anche se ad un osservatore esterno appare visibilmente come lineare, quindi la visione muta di volta in volta in base al soggetto osservatore. Nella via del Dharma invece si dice che l’obiettivo finale è riuscire a vedere la realtà così com’è, quindi il mio dubbio è: dobbiamo trasformare la materia o limitarci ad osservarla così com’è?
Lama: Cominciamo ad affrontare la Rinuncia. La traduzione del termine tibetano che definisce la rinuncia è sbagliatissima e fuorviante, nelle lingue occidentali è interpretato come disgusto del samsāra e non può esserci fraintendimento più grave.
La rinuncia non è affatto disgusto né negazione, al contrario è aspirazione, desiderio di liberare se stessi dalla sofferenza samsarica dell’ignoranza che genera attaccamento, bramosia, rabbia, odio.
La mente di rinuncia è la mente che desidera liberare se stessa prima di tutto da qualsiasi attaccamento, soprattutto da quello sottile, meno evidente, nascosto dietro una tenda di apparente e falsa virtù ed è l’attaccamento più pericoloso, poiché il rischio più grave, quando manca la conoscenza consapevole di sé, consiste proprio nell’illusione di percorrere una cammino spirituale volendo raggiungere ad ogni costo l’illuminazione, il nirvāna e l’attaccamento spirituale così potenziato è la peggior attitudine che vanifica ogni pratica e non permette alcuna evoluzione.
L’attaccamento al Buddha, ai sentieri, alla meditazione induce una grande pericolosa confusione, quindi la Rinuncia è la mente che desidera la liberazione dalla propria ignoranza fondamentale e soltanto dopo aver realizzato questa mente di rinuncia è possibile procedere nel vero, silenzioso, umile e radicato cammino spirituale.
Ecco perché per poter procedere nel sentiero del Vajrāyana è necessario aver maturato una realizzazione di purificazione nella Rinuncia, Bodhicitta e Saggezza. Saltare questi passaggi è impossibile e si incorrerebbe in numerosi effetti collaterali veramente dannosi. Questa è la Rinuncia.




Realizzazioni: Rinuncia - Bodhicitta - Saggezza

Cerchiamo dunque di dedicarci in quest’ultimo tempo del seminario all’approfondimento d un sūtra importantissimo che riassume in sette passi l’essenza della pratica di cui abbiamo parlato in questi giorni ed è la pratica dei sette rami, un profondissimo e ricchissimo sūtra scritto da un autore ignoto che aveva compreso la vastità e profondità della realtà e che aveva giustamente definito questa pratica la regina delle preghiere.
Analizziamo dunque ogni passaggio:

Pratica in sette rami
-Oh leoni fra gli uomini, Buddha passati, presenti e futuri- Anche noi siamo compresi in questo gruppo siamo tutti potenzialmente Buddha futuri, siamo tutti destinati, prima o poi a raggiungere l’illuminazione.
-a quanti di voi esistono nelle dieci direzioni- comprende tutto l’universo, non solo questo pianeta. - mi prostro con corpo, parola e mente.
-Sulle onde della potenza di questa regina delle preghiere, per i metodi supremi e sublimi con corpi del mondo, mi prostro ai Buddha che pervadono lo spazio.- Questo spazio è lo spazio della realtà ultima dei fenomeni, il Dharmadhātu.
- In ogni atomo si trova Buddha numerosi come gli atomi del Universo, che siede tra gli innumerevoli figli di Buddha- che sono i Bodhisattva; -con sguardo fiducioso mi rivolgo ai Vittoriosi- vuol dire gli illuminati -che riempiono l’intero Dharmadhātu.- Questo è lavoro di visualizzazione, è la potenzialità creativa della nostra mente. La traduzione di questo verso non è corretta, infatti si dovrebbe dire: -In ogni atomo si trovano infiniti Buddha quanti sono gli atomi dell’universo. C’è un libro bellissimo del Dalai Lama “L’UNIVERSO IN UN SINGOLO ATOMO” in cui spiega molto bene questo concetto ed è la corretta visualizzazione della realtà, poiché in ogni singolo atomo vi è l’essenza reale di tutti gli atomi dell’universo. Nell’atomo del Buddha vi sono tutti i Buddha dell’universo e, non solo, tutti i Bodhisattva, tutto l’universo è riempito dai Buddha e Bodhisattva.
-A coloro che hanno infiniti oceani di eccellenza, con un oceano di prodigiosa parola canto lodi alla grandezza di tutti i Buddha: un elogio a coloro che sono andati nella beatitudine.- Qui si conclude la prima parte della preghiera.
Nella seconda parte vi è la visualizzazione dell’offerta illimitata. -Offro loro ghirlande di fiori, parasoli decorati, musiche piacevoli e profumi eccelsi; offro a tutti i Vittoriosi lampade al burro e sacro incenso purissimo.-
-Cibo eccellente, fragranze supreme e un cumulo di sostanze mistiche alto come il monte Meru dispongo in un ordine speciale e offro a coloro che hanno conquistato se stessi.- Chi ha conquistato se stesso è il vittorioso, e non si tratta di aver vinto contro nemici esterni, ma di aver realmente conosciuto e conquistato se stesso, questo significa essere Buddha.
-Elevo tutte le offerte impareggiabili con ammirazione per coloro che sono andati nella beatitudine con la forza della fede nei metodi sublimi, mi prostro e faccio offerte ai Conquistatori.- i conquistatori sono i Buddha che hanno conquistato se stessi. Noi tendiamo sempre a isolare su un altare di perfezione il Buddha come essere soprannaturale che non ha bisogno di nulla, superiore e staccato da tutto, ma non è affatto così, il Buddha è colui che ha realizzato la conquista di se stesso.
-Da lungo tempo, sopraffatto da attaccamento, odio e ignoranza, con il corpo, la parola e la mente ho compiuto innumerevoli azioni negative. Ora le confesso tutte senza omissioni.- A chi confessare? A se stessi.
-Nelle perfezioni dei Buddha, Bodhisattva, Arhat, sul sentiero e nella potenziale bontà di tutti gli esseri viventi, elevo il mio cuore e gioisco.- Significa rallegrarsi per le qualità degli altri, essere completamente liberi da qualsiasi invidia, gelosia. Lama Tzong Khapa a questo proposito diceva che il modo più immediato e semplice per accumulare meriti è rallegrarsi per i meriti altrui.
-Oh luci dell’universo, Buddha che otteneste lo stato dell’illuminazione incontaminato, a tutti voi rivolgo questa richiesta: fate girare l’incomparabile ruota del Dharma-.
-Oh maestri che volete mostrare il Parinirvāna, vi prego di restare con noi e insegnare per tanti eoni quanti sono i granelli di polvere, per portare gioia e virtù a tutti gli esseri.-
-Possa qualunque merito accumulato tramite queste prostrazioni, offerte, purificazioni, rallegrandomi e chiedendo ai Buddha di rimanere e insegnare il Dharma, essere dedicato all’illuminazione suprema e perfetta, affinché, al più presto, io liberi dalla sofferenza tutti gli esseri-

Dobbiamo davvero essere infinitamente riconoscenti al Sangha, alla collaborazione degli amici di Dharma per il lavoro di approfondimento fatto insieme in questi giorni, è stato un grande dono di Dio.
Si dice con superficialità e faciloneria che il buddhismo non crede in Dio, ma questa è un’assurdità totale in primo luogo perché nessuno sa chi o cosa sia Dio e tenta una definizione che è solo etichetta poiché nessuno può fare affermazioni su ciò che non conosce.
Le divisioni costruite su simili affermazioni ipotetiche servono solo a creare contrasti e divisioni fondati esclusivamente sulla totale ignoranza, un’attitudine atta a fomentare problemi e confusione, inimicizie e assurde prese di posizioni.
Alcuni dicono Dio, altri Luce e tutti esprimono lo stesso concetto, dunque noi dobbiamo rallegrarci sinceramente e consapevolmente per questo dono di Dio.
Grazie a tutti, concludiamo queste belle giornate di Dharma con la preghiera che esprime questa nostra infinita riconoscenza.



Dedica e preghiera conclusiva

Composta da Geshe Gedun Tharchin il 3 novembre 2000 - versione originale in tibetano

La Vittoriosa tradizione dei Buddha come fondamento di Pace e Felicità,
Medicina per illuminare le sofferenze di tutti gli esseri senzienti,
Tesoro che realizza le speranze
degli esseri viventi dei tre reami,
Gioiello che soddisfa simultaneamente i desideri propri e altrui.

Dal profondo del mio cuore porgo il mio rispetto ai Maestri,
che mi hanno indicato senza errori i metodi per seguire
il Percorso Fondamentale, come affidarmi ad una guida spirituale
fino a raggiungere, tramite la pace, la completa Illuminazione.

(x 3) Possano tutti gli esseri, e noi stessi, incontrare la felicità
Realizzando la rinuncia, la mente del non-attaccamento,
il Bodhicitta, la mente altruistica verso infiniti esseri senzienti,
la Vacuità, la massima visione della Chiara Luce.

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