
Marco Aurelio
"tutto ciò che sentiamo è un'opinione, non un fatto. Tutto ciò che vediamo è una prospettiva, non la verità"
Cosa significa tutto questo? Per Platone, il mondo che percepiamo attraverso i nostri sensi (il «mondo sensibile») è come quelle ombre: mutevole e imperfetto, nonché un’imitazione di una realtà superiore — il «mondo delle Idee» (il «mondo intelligibile») — dove risiedono le forme vere e immutabili. La sua allegoria è un invito a liberarsi dalle catene dell’illusione e a intraprendere un difficile viaggio verso la vera conoscenza.
In un’epoca dominata dai social media, possiamo tracciare un parallelo inquietante. I nostri schermi sono diventati le pareti della caverna. Immagini ritoccate, vite patinate, notizie accuratamente costruite e “influencer” che mostrano solo una facciata: sono tutte ombre. Ci ipnotizzano, tenendoci incatenati alla convinzione che questa sia la “realtà”, la “verità”, il modello da seguire. Come gli uomini nella caverna, spesso non siamo consapevoli del mondo «là fuori», fatto di esperienze autentiche, difetti reali, conversazioni profonde e verità complesse che non possono essere trasmesse in una storia di 15 secondi.
Il messaggio di Platone oggi è un invito all’alfabetizzazione critica. Ci esorta a smettere di consumare passivamente i contenuti digitali e a cominciare a chiederci: «Cosa c’è dietro questa immagine? Chi la sta proiettando? Qual è la vera realtà?». È un invito a «spegnere lo schermo» per un po’, a guardare il mondo con i nostri occhi e a cercare profondità e verità al di là delle apparenze. La vera libertà non sta nel seguire l’ultima tendenza online, ma nel liberarci e uscire dalla caverna per vedere il mondo attraverso la lente della nostra ragione
Geshe Lharampa Gedun Tharchin
ROMA