Neutralità del dolore
La visione greca della trasformazione o della riformulazione del dolore è associata principalmente a due grandi scuole filosofiche: lo stoicismo e l’epicureismo.
Gli stoici ritengono che il dolore possa essere modificato attraverso il giudizio — un processo di riflessione che altera la percezione che si ha del dolore.
Stoici come Epitteto e Marco Aurelio sostenevano che il dolore fisico fosse un evento esterno neutro. Ritenevano che il dolore fisico non potesse essere evitato, ma che la sofferenza potesse essere modificata o eliminata alterando la propria percezione di esso.
Credevano che, se si è turbati da un evento esterno, non è l’evento in sé a causare il turbamento, bensì la propria percezione di esso. Si ha il potere di modificare o revocare quel giudizio in qualsiasi momento.
Pertanto, il dolore può essere trasformato da una catastrofe emotiva in una semplice sensazione corporea oggettiva o persino in un mezzo per sviluppare forza interiore.
La visione epicurea è che il dolore possa essere modificato attraverso la memoria. Il filosofo greco Epicuro insegnava che il dolore è il male supremo, ma che può essere neutralizzato.
È famosa la sua tesi secondo cui il dolore intenso è di breve durata, mentre quello cronico è lieve. Sosteneva che il dolore fisico presente potesse essere trasformato in felicità sostituendo le immagini della sofferenza fisica con il ricordo delle benedizioni passate e dei ricordi piacevoli.
Il filosofo stoico Seneca suggerisce che, quando il dolore è gestibile, sopportabile e in qualche modo esprimibile, allora può trovare una voce. Ma quando la sofferenza è immensa, insopportabile, travolgente – quando toglie il respiro e distrugge la capacità di comunicare, lasciandoci senza parole – non si tratta dell’assenza di dolore, bensì di un’intensità talmente grande da superare ogni possibilità di espressione verbale.
Da un punto di vista buddista, la sofferenza umana è considerata il risultato del karma passato. Tuttavia, la sofferenza è una realtà oggettiva che non è né negativa né positiva, ma piuttosto determinata dalla forza mentale dell’individuo.
La sofferenza è un’esperienza umana universale, ma può anche essere fonte di felicità attraverso le pratiche di addestramento mentale del Lo Jong e del Lam Rim.
Il sé e la sofferenza sono un'illusione finché non vengono esplorati dall'interno attraverso la riflessione analitica e contemplativa.
GESHE G. THARCHIN
ROME
