Monday, 21 September 2026

Un confronto tra la gestione del disagio fisico ed emotivo nello stoicismo, nel Lo Jong e nella spiritualità di San Francesco d’Assisi


Un confronto tra la gestione del disagio fisico ed emotivo nello stoicismo, nel Lo Jong e nella spiritualità di San Francesco d’Assisi

Lama G. Tharchin Lharampa Geshe



1. Parole chiave

Quando mettiamo a confronto lo stoicismo, il Lo Jong (allenamento mentale
buddhista tibetano) e la Preghiera semplice di San Francesco, scopriamo in tutte e
tre un identico modello profondo e universale per raggiungere la pace interiore e la
chiarezza etica. L’obiettivo fondamentale di trasformare se stessi per servire
meglio il mondo è condiviso, malgrado le differenze culturali che le separano, da
queste tre realtà apparentemente molto diverse tra loro perché provenienti da
origini così distanti, infatti si passa dall’antica Grecia, al Tibet medievale e infine
all’Italia rinascimentale.

Per maggior chiarezza qui di seguito vengono sinteticamente evidenziati alcuni
principi fondamentali delle tre realtà, come introduzione all'approfondimento del
loro parallelismo.


2. Principi dello stoicismo

Lo stoicismo insegna che, sebbene non sia sempre possibile controllare gli eventi
esterni come le malattie fisiche o le tragedie, è possibile controllare il modo in cui
li giudichiamo. Questo perché il dolore è spesso aggravato dai nostri commenti
mentali.

È inoltre possibile ridurre il dolore o la sofferenza separando la sensazione fisica
dalla narrazione: “Questa è solo una sensazione nei miei nervi; non può
danneggiare il mio carattere né la mia mente”. Non aggravare il dolore
preoccupandosi del futuro.

Lo stoico Seneca scrisse: «Il dolore è lieve se l’opinione non vi ha aggiunto nulla».
Fai un passo indietro e osserva la tua sofferenza nel vasto contesto dell’universo
per ridurne l’impatto emotivo.

Lo stoicismo si basa sulla ragione (logos) e sulla fortezza della mente. Ti insegna a
controllare la tua mente per raggiungere l'atarassia (tranquillità incrollabile),
consentendoti di adempiere il tuo dovere verso l’umanità.

Lo stoicismo insegna che il dolore fisico è semplicemente una sensazione corporea
e non un male morale. Appartiene al regno delle cose indifferenti - quelle al di
fuori del nostro controllo morale diretto.

Si indicano quindi i 10 metodi fondamentali per la gestione del dolore e della sofferenza, secondo l’approccio della tradizione stoica:
1) Decostruzione oggettiva:
Considerare le sensazioni fisiche come “indifferenti siano preferiti o non preferiti”
piuttosto che come mali cosmici.

2) Trasformazione alchemica:
Utilizzare l’ostacolo come carburante; il dolore sviluppa le virtù della resistenza e
del coraggio.

3) Dicotomia del controllo:
Tracciare un confine tra il segnale fisico involontario e l’assenso mentale
volontario.

4) Accettazione radicale:
Praticare l’Amor Fati (amore per il destino); accettare la condizione attuale del
corpo senza risentimento.

5) Il momento presente:
Rimanere ancorati al presente; liberarsi dei rimpianti del passato e delle ansie
future che amplificano il dolore.

6) Autotrascendenza:
Ricordare la Cosmopolis; sei una singola cellula nel vasto corpo interconnesso
della Natura.

7) Riduzione dell’ego:
Smantella il fragile ego che urla: «Perché sta succedendo proprio a me?».

8) Resistenza intenzionale:
Considera il dolore come un campo di addestramento (palestra) per metterti alla
prova e dimostrare il carattere interiore.

9) Autocontrollo emotivo:
Rifiuta di lasciare che gli impulsi fisici scatenino reazioni emotive secondarie come
la rabbia o la disperazione.

10) Interconnessione cosmica:
Accetta le leggi della natura; il decadimento e i limiti fisici poiché sono inerenti
all’essere umano.


3. I principi del Lo Jong

Risalente al XII secolo, il Lo Jong è un sistema di allenamento mentale buddhista
tibetano costituito da linee di pensiero per trasformare le avversità e il dolore in
forze positive. In “Concentra tutte le colpe in una sola”, invece di provare

risentimento verso una malattia, un infortunio o qualcuno che ti ha ferito, impari a
incolpare solo l’aspettativa dell’ego secondo cui la vita dovrebbe essere sempre
confortevole. Anziché combattere il dolore, Lo Jong lo utilizza per coltivare la
compassione suprema; puoi trasformare le circostanze negative in un percorso
positivo trattando il dolore fisico ed emotivo come carburante per il risveglio.

Nella pratica del Lo Jong chiamata Tonglen (meditazione del dare e del ricevere),
ti concentri in un attitudine altruistica basata sul respiro: inspiri il tuo dolore
attuale e immagini di assorbire il dolore di tutte le altre persone al mondo che
stanno soffrendo in modo simile. Quindi espiri di sollievo, pace e guarigione verso
di loro. Questo rompe istantaneamente l’isolamento della sofferenza.

Il Lo Jong è una pratica di addestramento mentale del buddhismo tibetano che
adotta un approccio radicalmente diverso al dolore. Anziché limitarsi a
sopportarlo, lo accoglie come fonte di crescita spirituale. La tua sofferenza
personale diventa un atto di compassione universale. Il Lo Jong si basa sulla
compassione radicale. Ti insegna a utilizzare ogni offesa, dolore e difficoltà come
esercizio mentale per schiacciare l’ego e sviluppare l’amore universale.

Qui di seguito sono indicati i 10 metodi fondamentali per la gestione del dolore e
della sofferenza, secondo l’approccio della tradizione Lo Jong:

1) Obiettivo Decostruzione:
Riconoscere il dolore come una natura vuota, un costrutto impermanente dell’ego.

2) Trasformazione alchemica:
“Concentrare la colpa in un unico punto”. Usare il dolore per distruggere l’ego
egocentrico.

3)Dicotomia del controllo:
Comprendere che la natura ultima della realtà (il Vuoto) non è influenzata dalle
condizioni sensoriali.

4) Accettazione radicale:
integrare con gioia le condizioni avverse inaspettate nel percorso verso
l’illuminazione.

5) Il momento presente:
Mantenere la consapevolezza del respiro (Tonglen) nel momento stesso in cui lo si
compie.

6) Autotrascendenza.
Praticare il Tonglen: inspirare il dolore di tutti gli esseri, espirare sollievo e offrire
gioia.

7) Riduzione dell’ego:
Individuare la “mente egocentrica” come la vera fonte di ogni agonia emotiva.

8) Resistenza consapevole:
Accogliere la malattia e le avversità come purificazione, un modo rapido per
esaurire il karma negativo.

9) Autocontrollo emotivo:
Proteggere la mente dalla reattività emotiva; non reagire alle condizioni esterne.

10)Interconnessione cosmica:
Comprendere la fondamentale uguaglianza di tutti gli esseri senzienti che provano
dolore.


4. I principi della preghiera per la pace di San Francesco d’Assisi

La preghiera per la pace di San Francesco d’Assisi è incentrata sulla pace e
sull’abbandono alla volontà divina nel concreto amore fraterno. Distoglie la tua
attenzione dalla tua sofferenza, ispirandoti a diventare una forza positiva nella vita
degli altri. Ti trasforma da vittima passiva ad agente attivo dell’amore.

Anziché cercare conforto, ti incoraggia a darlo, spezzando così il circolo vizioso
dell’egocentrismo su cui prospera il dolore emotivo. La preghiera ti chiede di
portare amore dove c’è odio e luce dove c’è oscurità.

Anche quando provi dolore, trova piccoli modi per confortare gli altri. Manda un
messaggio a un amico che sta attraversando un momento difficile, oppure compì
un piccolo gesto di gentilezza. Diventando una fonte di guarigione per gli altri, il
tuo fardello emotivo si alleggerirà.

Quando sei sopraffatto dal dolore fisico o emotivo, San Francesco consiglia di
guardare verso l’esterno. Concentrandoti sul confortare qualcun altro, calmi
temporaneamente i recettori del dolore del tuo cervello. Ti rendi conto che
“rinunciando” alla tua preoccupazione per te stesso, puoi raggiungere la pace
interiore.

Qui di seguito sono illustrati i 10 metodi fondamentali per la gestione del dolore e
della sofferenza, secondo l’approccio della tradizione di San Francesco d’Assisi:

1) Decostruzione oggettiva:
Abbandonare il giudizio, chiedendo di portare luce dove c’è oscurità.

2) Trasformazione alchemica:
Trasformare gli stati negativi in strumenti di pace divina.

3)Dicotomia del controllo:
Accettare l’incapacità di controllare le tempeste esterne; concentrarsi sull’offrire
amore.

4) Accettazione radicale:
Cercare di comprendere la condizione di sé e del mondo piuttosto che combatterla.

5) Il momento presente:
Vivere ogni istante, passo dopo passo, come un canale attivo e presente di pace.

6) Autotrascendenza:
«È nel dare che riceviamo»: spostare completamente l’attenzione dall’autocommiserazione all'attenzione verso gli altri.

7) Riduzione dell’ego:
Chiedi di essere uno strumento altruista, cercando il conforto per gli altri piuttosto
che per te stesso.

8) Resistenza consapevole:
Considera la sofferenza come un percorso verso la rinascita eterna in un
allenamento più profondo.

9) Autocontrollo emotivo:
Contrasta l’odio, il dolore e il dubbio con l’amore, il perdono e la fede.

10) Interconnessione cosmica:
Connettiti a una realtà superiore e universale per trovare un conforto profondo e
trascendente.


5. Prospettiva multiculturale

Per affrontare il dolore fisico ed emotivo o la sofferenza in una società moderna e
multiculturale come la nostra, è fondamentale disporre di una soluzione che
integri una prospettiva multiculturale. Pertanto, combinando lo stoicismo, il Lo
Jong tibetano e la Preghiera di San Francesco d’Assisi, è possibile costruire un
potente arsenale di strumenti che affronti il dolore attraverso la logica, la
compassione e l’accettazione.

Di seguito è riportata un’analisi dettagliata dei 10 principi essenziali dello
stoicismo, insieme a un confronto diretto su come queste stesse idee si manifestino nel Lo Jong e nella Preghiera di San Francesco. Per una maggior chiarezza di queste comparazioni nell'ordine che segue questa connessione viene indicata con
riferimenti in lettere diverse dell'alfabeto: Principio stoico (S), Pratica del Lo Jong
(buddismo tibetano)(L) e Preghiera di San Francesco (misticismo cristiano) (F)

(S) Dicotomia del controllo
(L) Rinunciare alle aspettative: una aforisma recita: «Concentra tutte le colpe in
una sola» (assumersi la responsabilità della propria mente piuttosto che cercare di
correggere i fattori esterni).
(F) Abbandonarsi alla volontà divina: espressione per chiedere di essere uno
strumento piuttosto che il regista, accettando tutto ciò che avviene.

(S) Le quattro virtù
(L) Bodhicitta: coltivare l’intento supremo di raggiungere l’illuminazione a
beneficio di tutti gli esseri viventi attraverso una rigorosa disciplina mentale.
(F) Virtù attiva: «Dove c’è odio, fa’ che io semini amore; dove c’è offesa,
perdono...», incarnando coraggio e giustizia.

(S) Amor Fati
(L) Trasformare le circostanze avverse: il testo fondamentale del Lo Jong insegna a
portare tutte le condizioni avverse sul sentiero dell’illuminazione.
(F) Accettazione radicale: abbracciare il dolore, l’oscurità e persino la morte
(“Sorella Morte”) come transizioni naturali.

(S) Trasformare gli ostacoli in opportunità
(L) Meditazione Tonglen: scambiare se stessi con gli altri inspirando mentalmente
la sofferenza/il veleno del mondo ed espirando pace.
(F) Riformulazione alchemica: considerare l’oscurità come lo spazio esatto
necessario per far emergere la luce; il dolore come il catalizzatore per concedere il
perdono.

(S) Memento Mori
(L) L’impermanenza della vita: meditare costantemente sulla morte e sulla
preziosità della vita umana per superare gli attaccamenti mondani.
(F) Prospettiva eterna: «È morendo che nasciamo alla vita eterna», eliminando la
paura esistenziale della fine fisica.

(S) Controllo delle reazioni
(L) Consapevolezza e distacco: osservare i pensieri senza lasciare che si
cristallizzino in reazioni emotive distruttive o in rabbia.
(F) Perfetta compostezza: cercare di confortare piuttosto che esigere conforto,
superando gli impulsi reattivi primari tipici del mondo istintuale.

(S) Cosmopolitismo
(L) Vedere tutti gli esseri come la propria madre: rendersi conto che ogni essere
senziente è interconnesso, eliminando la barriera tra “sé” e “altro”.
(F) Strumenti di pace: agire come un ponte di armonia cosmica, vedendo se stessi
intimamente intrecciati al benessere degli altri.

(S) Ridurre l’ego
(L) Superare l’egoismo: allenarsi esplicitamente a bandire l’ego («Bandisci l’unico
oggetto principale di colpa» - l’ego).
(F) Altruismo radicale: «È nel dare che riceviamo; è nel perdonare che siamo
perdonati; è nell’oblio di sé che troviamo».

(S) Il momento presente
(L) Consapevolezza continua: mantenere la mente ancorata alla realtà presente dei
propri principi di addestramento mentale nel momento stesso.
(F) Azione immediata: non sperare teoricamente nella pace in un futuro astratto,
ma seminare amore, fede e gioia proprio ora, nello spazio immediato.

(S) La filosofia come azione
(L) Il Sentiero del Bodhisattva: il mandato assoluto secondo cui l’allenamento
mentale deve tradursi in azione fisica compassionevole verso gli altri.
(F) La chiamata al servizio: l’intera preghiera è una richiesta di azione («lasciami
seminare», «lasciami portare»), che supera la contemplazione passiva.


6. Conclusione: il risultato di una soluzione interculturale

Tutti e tre questi sistemi concordano sulla verità umana più fondamentale. La vera
libertà non sta nel cambiare le circostanze esterne della propria vita, ma nel
cambiare il proprio rapporto interiore con esse.

Lo stoicismo, il Lo Jong (allenamento mentale buddhista tibetano) e la Preghiera
di San Francesco forniscono quadri mentali profondi e in parte coincidenti per
affrontare il dolore fisico e il disagio emotivo.

Lo stoicismo sottolinea la sovranità personale sui giudizi interiori; il Lo Jong
trasforma le avversità in risveglio spirituale; e la Preghiera di San Francesco
promuove l’autotrascendenza e l’empatia radicale.

Gestire il dolore fisico e la sofferenza emotiva richiede di spostare l’attenzione
dalla resistenza alla trasformazione. Sia il Lo Jong che il misticismo cristiano della
Preghiera per la pace di San Francesco offrono strumenti complementari per
trasformare il disagio in uno strumento di crescita spirituale e altruismo.

Mentre il Lo Jong utilizza un quadro psicologico e analitico per dissolvere
l’illusione del sé indipendente, San Francesco ricorre a un quadro devozionale e
relazionale per abbandonare il sé a Dio. In definitiva, entrambe le tradizioni concordano su una profonda verità psicologica: la sofferenza diminuisce nel
momento in cui smettiamo di concentrarci interamente sul nostro benessere e
reindirizzare la nostra energia verso l’alleviamento del dolore altrui.

Mettere in evidenza tali confronti tra valori culturali può portare gioia nei cuori di
molte persone, specialmente di coloro che vivono in società aperte, caratterizzate
da valori democratici moderni e da una grande civiltà culturale fondata sul
rispetto, sulla pace e sull’unità.

Possa questo essere una risorsa per alleviare il dolore e la sofferenza di infiniti
esseri.