Saturday, 31 January 2026

Breve riassunto dei viaggi effettuati nel 2005, 2006 e 2007

Breve riassunto dei viaggi effettuati nel 2005, 2006 e 2007

(Questo è un vecchio documento che ho trovato tra i miei vecchi file e che sto pubblicando online semplicemente per ricordare alcune delle mie attività passate.)


 

Vorrei informarvi circa le mie iniziative affinché possiate conoscere le motivazione che mi hanno

indotto a muovermi nel tentativo di aiutare le comunità tibetane che vivono un doloroso esilio

offrendo anche un supporto materiale così necessario alla loro sopravvivenza. Questo progetto

non è partito da considerazioni di natura politica, bensì dalla naturale solidarietà umana, e, oltre

all'indispensabile aiuto materiale, tali iniziative sono scaturite dalle fondamentali espressioni

umane che anelano a condividere con tutto il genere umano, nella consapevole comprensione, i

fondamentali valori dell’amore, della compassione fraterna e dell’amicizia.


Inoltre, anche in conseguenza alla mia condizione spirituale di Lama o Geshe, mi sono sempre

sentito spinto responsabilmente a servire gli esseri in difficoltà con i preziosi mezzi a mia

disposizione, dunque insegnando il Dharma e valutando le possibili e necessarie iniziative

umanitarie nei confronti della mia gente sofferente nell'esilio.


Ho dunque cercato soluzioni per aiutare alcune comunità monastiche e altri tibetani residenti in

Nepal e in India e in particolare stato di solitudine e indigenza cercando sponsor che potessero

rendere meno drammatica la loro vecchiaia o malattia, e anche a sostegno di studenti e bambini,

in modo da consentir loro di far fronte ai bisogni quotidiani e di sperare in un futuro migliore.


Durante tutto il periodo della mia permanenza in Europa sono riuscito a trovare sponsor a più di

200 tibetani bisognosi in Nepal ed in India e sono anche riuscito a raccogliere delle donazioni per alcune comunità tibetane.


Penso che aiutare i tibetani in esilio e collaborare a preservare la loro cultura siano atti molto

importanti di solidarietà umana e sono molto grato a questi sponsor e donatori, la maggior parte

dei quali sono italiani. Tra i tibetani che hanno ricevuto questi aiuti vi sono i seguenti gruppi e

individui:

Gajang Gyalrong Khamtsen Monastery

Mundgod, Karnataka, India


Gaden Jangtse Dratsang Monastery

Mundgod, Karnataka, India


Tod-Marushar Tibetan Community

Mundgod, Karnakata, India


Many individuals,

Students, sick persons and elderly persons in India and Nepal.


Ogni volta che ritorno in India e in Nepal, mi capita spesso di incontrare molte persone che

necessitano di aiuti economici perché senza i quali non possono accedere alle cure sanitarie, né

alla loro istruzione e nemmeno al sostentamento personale o delle loro famiglie, e tutto questo è

davvero tristissimmo e ingiusto.



Breve resoconto della vista del 2005


Riporto questo breve resoconto della mia ultima visita (22 marzo -22 aprile,2005) alla comunità

tibetana in Mundgod, per mostrare un esempio dei loro bisogni primari e richieste.


Durante la mia permanenza in questa comunità ho ricevuto e ascoltato molte persone che mi

parlavano delle loro difficili condizioni di vita, ho incontrato molti amici; ho visitato la scuola, la

clinica e altri dipartimenti del Dratsang, e le famiglie tibetane nelle loro povere case.


I responsabile della scuola, privi di ogni supporto di base, mi chiedevano di cercare qualche aiuto

economico per comprare sia libri di testo che quaderni per gli studenti. La scuola si regge con

personale proprio, 10 insegnanti per 500 studenti. La richiesta presentata dal responsabile è stata molto pratica ed essenziale.


C'è anche una clinica che offre visite e trattamenti gratuiti ai monaci malati e fa pagare ai laici

della zona, sia tibetani che indiani, i medicinali solo a metà del loro prezzo, mentre le visite

mediche sono comunque gratuite per tutti. Mi hanno detto che è gradito qualsiasi tipo di

volontariato, sia medico che infermieristico e soprattutto hanno un gran bisogno di medicinali e

di donazioni per mantenere la clinica in quanto lungo efficiente e necessario per il benessere

sanitario di molti tibetani, laici e monaci, e aperto anche ai residenti indiani. Il personale della

clinica mi ha anche chiesto di cercare qualche organizzazione o singolo operatore professionale

che desideri collaborare con loro.


Il bibliotecario della Gaden Jangtse Library mi ha chiesto di trovare qualche aiuto per finanziare

la creazione di una sala di lettura separata della biblioteca. Al presente hanno una sala di lettura

davvero piccina, con un esiguo spazio per i libri necessari e ancora meno per collocare banchi e

sedie per i lettori. 


Quindi, una sala di lettura separata dalla biblioteca dovrebbe essere fondamentale per il Dratsang, dando così la possibilità di ospitare monaci, studiosi e laici affinché tutti possano approfondire e consolidare i loro studi e le loro ricerche. Per la realizzazione del progetto, la biblioteca ha bisogno di far costruire scaffalature per i libri e tavoli e sedie per i lettori. La cosa buona è che hanno già individuato una sala sufficientemente grande che potrebbe essere adattata per questo scopo.


Il Gyalrong Khamtsen ha un edificio a tre ali, residenziale per i monaci: è il risultato degli sforzi

compiuti dalla comunità nei 17 anni passati. Perciò hanno sufficienti stanze e una modesta sala da preghiera. Al momento, cercano qualche aiuto economico per costruire una nuova cucina. Una cucina ben equipaggiata è necessaria alla comunità per fornire una dieta sana.


Ho incontrato molte famiglie di tibetani e mi hanno chiesto sponsor per aiutare economicamente i figli nel prosieguo degli studi, perché altrimenti non possono offrire loro un futuro degno.


Ho anche incontrato molti monaci che avrebbero bisogno di qualche benefattore che li aiutasse

economicamente per poter affrontare le spese per i pellegrinaggi nei luoghi santi, attività

davvero essenziale per la loro formazione spirituale e anche per poter comprare importanti testi di studio.



Breve resoconto della vista del 2006


Questo è un breve messaggio per i miei amici riguardante il mio recente viaggio in India e in

Nepal, durato dal 15 gennaio al 15 marzo del 2006.


Appena arrivato a Dharamsala, mi sono subito recato all’ufficio privato di Sua Santità il Dalai

Lama per presentargli la versione finale della mia tesi “Gateway to Abidharma”, per poter

ricevere la benedizione di Sua Santità e far tesoro dei suoi preziosi consigli, soprattutto per

eventuali ulteriori rettifiche al testo. Il mio desiderio è poterlo pubblicare il più presto possibile e

donarne alcune copie ad ognuna delle Università tibetane.


Sono poi andato in Nepal per abbracciare i miei genitori che, con immensi sacrifici, hanno

permesso a noi figli di studiare e realizzare il nostro scopo nella vita. Loro vivono in un piccolo

villaggio tibetano, di circa 600 abitanti. Ho trascorso con loro più di un mese, incluso il

Capodanno tibetano (Losar), nella gioia e nel Dharma. Mentre ero presso il villaggio, ho cercato

di rispettare e offrire solidarietà ai membri del monastero locale e alle persone del villaggio.


Ho poi trascorso alcuni giorni a Delhi visitando luoghi storici come la casa di Mahatma Gandhi e

altri luoghi collegati a importanti persone indiane che avevano assunto incarichi di guide

dell’India e che hanno sacrificato le loro vite per il paese, non solo per ragioni politiche, ma anche per la salvaguardia dei valori spirituali della loro terra e dei suoi abitanti.


Questo viaggio è stato particolarmente significativo e utile per la mia crescita spirituale ed ha

costituito una profonda esperienza di vita.



Viaggio in India e in Nepal 2007


Sono partito per l’India il 22 Gennaio 2007 e tornato a Roma il 20 marzo. Durante tale periodo ho visitato il Monastero Gaden, rimanendo per tre settimane nella sua comunità, Gajang Gyalrong Khangtsen; e nel contempo ho anche visitato le comunità tibetane della zona.


Durante la mia permanenza presso Gaden ho completato l'ultima revisione della tesi di dottorato

“Gateway to Abhidharma” presso la Libreria dell’Università Monastica Gaden Jangtse. Il libro è

stato infine pubblicato e le prime copie sono state presentate, negli ultimi giorni del viaggio, a Sua Santità il Dalai Lama a Dharamsala. Presto il libro sarà distribuito gratuitamente ai Lama e ai Geshe, ai maggiori monasteri e librerie tibetani e agli studiosi. Sarà inoltre disponibile a prezzo ridotto per gli studenti.


In occasione di questa visita ho potuto offrire al monastero 500 rupie per circa 60 monaci, che

erano già nel monastero di Gaden Jangtse in Tibet prima del 1959 e che ora, essendo molto

anziani, spesso sono affetti da pesanti problemi di salute.


Poi ho potuto fare offerte durante il puja annuale del Gajang Gyalrong Khangtsen e varie

donazioni alla comunità religiosa e a molti laici.


Durante la permanenza al monastero ho lavorato al progetto di costruzione di un nuovo muro di

recinzione i cui lavori erano già iniziati.


Infine, durante la visita ai miei genitori a Pokhara (Nepal) ho partecipato alla preghiera Monlam

nel monastero locale con offerte ai monaci e ai laici, e sono anche riuscito a fare una breve visita

a Kathmandu per pregare nei luoghi sacri.


Lama Geshe Gedun Tharchin

 

Tuesday, 27 January 2026

Giustizia e Pace nel Buddhismo


Giustizia e Pace nel Buddhismo
 
Questa sezione esplorerà il concetto di giustizia e pace da una prospettiva buddhista. È essenziale avviare un dibattito approfondito sul concetto universale di giustizia.
 
Il concetto generale di giustizia può essere definito come il principio etico di equità e imparzialità, con l'obiettivo primario di garantire che ogni individuo abbia ciò che è suo diritto umano fondamentale. Per garantire questi diritti indiscutibili, che sono parte integrante di ogni essere umano, vengono codificati leggi e principi giuridici per assicurare condizioni di equità, pari opportunità e una vita dignitosa e decorosa. Questi principi sono spesso attuati attraverso i sistemi giuridici, ma soprattutto si estendono alla sfera morale e sociale.

Il concetto di giustizia può essere definito come l'applicazione equa dei principi giuridici per ottenere risultati equi, garantendo così che tutti gli individui ricevano i benefici, e allo stesso modo gli oneri, che costituiscono la profonda essenza della loro umanità, indissolubilmente legata all'essenza di tutto ciò che appartiene al mondo terrestre, animale, vegetale e minerale.

La ricerca della giustizia da parte degli esseri umani si basa sulla convinzione che ogni individuo abbia il diritto intrinseco di vivere una vita dignitosa e che gli debba essere data l'opportunità di farlo.

L'equità e l'imparzialità sono aspetti fondamentali della giustizia, che implicano la parità di trattamento nel contesto della legge e nelle strutture sociali necessarie per una convivenza pacifica, ed è ovvio che ciò implichi la totale assenza di pregiudizi.

Un altro aspetto fondamentale è il “dare ciò che è dovuto”, un principio cardine del diritto romano definito come “la volontà costante e perpetua di dare a ciascuno ciò che gli è dovuto”. L'equità riconosce che gli individui abbiano punti di partenza diversi e mira a ottenere risultati equi piuttosto che un trattamento uniforme, garantendo così una vera uguaglianza di opportunità.

È essenziale riconoscere il ruolo centrale che i quadri giuridici e morali svolgono nella ricerca della giustizia. L'essenza filosofica della giustizia può essere definita come un ideale profondo, mentre nella sua manifestazione pratica assume la forma di un complesso sistema di leggi, tribunali e istituzioni. Il sistema è stato meticolosamente progettato per garantire il rispetto dell'equità e la riparazione dei torti.

Il concetto di giustizia sociale si basa sul principio di equità, un principio che deve essere esteso alle strutture fondamentali della società. Questo approccio è concepito per garantire che tutti gli individui abbiano accesso ai diritti e alle opportunità.

Tra le interpretazioni e le teorie più diffuse vi sono la giustizia restrittiva, che si concentra sulla punizione meritata per i crimini commessi, e la giustizia riparativa, che mira a riparare i danni e a reintegrare i trasgressori ricostruendo le relazioni interpersonali. Infine, la giustizia distributiva si occupa dell'equa distribuzione delle risorse e delle opportunità all'interno dell'organizzazione sociale. Tutto ciò è ben codificato a livello teorico, nonostante le numerose difficoltà nell'applicazione pratica.

La Dichiarazione universale dei diritti umani (UDHR) è stata redatta nel 1948 in risposta alla tragedia umana profondamente ingiusta causata dalle due guerre mondiali di quel secolo e con l'obiettivo di stabilire diritti e protezioni fondamentali per tutti, fornendo così una base per la giustizia globale. Il concetto di giustizia è complesso e sfaccettato ed è legato ai concetti di convivenza umana armoniosa, correttezza ed equità nelle condizioni di vita di ogni essere.


Che cos'è la giustizia nel buddhismo?

Secondo la visione buddhista, il concetto di “giustizia” non si basa mai sulla punizione. Al contrario, sottolinea l'importanza dell'azione compassionevole, della guarigione e dei mezzi abili per porre fine alla sofferenza. Il buddhismo sottolinea il concetto della possibilità e della necessità del cambiamento interiore, definito come lo sviluppo di qualità quali la consapevolezza e la saggezza, che sono caratteristiche indispensabili e mezzi estremamente utili per risolvere le
questioni esterne.

Ciò è attribuibile al fatto che la giustizia punitiva ha la capacità di provocare rabbia e perpetuare il danno. Tuttavia, il perseguimento della giustizia sociale e morale, in quanto primario dovere nella tutela dei diritti dei più vulnerabili, viene perseguito attraverso la valorizzazione del merito e della saggezza piuttosto che attraverso la ricerca della vendetta, in sé sempre sterile e carica di negatività.

L'obiettivo finale è il risveglio della vera felicità, che si ottiene comprendendo profondamente la natura del karma e coltivando la virtù, una condizione di autentica trasformazione interiore che non potrebbe mai essere raggiunta attraverso l'imposizione di punizioni esterne.

I concetti fondamentali in discussione includono le nozioni di karma e il principio di causa ed effetto. È evidente che le azioni, siano esse mentali, verbali o fisiche, abbiano inevitabilmente delle conseguenze, ma questo fenomeno non implica necessariamente l'intervento di un giudice cosmico; piuttosto, è la conseguenza logica della legge naturale. Una mente ben allenata è in grado di mitigare i risultati karmici negativi, dimostrando così che tali risultati non sono né immediati, né rigidamente statici.

Il termine “karma” è definito come un sistema naturale di giustizia basato sulla legge di causa ed effetto. È stato osservato che coltivare il karma positivo e accumulare meriti attraverso azioni positive può servire a correggere comportamenti scorretti ed errori. È essenziale riconoscere che il karma non dipende da alcun intervento istituzionale esterno. Si ipotizza che la teoria del karma funzioni all'interno del paradigma del sistema cosmico naturale, che si presume sia guidato dall'energia del vuoto dinamico, considerato intrinseco a ogni singola esistenza.

Il concetto di sistema cosmico è teorizzato come esistente su tre livelli distinti:
Il primo livello si riferisce al concetto di realtà tangibile esterna o materiale ed è definito dal mondo percepito dai sensi.
Il secondo livello riguarda il mondo interiore o mentale ed è costituito da varie forme di pensieri e fattori mentali.
 
Il terzo, il livello spirituale, può essere inteso come la visione più intima delle realtà materiali e immateriali. Si ritiene che questo livello spirituale determini l'autentico sviluppo della persona, la costruzione della vera felicità, o infelicità, nonché la percezione di esperienze piacevoli o spiacevoli, all'interno di qualsiasi forma di esistenza.

Queste esperienze sono state prodotte da ogni movimento, fenomeno naturale o azione di una persona o essere, e si verificano spontaneamente. Pertanto, si può concludere che la giustizia è intrinseca alla natura stessa e può essere considerata quale elemento naturale del ciclo vitale che alla fine ritorna alla sua realtà originaria. I risultati di questo processo dipendono dall'intenzione
o dalla motivazione alla base della causa che li ha prodotti.

L'approccio filosofico del Buddha enfatizzava la supremazia della saggezza sulla giustizia applicata dal sistema giuridico sociale, perché la saggezza non può esistere al di fuori della profonda giustizia del sé. Per questo motivo, egli richiama l'attenzione sulla necessità di utilizzare mezzi abili per alleviare la sofferenza, piuttosto che applicare un sistema giudiziario che, essendo imperfetto e parziale, potrebbe persino causare ulteriore sofferenza o alimentare la rabbia.

Per questo motivo, viene data priorità alla giustizia come frutto della compassione, della guarigione, del perdono e dell'amore universale. Questo approccio implica il riconoscimento della natura di Buddha in tutti gli esseri, compresi coloro che hanno commesso azioni riprovevoli. L'enfasi sulla revisione e sulla redenzione piuttosto che sulla punizione è un principio fondamentale del programma.

Il cambiamento autentico deriva da una trasformazione intrinseca del sé, ovvero dal processo di cambiamento profondo del proprio quadro cognitivo attraverso la riduzione dell'avidità, dell'odio e dell'illusione, per esempio. Si sostiene che le azioni esterne, come la ricerca della giustizia sociale, possano avere un impatto significativo solo se integrate da un'enfasi parallela sull'introspezione e lo sviluppo personale.

Nel contesto delle norme sociali, questo principio indica chiaramente che la ricerca della vendetta non equivale a giustizia. È essenziale riconoscere che la giustizia non dovrebbe mai essere ancorata alla vendetta personale o alla rabbia, poiché ciò è contrario alla giustizia stessa e inevitabilmente genera ulteriore karma negativo.

Il concetto di giustizia sociale si basa sull'idea di volere il bene, che genera merito che diventa un mezzo efficace per raggiungere il benessere collettivo, un concetto che differisce da quello di giustizia punitiva. Nonostante l'assenza di qualsiasi ricerca di vendetta, i buddhisti sostengono azioni che promuovono la protezione delle persone vulnerabili e la prevenzione di danni futuri.


In che modo la giustizia può contribuire alla pace?

Il concetto di giustizia è essenziale per il mantenimento della pace, perché senza giustizia qualsiasi conflitto o diversificazione concettuale potrebbe degenerare in azioni violente momentanee e ripetute, con un radicamento interiore, individuale e collettivo di rancori, intenzioni di vendetta e violenza che alimentano una grande sofferenza interiore e che sono in assoluta antitesi a qualsiasi tipo di pace. Il principio di giustizia promuove il mantenimento di una stabilità armoniosa e una pacificazione a lungo termine.

L'instaurazione di una pace autentica e duratura dipende dall'identificazione e dalla risoluzione delle cause profonde di qualsiasi conflitto attraverso l'attuazione di meccanismi di giustizia, tra cui la verità, la responsabilità, il pentimento sincero e il risarcimento per qualsiasi danno che possa essere stato causato. Per illustrare questo punto, è interessante notare che in circostanze in cui la violenza non è prevalente, l'instaurazione di un sistema giusto diventa più fattibile e la necessità di ricorrere alla forza è notevolmente ridotta.

La vera pace non può essere definita solo come assenza di guerra, ma piuttosto come presenza di giustizia nella gioiosa disponibilità a soddisfare equamente i bisogni umani. Per creare un futuro stabile e armonioso, è essenziale impegnarsi costantemente per costruire sistemi equi, rispettare ogni essere umano accompagnandolo alla comprensione e alla, responsabilizzazione consapevole
di sé che implica naturalmente la riconciliazione personale e sociale.


Geshe Gedun Tharchin
Roma 27. 01. 2026